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Gran Bretagna

Il governo laburista rilancia 
il Sistema sanitario nazionale

di Vittorio Longhi

Salvare il Sistema sanitario nazionale. È questo l’obiettivo del nuovo piano di spesa pubblica, annunciato la settimana scorsa dal cancelliere inglese Gordon Brown. La sfiducia sul National health system, a causa della bassa qualità delle sue prestazioni, rischiava di spingere un numero crescente di cittadini nelle braccia dei privati. Da tempo il servizio pubblico non era più in grado di attirare investimenti significativi, il che ha facilitato la proliferazione di cliniche private e di compagnie d’assicurazione. Le quali, insieme ai conservatori, insistono sulla necessità di una riforma in senso privatistico del sistema.
Il governo laburista ha però deciso di ridare fiducia alla sanità pubblica, destinandole la parte più consistente delle nuove entrate previste dal budget 2002. “I sistemi assicurativi adottati in altri paesi – ha specificato Brown – costano molto di più, sia agli utenti sia ai contribuenti”. Il piano prevede, già dal prossimo anno, un aumento delle imposte per 8,5 miliardi di sterline, che andranno a raddoppiare i fondi a disposizione del Nhs. Brown ha spiegato che congelerà alcune detrazioni fiscali dei lavoratori, escludendo a priori i pensionati, e che, dall’aprile del 2003, i contributi a carico delle imprese saliranno dal 10 all’11 per cento. Gli industriali protestano, sostenendo che il provvedimento ostacola lo sviluppo delle loro imprese. “Credo però – ha ribadito Brown – che ognuno debba dare il proprio contributo, secondo le proprie possibilità, a un servizio di cui tutti beneficiano”.
La spesa sanitaria passerà dai 65,4 miliardi di sterline di quest’anno ai 107,6 del 2007/2008, il 43 per cento in più in termini reali rispetto al 1997. Il ministro della Sanità, Alan Milburne, ha voluto rassicurare i cittadini sull’efficacia dei nuovi investimenti, impegnandosi a controllare, attraverso squadre di ispettori, il risultato della manovra in ogni singolo ospedale e struttura pubblica. Milburne ha annunciato anche l’assunzione di 35 mila infermieri e 15 mila dottori, oltre alla costruzione di 40 ospedali e 500 centri di pronto soccorso. A febbraio il governo aveva già predisposto un piano di ristrutturazione degli ospedali in crisi attraverso l’impiego di dirigenti sanitari pubblici.
Con soddisfazione anche dei laburisti più intransigenti, il ministro ha escluso qualsiasi coinvolgimento privato, descrivendo il suo programma di riforma come quello più radicale dopo il 1948. Apprezzamenti sono venuti anche dai sindacati. Le proteste degli scorsi mesi contro i temuti piani di privatizzazione selvaggia sembrano avere prodotto i loro effetti. “Da tempo – ha commentato Dave Prentis, segretario generale di Unison, principale sigla sindacale della funzione pubblica inglese – sosteniamo che il servizio pubblico deve rappresentare la migliore assicurazione per tutti. I Tories e le compagnie di assicurazione denunciano il cattivo funzionamento del servizio pubblico con l’obiettivo di vendere polizze e di fare entrare nel sistema i privati, che realizzano profitti scegliendosi i malati più abbienti”.

(Rassegna sindacale n.16 , 30 aprile 2002)

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