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Salvare il Sistema sanitario nazionale. È questo l’obiettivo
del nuovo piano di spesa pubblica, annunciato la settimana scorsa dal
cancelliere inglese Gordon Brown. La sfiducia sul National health
system, a causa della bassa qualità delle sue prestazioni, rischiava
di spingere un numero crescente di cittadini nelle braccia dei privati.
Da tempo il servizio pubblico non era più in grado di attirare
investimenti significativi, il che ha facilitato la proliferazione di
cliniche private e di compagnie d’assicurazione. Le quali, insieme ai
conservatori, insistono sulla necessità di una riforma in senso
privatistico del sistema.
Il governo laburista ha però deciso di ridare fiducia alla sanità
pubblica, destinandole la parte più consistente delle nuove entrate
previste dal budget 2002. “I sistemi assicurativi adottati in altri
paesi – ha specificato Brown – costano molto di più, sia agli
utenti sia ai contribuenti”. Il piano prevede, già dal prossimo
anno, un aumento delle imposte per 8,5 miliardi di sterline, che
andranno a raddoppiare i fondi a disposizione del Nhs. Brown ha
spiegato che congelerà alcune detrazioni fiscali dei lavoratori,
escludendo a priori i pensionati, e che, dall’aprile del 2003, i
contributi a carico delle imprese saliranno dal 10 all’11 per cento.
Gli industriali protestano, sostenendo che il provvedimento ostacola lo
sviluppo delle loro imprese. “Credo però – ha ribadito Brown –
che ognuno debba dare il proprio contributo, secondo le proprie
possibilità, a un servizio di cui tutti beneficiano”.
La spesa sanitaria passerà dai 65,4 miliardi di sterline di quest’anno
ai 107,6 del 2007/2008, il 43 per cento in più in termini reali
rispetto al 1997. Il ministro della Sanità, Alan Milburne, ha voluto
rassicurare i cittadini sull’efficacia dei nuovi investimenti,
impegnandosi a controllare, attraverso squadre di ispettori, il
risultato della manovra in ogni singolo ospedale e struttura pubblica.
Milburne ha annunciato anche l’assunzione di 35 mila infermieri e 15
mila dottori, oltre alla costruzione di 40 ospedali e 500 centri di
pronto soccorso. A febbraio il governo aveva già predisposto un piano
di ristrutturazione degli ospedali in crisi attraverso l’impiego di
dirigenti sanitari pubblici.
Con soddisfazione anche dei laburisti più intransigenti, il ministro
ha escluso qualsiasi coinvolgimento privato, descrivendo il suo
programma di riforma come quello più radicale dopo il 1948.
Apprezzamenti sono venuti anche dai sindacati. Le proteste degli scorsi
mesi contro i temuti piani di privatizzazione selvaggia sembrano avere
prodotto i loro effetti. “Da tempo – ha commentato Dave Prentis,
segretario generale di Unison, principale sigla sindacale della
funzione pubblica inglese – sosteniamo che il servizio pubblico deve
rappresentare la migliore assicurazione per tutti. I Tories e le
compagnie di assicurazione denunciano il cattivo funzionamento del
servizio pubblico con l’obiettivo di vendere polizze e di fare
entrare nel sistema i privati, che realizzano profitti scegliendosi i
malati più abbienti”.
(Rassegna sindacale n.16 , 30 aprile 2002)
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