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Finanziaria 2004 / Il condono edilizio

Tutto è sanabile. Basta pagare

 

di Gaetano Lamanna
Dipartimento Ambiente Cgil

 

L’articolo 32 del “decretone” ha come titolo “Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale, e paesaggistica, per l’incentivazione dell’attività di repressione dell’abusivismo edilizio, nonché per la definizione degli illeciti edilizi e delle occupazioni di aree demaniali”. Il titolo è un falso in atto pubblico. In realtà si tratta di una sanatoria volta a legalizzare gli abusi edilizi commessi, dal 1994 (anno dell’ultimo condono) al 31 marzo 2003. Abusi edilizi che in grande parte sono il frutto di un’attività criminale gestita da imprese collegate alla malavita organizzata. L’abusivismo, ormai da tempo, non è più di “necessità”, ma interessa, negli ultimi quindici anni,  soprattutto le aree demaniali e di pregio ambientale, le “seconde case” e i capannoni industriali.

Secondo il governo, al condono sono interessati 370.000 immobili residenziali e, per la prima volta, anche non residenziali (per il Cresme superano la cifra di 400.000) costruiti ex novo negli ultimi dieci anni, cui vanno aggiunti una miriade di “ampliamenti”, che portano il numero delle costruzioni abusive a circa un milione. Il gettito previsto è di 3,2 miliardi di euro, di cui appena 350 milioni vanno ai cosiddetti fondi di riqualificazione e tutto il resto viene incamerato dal Tesoro.

Rispetto ai precedenti condoni, il governo ha introdotto la possibilità  di sanare anche le costruzioni fatte in aree demaniali, compresi i 300 metri che normalmente separano il bagnasciuga dall’area edificabile. Tranne le opere costruite su aree sottoposte a vincolo assoluto – perché delicate sul piano ambientale, paesistico o della sicurezza nazionale – tutto il resto è sanabile. Basta pagare la multa, gli oneri di concessione e un “indennizzo” allo Stato da un minimo di 5 a un massimo di 90 euro a metro quadrato. Inoltre, il privato può acquistare il terreno demaniale, su cui ha costruito abusivamente, a un prezzo che oscilla tra i  15 a i 270 euro a mq, a condizione che l’area venga dichiarata “disponibile”. Possono essere sanati e premiati anche coloro che hanno costruito un capannone industriale su aree demaniali o nei pressi di un fiume, svolgendo magari attività inquinanti.

Nei confronti delle norme sul condono edilizio, i presidenti di alcune Regioni  (Campania, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche) hanno deciso di presentare ricorsi alla Consulta per incostituzionalità, chiedendone la sospensiva immediata. I presidenti di Campania e Toscana hanno annunciato anche una legge regionale anti-condono per impedire la regolarizzazione delle costruzioni abusive. Anche molti sindaci si preparano a varare misure che limitino gli effetti devastanti del condono sul loro territorio. In questi giorni, infatti, si assiste a una nuova ondata di costruzioni abusive.

I sindaci sono inoltre allarmati per gli effetti del condono sul piano finanziario. Per incassare oggi il governo pregiudica le finanze pubbliche dei prossimi anni. Secondo l’Anci, a una stima di introito per lo Stato di circa 3 miliardi di euro corrisponderebbtee una spesa quasi doppia per gli enti locali, coperta solo in parte dagli oneri di urbanizzazione versati da chi aderisce al condono. Una manovra, dunque, sciagurata anche sotto il profilo finanziario, e tutta in perdita per i Comuni.

Il condono edilizio, infine ma non ultimo, produce effetti negativi anche in rapporto all’azione di contrasto del lavoro nero e dell’economia sommersa: • sono condonabili capannoni industriali che svolgono attività in nero; • si incentiva l’apertura di  innumerevoli “cantieri fantasma”; • si abbassa il livello complessivo di legalità; • si abbassa il livello di sicurezza per i lavoratori in un settore già ad alto tasso di infortuni.

Diventerà più difficile far emergere il lavoro nero e affermare la cultura della legalità e del rispetto dei contratti.  Basti pensare che sono circa 70.000 le pratiche di contenzioso dell’Agenzia per le entrate per irregolarità fiscali, contributive e urbanistiche. Ora, grazie all’effetto congiunto di condono fiscale ed edilizio, con un colpo solo si possono risolvere, ritardare o vanificare i contenziosi aperti con l’Agenzia delle entrate, con il ministero del Lavoro, con l’Inps e con i Comuni.

(Rassegna sindacale, n.37, 9-15 ottobre 2003)

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