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Finanziaria 2003

Cgil: una 
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Finanziaria 2003 / Cgil: analisi del testo definitivo

Una manovra inaffidabile

di Beniamino Lapadula
Coordinatore Dipartimento Politiche economiche Cgil

La legge finanziaria è stata approvata a pochi giorni dalle stime Ref secondo cui il 2002 si chiude con una contrazione della produzione del 2,3% rispetto al 2001 (a sua volta in calo rispetto al 2000 dell’1,3%) e mentre dall’indagine Isae emerge un brusco calo della fiducia delle imprese. In questo quadro la crescita dell’occupazione registrata dall’Istat appare come un dato effimero, come già segnala l’aumento della disoccupazione nelle regioni del Nord, che guidano la dinamica del mercato del lavoro italiano.

Come ci ha ricordato il Censis, il paese ha le pile scariche e la Finanziaria 2003 non solo non ha provato a ricaricarle ma le depotenzia ulteriormente. Il nostro modello di specializzazione produttiva non regge più ma la struttura del nostro capitalismo, troppo sbilanciata verso le piccole e piccolissime imprese, non è in grado di innovare nei prodotti, di competere nei mercati globalizzati. Occorrerebbe concentrare tutti gli sforzi sugli investimenti soprattutto nella ricerca, nell’innovazione, nel capitale umano. Il governo non ha fatto nulla di tutto questo anzi ha ridotto i fondi per l’istruzione e per la ricerca.

La riduzione d’imposte sulle imprese e sulle famiglie non riuscirà a migliorare le nostro prospettive. Non solo perché è da dimostrare che il taglio delle imposte generi crescita in ogni contesto ma perché gli effetti delle modeste riduzioni delle imposte statali saranno annullati dalle altre decisioni della Finanziaria. Le riduzioni sull’Irpef saranno infatti assorbite dall’aumento delle imposte e delle tariffe locali, dall’aumento dei ticket e delle compartecipazioni, dal taglio dei servizi locali. Quelle su Irpeg e Irap saranno cancellate dalla radicale contrazione degli incentivi per i nuovi investimenti e per l’occupazione.

Ma c’è di più: gli spazi per i bonus fiscali sono stati ottenuti con una selva di sanatorie e di condoni, cioè con entrate una tantum destinate non solo ad esaurirsi ma a provocare danni incalcolabili in termini di minor gettito futuro.  Alle incertezze derivanti dai condoni si sommano poi quelle delle cartolarizzazioni che nei casi migliori sono l’anticipo di futuri introiti, mentre in quelli peggiori sono misure di finanza creativa che generano  nuove forme di debito occulto.

È quindi l’inaffidabilità la vera cifra di questa manovra di finanza pubblica che si fonda su presupposti macroeconomici (tasso di crescita, inflazione) del tutto arbitrari.

Anche per effetto della reinterpretazione del Patto di stabilità, che rende più stringente il rientro su un livello di indebitamento non superiore al 60% del Pil, la prospettiva è quella di una o più manovre correttive in corso d’anno e dell’uso reiterato di decreti blocca-spese che rendono del tutto rituali i livelli di spesa decisi dal Parlamento. Del resto mentre la Camera licenziava la Finanziaria il governo ha approvato un ennesimo decreto tappabuchi.

Ma veniamo in modo più analitico ai principali capitoli della Finanziaria.


Condoni
Sono ben quindici le opportunità di sanatoria offerte ai contribuenti. Si va dal concordato per gli anni pregressi al condono tombale, alla sanatoria delle scritture contabili, alla possibilità di regolarizzare le scorte. Viene riaperta la possibilità di utilizzare la scudo fiscale per regolarizzare la propria posizione se si ha un accertamento in corso, chiudere le controversie precedenti con il fisco presso le commissioni tributarie, con cifre distanti anni luce da quelle regolarmente versate dai cittadini onesti. Ma non è tutto, si potranno sanare in via agevolata Invim e imposte di registro, successione e donazioni, canone tv e affissioni illegali. Per non far torto ad evasore alcuno viene concessa a Regioni, Province e Comuni la possibilità di prevedere condoni relativi ai propri tributi. Malgrado la correzione imposta dal Quirinale in sede di approvazione rimane ampia la copertura penale. È esclusa così la punibilità per molti reati, compreso il falso in bilancio.


Irpef
La riduzione annunciata è di 5,5 miliardi di euro. In realtà, se si tiene conto delle riduzioni previste dalla Finanziaria Amato-Visco e della mancata restituzione del drenaggio fiscale, il beneficio aggiuntivo è di soli 700-800 milioni di euro. Tale riduzione è completamente riassorbita dai tagli al welfare locale che ammontano a 1,7 miliardi di euro. Alcuni nuclei familiari che non potranno più usufruire di asili nido, assistenza domiciliare, trasporto scolastico ecc., subiranno una drastica contrazione del reddito disponibile. La Finanziaria non prevede nulla per gli incapienti, cioè per i più poveri, i quali non potranno più sperare neanche nella futura estensione del reddito minimo di inserimento a tutto il territorio nazionale. Questa politica, su sui era avviata una significativa sperimentazione, viene infatti cancellata.


Cumulo pensione lavoro
Viene ampliata la platea dei titolari di pensione di anzianità che possono cumulare totalmente pensione e retribuzioni o altri redditi da lavoro: basteranno d’ora in avanti 58 anni di età e 37 anni di contributi. Chi è già in pensione potrà ottenere un analogo beneficio pagando una somma di denaro. In compenso i pensionati che lavorano come collaboratori si vedranno aumentare il contributo del 5%. Anche in questo caso il segno è chiaro: vengono favoriti i lavoratori autonomi: l’80% delle entrate Inps da cumulo riguardano infatti commercianti e artigiani.  A questi minori introiti faranno fronte i maggiori contributi pagati dai lavoratori dipendenti i quali, normalmente, se continuano a lavorare, lo fanno come collaboratori.


Regioni, Comuni, Province
La manovra non si fa minimamente carico delle sofferenze finanziarie delle Regioni. Mancano le risorse per l’applicazione del decentramento amministrativo mentre si manifestano problemi di cassa per trasporti, assetto del territorio, edilizia residenziale pubblica. Alla vigilia di nuove tensioni legate ai ritardi nell’applicazione del nuovo Titolo V della Costituzione e alle forzature sulla devolution, è in atto un vero e proprio scontro istituzionale tra Regioni e governo centrale di cui i ricorsi al Tar contro il decreto taglia-spese di Tremonti è il segnale più eclatante. Quanto a Province e Comuni,  le modifiche introdotte dal Parlamento al testo originario della Finanziaria non hanno alleggerito la situazione: blocco alle entrate tributarie, taglio ai trasferimenti erariali e mancata soluzione del ristorno dell’Iva sull’esternalizzazione dei servizi pesano come macigni sui bilanci degli enti locali.


Sanita’
In un clima di scontro totale sulla sanità tra Regioni e governo, è stato operato un ulteriore giro di vite negli acquisti di beni e servizi, introdotta una franchigia di 50 euro per le cure termali e confermati i ticket per diagnostica e specialistica. Ma il piatto forte della linea del governo in questo campo non è rappresentato da queste misure, né dalla creazione di un nuovo organismo che dovrà organizzare in classi e sottoclassi, con relativi prezzi di riferimento, le attrezzature utilizzate dalle Asl e dagli ospedali. Tremonti ha approfittato delle difficoltà riscontrate da alcune Regioni a rispettare l’accordo sulla Sanità dell’8 agosto 2001 per ritardare i trasferimenti dovuti. Le Regioni, infatti, sono ancora in credito dei fondi loro spettanti per la gestione 2002. È ormai palese il tentativo di nascondere in questo modo un’evidente crisi di liquidità del governo Berlusconi. Questo spiega la pesante invasione di campo operata con il decreto taglia-spese che riduce retroattivamente del 15% i costi delle Asl per mense, lavanderie, manutenzione, riscaldamento ecc. Le Regioni, giustamente, hanno reagito con estrema decisione a difesa del servizio sanitario.


Occupazione e investimenti nel Mezzogiorno
La disciplina del credito di imposta sugli investimenti nel Sud, dissestata negli scorsi  mesi  con una selva di modifiche normative, viene riscritta dalla Finanziaria che prevede ben quattro regimi diversi a seconda dei diritti materiali sulla base delle precedenti normative. Per ognuna di queste fattispecie vengono fissati limiti ad hoc di utilizzazione dei bonus. Lo sconto resta indefinito per le imprese che hanno già beneficiato della legge Visco per il Sud. Soltanto nei prossimi mesi il ministero dell’Economia e delle Finanze definirà l’ampiezza del bonus loro spettante. L’incentivo, una volta automatico, diventa così sempre più aleatorio e per questo stesso motivo cesserà di essere tale.

Da segnalare anche l’estensione nei limiti di 30 milioni di euro, e previo parere positivo della Unione europea, del contributo alle aree depresse del Centro-Nord. Il credito d’imposta per i nuovi assunti viene prorogato al 2006. La misura è però fortemente ridotta: da 413 euro si passa a 100, nel Sud da 619 euro a 400. Anche questo bonus non sarà più automatico. I datori di lavoro dovranno fare domanda e, in caso di mancata risposta positiva da parte delle agenzie delle entrate, varrà il principio del silenzio-diniego. La Finanziaria prevede la confluenza nel nuovo Fondo per le aree sottoutilizzate di tutte le risorse destinate alle aree depresse. Il Cipe in tal modo avrà la possibilità di modificare in corso d’anno l’allocazione dei diversi stanziamenti.


Pubblica amministrazione
Per il 2003 è previsto, salvo alcune deroghe, il blocco del turn-over mentre per il 2004 e il 2005 le amministrazioni con più di 200 addetti sono tenute a ridurre dell’1% il proprio personale. La parte più consistente dei risparmi è affidata al rafforzamento del meccanismo delle aste online. Si tratta di ben 3,7 miliardi di euro, cifra di pura fantasia che non mancherà di produrre un consistente buco nella finanza pubblica. Restano del tutto insufficienti gli stanziamenti per i rinnovi dei contratti pubblici. All’art. 34 della Finanziaria, che tratta di organici e razionalizzazioni, ricompare la norma che porta da 72 a 75 anni l’età di pensionamento. Un’alleanza trasversale l’aveva cancellata in sede di commissione Bilancio, l’aula del Senato l’ha disciplinatamente ripristinata: serve al presidente del Consiglio per il buon andamento delle sue vicende giudiziarie.


Scuola
È confermata sia la riconduzione delle cattedre a 18 ore settimanali con il taglio degli «spezzoni», sia la drastica riduzione delle dotazioni organiche dei collaboratori scolastici. La Finanziaria mentre trova 90 milioni di euro per le famiglie che mandano i figli nelle scuole private, rinvia la messa in sicurezza degli edifici scolastici al programma per le infrastrutture strategiche e a un fondo rotativo presso la Cassa depositi e prestiti.


Universita’ e ricerca
Un noto quotidiano economico ha titolato: la ricerca si affida al fumo. Non si è trovato di meglio per dare una risposta alle clamorose dimissioni di massa dei rettori delle Università italiane. L’imposta di consumo sulle sigarette sarà aumentata per assicurare un maggiore gettito di 435 milioni di euro. All’Università andranno 195 milioni, in questo modo le risorse resteranno al livello del 2002, insufficienti per evitare il blocco delle assunzioni anche di docenti e ricercatori e il taglio dei contratti a termine. Alla ricerca andranno 225 milioni, insufficienti a compensare i tagli agli enti di ricerca, a partire dal Cnr. È disarmante che Confindustria abbia giudicato positivamente questa misura.

(Rassegna sindacale, n. 1, 14 gennaio 2003)

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