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Dopo le pensioni la Finanziaria. Cgil, Cisl e Uil
individuano una linea comune anche sulla (anzi "contro") la
manovra di bilancio del 2004 e la elaborano in un documento
articolato, proprio come hanno fatto per i tagli alla previdenza. Un
documento che contesta duramente la politica economica e sociale del
governo: dalla "controriforma delle pensioni"
all'affossamento del Welfare, dalla mancanza di risorse per
innovazione e Mezzogiorno all'acceleratore premuto su condoni fiscali
ed edilizi. Le confederazioni generali hanno dunque trovato un altro
cardine di compattezza in vista dello sciopero generale del 24
ottobre. Resta da vedere se, nei prossimi giorni, il fronte unitario
reggerà dinanzi alle proposte di esponenti del governo e della
maggioranza (Fini, Maroni) per la riapertura di un dialogo coi
sindacati riguardo alla previdenza, dialogo che dovrebbe vertere sulla
questione della gradualità nell'applicazione delle modifiche al
sistema previdenziale. Improbabile, ad ogni modo, che la situazione
cambi da qui al 24 ottobre.
Il documento di Cgil, Cisl e Uil
Il Governo ha presentato la manovra finanziaria per il 2004 composta
da tre diversi distinti documenti: la finanziaria; il decreto con le
misure per la copertura della spesa; la controriforma delle pensioni.
Tre provvedimenti, collegati tra loro da un unico vincolo
economico-finanziario, inaccettabili perché penalizzano tutti e non
servono all’economia del Paese.
Tutto senza la concertazione
Il Governo ha fatto, prima, saltare il confronto per la preparazione
del Documento di Programmazione Economica Finanziaria. Poi ha
proposto, ufficialmente, alle parti sociali undici tavoli in
preparazione della legge finanziaria. Alla fine il Governo non ha
convocato nessuno, non ha fatto partire alcun tavolo e nell’unico
incontro ha presentato documenti già definiti e dai contenuti
assolutamente inaccettabili. Il Governo sembra aver scoperto solo ora
l’emergenza economica per giustificare una manovra blindata da far
digerire ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani: prendere o
lasciare. Tutto questo è inaccettabile nel merito e nel metodo perché
introduce un sistema che vorrebbe escludere le parti sociali dalla
possibilità di incidere nella politica economica del Paese,
sostituendo al confronto il messaggio mediatico, presentando come dato
oggettivo una verità di parte.
Il Sindacato rifiuta il gioco delle tre carte
Il Governo ha colpevolmente sottovalutato il ruolo insostituibile
della politica dei redditi e della lotta all’inflazione, causando la
perdita del potere d'acquisto delle retribuzioni e la caduta di
competitività del sistema produttivo. Chi paga sono tutti quelli che
rappresentiamo, penalizzati sul piano economico per il pesante
peggioramento del potere di acquisto dei salari e delle pensioni, a
partire dalle famiglie monoreddito. E’ falsa la drammatizzazione dei
problemi del nostro sistema previdenziale; le scelte inaccettabili che
si vogliono far pagare a lavoratrici e lavoratori nascono, invece,
dalla necessità di coprire la incapacità del Governo stesso nel
determinare una corretta politica di sviluppo e occupazione e di
controllo della finanza pubblica, scaricando interamente sulle
pensioni l’onere di ridurre il deficit pubblico. La scarsa natalità
e l’invecchiamento della popolazione , fenomeno dove il nostro Paese
raggiunge livelli tra i più elevati al mondo, vanno affrontati con
una generale politica di welfare, non con tagli alle pensioni.
Ripristinare la politica dei redditi
Il Paese ha bisogno di un’analisi rigorosa delle ragioni che nei
vari settori hanno portato ad una crescita dei prezzi sopra la media e
di indicare politiche a breve e a lungo termine contro l’inflazione
strutturale. La strada maestra è il protocollo del Luglio ‘93 che
deve essere rilanciato per far fronte alle nuove sfide. Il Governo
deve garantire, quindi, una previsione realistica dell’inflazione
programmata e che tutti i soggetti economici e sociali si muovano
coerentemente con le regole del protocollo; il tutto per favorire
comportamenti virtuosi necessari a rilanciare la crescita e
l’occupazione. Una coerenza che chiediamo per primo al Governo e a
tutte le istituzioni pubbliche nelle loro scelte di politica
tariffaria.
Innovazione e ricerca
Il paese è dentro una crisi economica seria. Il rilancio degli
investimenti è un fattore assolutamente decisivo e non può avvenire
attraverso inefficaci e generiche politiche di favore alle imprese.
Gli interventi devono essere selettivi. L’obiettivo che dobbiamo
realizzare è la crescita qualitativa del sistema produttivo
attraverso infrastrutture materiali ed immateriali, investimenti
consistenti nei settori strategici della ricerca, dell’innovazione
di prodotto, nella scuola e nella formazione. La finanziaria prevede
alcuni interventi in questa direzione, ma le risorse sono troppo
limitate e disperse in sostegni a pioggia e non selettivi. Occorre
costruire un assetto basato sulla complementarietà e sul partenariato
di un sistema misto pubblico/privato, in cui trovi spazio anche la
ricerca a medio e lungo termine.
Il Mezzogiorno: solo un promemoria
La manovra 2004 è ben lontana dall’avviare una ripresa degli
investimenti nel Mezzogiorno, tale da recuperare una parte dei divari
territoriali nella dotazione infrastrutturale. La politica
meridionale, vista l’attenzione che la finanziaria gli dedica, non
è certo una scelta strategica nell’azione di governo e ha già
provocato segnali preoccupanti di arresto della crescita
dell’occupazione. Il Sud deve rientrare tra le priorità nella
politica economica del governo.
Autonomie locali tra tagli e servizi più cari
La Finanziaria ripropone misure fortemente penalizzanti per gli Enti
locali: il taglio dei trasferimenti, il blocco delle addizionali Irpef
ed il mancato adeguato delle risorse stanziate al tasso di inflazione
programmato. Queste misure restrittive avranno inevitabili
ripercussioni sui livelli della qualità e sul costo dei servizi
erogati ai cittadini.
I condoni: un danno per gli onesti e per il fisco
La manovra finanziaria rivolge particolare attenzione solo al versante
delle imprese ed al lavoro autonomo e professionale. Nulla viene
proposto nei riguardi delle famiglie dei lavoratori dipendenti e dei
pensionati che pagano anche per la mancata restituzione del drenaggio
fiscale. Il sindacato dice no ai condoni perchè immorali e
penalizzanti per tutti i cittadini onesti; è, per di più, contrario
al condono edilizio, perché, oltre ai guasti al governo del
territorio ed alla tutela dell’ambiente, scarica oneri sulle
amministrazioni locali che sono costrette a realizzare le necessarie
opere di urbanizzazione. Una contrarietà ai condoni di ieri ed anche
a quelli futuri come nel caso del concordato preventivo,
incostituzionale oltre che lesivo del principio di progressività
delle imposte. Sono necessari, inoltre, una maggiore tutela delle
famiglie monoreddito, in particolare per quelle con presenza di non
autosufficienti; una misura per gli “incapienti”; la parificazione
della quota esente tra pensionati e lavoratori dipendenti; il
ripristino della maggiore detrazione per gli ultra settantacinquenni;
la restituzione della maggiore imposizione sul TFR; l’aumento degli
importi dell’assegno al nucleo familiare (a partire dal secondo
figlio).
La Pubblica Amministrazione: il diritto al contratto
Grave e inaccettabile è il ritardo per i rinnovi contrattuali
aggravato dalla insufficiente previsione di risorse per la
contrattazione e la previdenza complementare. Gli stanziamenti sono
del tutto insufficienti perché ancorati ad un tasso di inflazione
programmata del tutto lontano dalla realtà. Nessuna copertura,
inoltre, è prevista per il recupero dei differenziali rispetto
all’inflazione effettiva del passato biennio e per la contrattazione
integrativa.
La politica del welfare al collasso: qualificazione della spesa, no
ai tagli
Il governo prosegue nello smantellamento delle prestazioni sociali; il
fondo destinato alle politiche assistenziali si riduce in maniera
consistente, mancano le risorse per la non autosufficienza e rimane
bloccata la riforma degli ammortizzatori sociali. Per di più, proprio
nell’anno europeo dell’handicap, si introducono meccanismi
punitivi di riduzione della spesa per le prestazioni economiche di
invalidità.
Nel settore socio-sanitario il cronico sottofinanziamento ed i gravi
ritardi nei trasferimenti alle regioni rappresentano il punto più
evidente della drammaticità della situazione del welfare. Sono del
tutto insoddisfacenti gli interventi di sostegno alle famiglie e per
la lotta alla povertà. Sia l’assegno per il secondo figlio che il
reddito di ultima istanza danno luogo ad erogazioni di entità del
tutto simbolica largamente insufficienti ad affrontare i problemi
della povertà e della natalità, che richiedono interventi più
complessi anche nell’offerta dei servizi e nell’organizzazione del
lavoro. Inoltre, l’assegno di natalità deve essere assegnato sulla
base dei criteri di selettività rispetto al reddito e non in base
alla cittadinanza.
Lavoratori esposti all’amianto: no alla cancellazione dei diritti
Rivendichiamo il ripristino delle norme di tutela e le risorse
necessarie per la copertura delle prestazioni pensionistiche per i
lavoratori esposti all’amianto, per tutto il mondo del lavoro.
(15 ottobre 2003)
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