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Domenici: con questi tagli welfare locale a rischio

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Finanziaria 2004 / Intervista a Leonardo Domenici, presidente Anci

Con questi tagli welfare locale a rischio

di Enrico Galantini

Lo strappo era stato forte. L’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, aveva deciso di sospendere la propria partecipazione alle sedi istituzionali di confronto. Motivo: i tagli nella Finanziaria alle autonomie locali e, in generale, l’atteggiamento del governo di rifiuto del dialogo. All’assemblea di Firenze, la settimana scorsa, è  toccato al vice presidente del Consiglio Fini, cercare di riallacciare il dialogo, con un intervento conciliante e

parzialmente autocritico. È da qui che parte la nostra intervista con Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dell’Anci, per fare il punto sulla situazione. 

“Con l’assemblea di Firenze si è fatto un passo avanti – commenta Domenici –, nel senso che si è riaperto il dialogo , con una presa di posizione significativa da parte del vicepresidente del Consiglio, che ha detto che c’è la possibilità di introdurre delle modifiche in ordine a ciò che propongono i Comuni e che soprattutto che non c’è un atteggiamento neutrale del governo, anche se le modifiche dovranno avvenire in sede parlamentare. Adesso dobbiamo andare a scoprire le carte ed entrare nel merito di ciò che concretamente si può fare.

Rassegna  Questo vuol dire che l’Anci torna nelle sedi di concertazione istituzionale?

Domenici   In settimana abbiamo due incontri importanti dai quali trarremo le nostre valutazioni. Mercoledì 22 ottobre vedremo i senatori, di maggioranza e opposizione, sulla Finanziaria, mentre giovedì dovrebbe esserci un incontro, non in sede di conferenza, ma comunque con i vertici delle associazioni degli enti locali e delle Regioni con il ministro La Loggia, allo scopo di rilanciare e riqualificare le Conferenze come sedi vere di confronto e di decisione sui grandi problemi e non soltanto, come ho detto usando un orribile neologismo a Firenze, dei “parerifici”, dei luoghi di ratifica tecnica. Vedremo quali ne saranno gli esiti.

Rassegna  Ma lei come si spiega questa disattenzione del governo al confronto con le altre forme di rappresentanza della società?

Domenici   La mia netta sensazione è che dentro questo esecutivo convivano comportamenti difformi. Da una parte c’è chi concepisce il federalismo non come decentramento e distribuzione dei poteri ma come nuovo centralismo regionale o macroregionale, o addirittura come spinta separatistica o di scissione. Da un’altra c’è la tendenza a riproporre un centralismo statale di vecchio tipo. Poi c’è anche un orientamento più favorevole a una concertazione con il sistema delle autonomie, testimoniato ad esempio dall’intervento che il ministro La Loggia ha fatto alla nostra assemblea, che fino a oggi però mi sembra minoritario

Rassegna  Venendo ai contenuti della Finanziaria. Che fine farà il welfare locale con questi tagli?

Domenici  Questa è  la vera emergenza. Il problema non è chiudere o no il bilancio dei Comuni. Il problema è quello che c’è nei bilanci. E dentro i bilanci dei Comuni ci sono i bilanci delle famiglie, ci sono i servizi sociali, c’è la gente in carne e ossa. Se pensiamo che oggi circa i 2/3 dello Stato sociale vengono gestiti dalle autonomie, se continua questa tendenza – diminuzione delle risorse e blocco dell’autonomia fiscale e finanziaria –rischiamo di trovarci in una situazione nella quale non si tratta più di decidere che cosa tagliare, ma che cosa mantenere. La situazione è veramente disastrosa.

Rassegna
   Lei ha accennato al blocco dell’autonomia finanziaria. E’ un po’ un paradosso se si pensa al federalismo fiscale…

Domenici  Il famoso articolo 119 del nuovo titolo V della Costituzione, che riguarda appunto il federalismo fiscale, non è stato minimamente applicato. E questo è ancor più paradossale se si pensa che la “riforma della riforma”, di cui tratta il disegno di legge recentemente approvato dal governo, non riguarda l’articolo 119. Per cui ci sarebbero tutte le condizioni per lavorare concretamente alla sua attuazione. Non per aumentare la pressione fiscale ma per consentire ai Comuni e al resto delle autonomie di partecipare maggiormente e in modo più qualificato alla redistribuzione dei grandi tributi erariali e anche di mettere tributi propri, da valutare situazione per situazione ma responsabilizzando le autonomie locali di fronte ai cittadini.

Rassegna  Voi avete sollevato critiche forti anche sul condono. Se sui tagli ai finanziamenti qualche risultato è sperabile, sul condono c’è ben poca speranza…

Domenici   Al di là di problemi di onerosità finanziaria e amministrativa che ricadono sui Comuni, sul condono si apre una partita nuova. Primo, io sono convinto che il gettito non sarà quello che ci si aspetta. Secondo, si tratta di vedere come verrà affrontato il problema del comportamento delle Regioni, che non pare omogeneo fra di loro. C’è il rischio di una linea differenziata tra Regione e Regione e questo pone seri problemi dal punto di vista della legittimità del provvedimento.

Rassegna  Voi avete criticato duramente l’emarginazione dei Comuni e dell’intero sistema delle autonomie locali dalla definizione di un disegno unitario di riforma costituzionale. Che per la verità non si vede proprio. Alla assemblea di Firenze Guglielmo Epifani ha lanciato l’idea di una costruzione dal basso, da parte delle autonomie locali, delle forze sociali, del sindacato, di un ragionamento, di un progetto unitario su queste materie. Come risponde l’Anci?

Domenici   Mi pare un progetto importante, una proposta da raccogliere con attenzione. Oggi, attorno al nodo della riforma istituzionale, ci sono più problemi legati alla tenuta della maggioranza che non una reale convinzione circa la validità del disegno di legge. Ma questo paradossalmente, invece di rendere più semplice il confronto, lo complica. Magari sotto sotto tutti pensano che questo provvedimento di riforma possa, anzi debba, essere modificato. Ma poi quando ci si trova di fronte ai veti di questo o di quello ci si ferma. Io penso che comunque debba esserci un ascolto, almeno questo, nei confronti del sistema delle autonomie. Perché altrimenti non si capisce bene che senso possa avere questa riforma di cui si sta cominciando a discutere in Parlamento.

(Rassegna sindacale, n.39, 23-29 ottobre 2003)

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