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parzialmente autocritico. È da qui che parte la nostra intervista con
Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dell’Anci, per
fare il punto sulla situazione.
“Con l’assemblea di Firenze si è fatto un
passo avanti – commenta Domenici –, nel senso che si è riaperto
il dialogo , con una presa di posizione significativa da parte del
vicepresidente del Consiglio, che ha detto che c’è la possibilità
di introdurre delle modifiche in ordine a ciò che propongono i Comuni
e che soprattutto che non c’è un atteggiamento neutrale del
governo, anche se le modifiche dovranno avvenire in sede parlamentare.
Adesso dobbiamo andare a scoprire le carte ed entrare nel merito di ciò
che concretamente si può fare.
Rassegna Questo vuol dire che l’Anci
torna nelle sedi di concertazione istituzionale?
Domenici In settimana abbiamo
due incontri importanti dai quali trarremo le nostre valutazioni.
Mercoledì 22 ottobre vedremo i senatori, di maggioranza e
opposizione, sulla Finanziaria, mentre giovedì dovrebbe esserci un
incontro, non in sede di conferenza, ma comunque con i vertici delle
associazioni degli enti locali e delle Regioni con il ministro La
Loggia, allo scopo di rilanciare e riqualificare le Conferenze come
sedi vere di confronto e di decisione sui grandi problemi e non
soltanto, come ho detto usando un orribile neologismo a Firenze, dei
“parerifici”, dei luoghi di ratifica tecnica. Vedremo quali ne
saranno gli esiti.
Rassegna Ma lei come si spiega questa
disattenzione del governo al confronto con le altre forme di
rappresentanza della società?
Domenici La mia netta
sensazione è che dentro questo esecutivo convivano comportamenti
difformi. Da una parte c’è chi concepisce il federalismo non come
decentramento e distribuzione dei poteri ma come nuovo centralismo
regionale o macroregionale, o addirittura come spinta separatistica o
di scissione. Da un’altra c’è la tendenza a riproporre un
centralismo statale di vecchio tipo. Poi c’è anche un orientamento
più favorevole a una concertazione con il sistema delle autonomie,
testimoniato ad esempio dall’intervento che il ministro La Loggia ha
fatto alla nostra assemblea, che fino a oggi però mi sembra
minoritario
Rassegna Venendo ai contenuti della
Finanziaria. Che fine farà il welfare locale con questi tagli?
Domenici Questa è la vera
emergenza. Il problema non è chiudere o no il bilancio dei Comuni. Il
problema è quello che c’è nei bilanci. E dentro i bilanci dei
Comuni ci sono i bilanci delle famiglie, ci sono i servizi sociali,
c’è la gente in carne e ossa. Se pensiamo che oggi circa i 2/3
dello Stato sociale vengono gestiti dalle autonomie, se continua
questa tendenza – diminuzione delle risorse e blocco
dell’autonomia fiscale e finanziaria –rischiamo di trovarci in una
situazione nella quale non si tratta più di decidere che cosa
tagliare, ma che cosa mantenere. La situazione è veramente
disastrosa.
Rassegna Lei ha accennato al blocco dell’autonomia
finanziaria. E’ un po’ un paradosso se si pensa al federalismo
fiscale…
Domenici Il famoso articolo 119 del
nuovo titolo V della Costituzione, che riguarda appunto il federalismo
fiscale, non è stato minimamente applicato. E questo è ancor più
paradossale se si pensa che la “riforma della riforma”, di cui
tratta il disegno di legge recentemente approvato dal governo, non
riguarda l’articolo 119. Per cui ci sarebbero tutte le condizioni
per lavorare concretamente alla sua attuazione. Non per aumentare la
pressione fiscale ma per consentire ai Comuni e al resto delle
autonomie di partecipare maggiormente e in modo più qualificato alla
redistribuzione dei grandi tributi erariali e anche di mettere tributi
propri, da valutare situazione per situazione ma responsabilizzando le
autonomie locali di fronte ai cittadini.
Rassegna Voi avete sollevato critiche
forti anche sul condono. Se sui tagli ai finanziamenti qualche
risultato è sperabile, sul condono c’è ben poca speranza…
Domenici Al di là di problemi
di onerosità finanziaria e amministrativa che ricadono sui Comuni,
sul condono si apre una partita nuova. Primo, io sono convinto che il
gettito non sarà quello che ci si aspetta. Secondo, si tratta di
vedere come verrà affrontato il problema del comportamento delle
Regioni, che non pare omogeneo fra di loro. C’è il rischio di una
linea differenziata tra Regione e Regione e questo pone seri problemi
dal punto di vista della legittimità del provvedimento.
Rassegna Voi avete criticato
duramente l’emarginazione dei Comuni e dell’intero sistema delle
autonomie locali dalla definizione di un disegno unitario di riforma
costituzionale. Che per la verità non si vede proprio. Alla assemblea
di Firenze Guglielmo Epifani ha lanciato l’idea di una costruzione
dal basso, da parte delle autonomie locali, delle forze sociali, del
sindacato, di un ragionamento, di un progetto unitario su queste
materie. Come risponde l’Anci?
Domenici Mi pare un progetto
importante, una proposta da raccogliere con attenzione. Oggi, attorno
al nodo della riforma istituzionale, ci sono più problemi legati alla
tenuta della maggioranza che non una reale convinzione circa la
validità del disegno di legge. Ma questo paradossalmente, invece di
rendere più semplice il confronto, lo complica. Magari sotto sotto
tutti pensano che questo provvedimento di riforma possa, anzi debba,
essere modificato. Ma poi quando ci si trova di fronte ai veti di
questo o di quello ci si ferma. Io penso che comunque debba esserci un
ascolto, almeno questo, nei confronti del sistema delle autonomie.
Perché altrimenti non si capisce bene che senso possa avere questa
riforma di cui si sta cominciando a discutere in Parlamento.
(Rassegna sindacale, n.39, 23-29 ottobre 2003)
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