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Dpef / Manovra da 16 miliardi

Il governo mette giù le carte

 

Il Documento di programmazione economica e finanziaria dovrebbe prevedere una manovra da 16 miliardi di euro. Una bozza del Dpef è stata riportata oggi dall'Ansa. Il documento - esposto ieri a Bruxelles dal ministro Tremonti ai colleghi dell'Ecofin - corregge al ribasso la crescita del 2004: dal previsto 2,1% all'1,8% e rivede anche la crescita prevista per quest'anno: +0,8% contro l'1,1% precedentemente ipotizzato dall'esecutivo. Nel triennio 2005-2007, invece, il documento prevede un andamento superiore al 2%.

Secondo il documento del Dpef 2004 -2007, l'obiettivo della manovra di bilancio è ridurre l'indebitamento strutturale dello 0,5% all'anno, così come è stato chiesto all'Italia dall'Unione Europea. "Per conseguire questo risultato nel 2004 - si legge nella bozza del documento riportata dall'Ansa - è necessaria una riduzione del disavanzo all'1,8% del Pil, dato che in assenza di manovra il disavanzo tendenziale si assesterebbe intorno al 3,1%. Una posizione prossima al pareggio si otterrebbe nel 2006". Il documento prevede un inflazione al 2,4% quest'anno e all'1,9% nel 2004, con un'inflazione programmata nello stesso anno all'1,7%. Per l'anno in corso l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni si collocherebbe al 2,3% del Pil. Il tasso di crescita dell'occupazione è calcolato nello 0,6%; quello di disoccupazione all'8,8%.

La pressione fiscale, al netto del gettito derivante dalle misure una tantum degli anni precedenti "é prevista ridursi nel 2004 di oltre mezzo punto percentuale e, successivamente, mantenersi nel seguente triennio su un valore medio del 40,6%".

"La manovra finanziaria per il 2004 - si legge nel documento -, quantificata in un importo complessivo di circa 16 miliardi di euro, comprenderà misure strutturali di contenimento della spesa corrente per circa 5,5 miliardi di euro e misure one-off per circa 10 miliardi di euro". La proporzione di un terzo a due terzi dovrebbe poi progressivamente aumentare a due terzi di misure strutturali il prossimo anno e alla completa sostituzione delle una tantum con misure permanenti nel 2006. Queste ultime - si legge nel documento - "interesseranno principalmente i settori della previdenza e della sanità, gli acquisti di beni e servizi da parte della PA e i sussidi alle imprese".

I punti principali
La manovra dovrebbe prevedere il rafforzamento del patto di stabilità interno, ossia dei limiti di bilancio imposti agli enti locali. Dovrebbero essere ridotte le risorse dei ministeri, a cominciare da Sanità e Istruzione. Ma il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego potrebbe essere ammorbidito.  Previsto anche un nuovo concordato con imprese che hanno praticato in passato l'elusione fiscale. La seconda tranche della riforma fiscale resta invece in forse, mentre potrebbero essere stabiliti interventi a favore della famiglia, ad esempio con sconti fiscali per promuovere la natalità. Sarà accelerata la vendita di immobili degli enti previdenziali e del ministero della Difesa. Dovrebbero inoltre essere avviate ulteriori vendite a privati dei pacchetti azionari Eni ed Enel. I finanziamenti per opere pubbliche dovrebbero aggirarsi intorno ai 5 miliardi, meno dei 7 miliardi e mezzo chiesti dal ministro Lunardi. Per quanto riguarda il capitolo riguardante il rilancio dell'economia e dello sviluppo, invece, non trapelano programmi dettagliati, ma sembra che il governo stia pensando a crediti agevolati.

Per quanto riguarda le pensioni, il documento presenta solo degli accenni a interventi, quali l'innalzamento dell'età pensionabile, da realizzare con modi e tempi però non specificati. Insomma la partita della riforma previdenziale non si giocherà nella prossima Finanziaria, ma è rimandata a un momento più "propizio". Nella bozza riportata dall'Ansa si legge che per il riequilibrio delle finanze pubbliche "é necessario perseguire con vigore il cammino delle riforme nei settori dell'istruzione, del lavoro e delle pensioni". "Le misure già adottate e quelle in via di definizione per il sistema pensionistico - prosegue il testo - hanno lo scopo di assicurarne l'equilibrio finanziario nel lungo periodo, adeguando le erogazioni ai contributi, integrando la previdenza pubblica con altre forme di risparmio ed allungando, su base volontaria, la permanenza al lavoro. Nell'ambito di questo insieme di misure - si legge ancora - le istituzioni sociali e dell'economia vengono adeguate agli attuali profili demografici e del ciclo di vita, rispondendo alle nuove esigenze".

Il Dpef sarà approvato dal Consiglio dei ministri nella riunione di mercoledì notte, per poi arrivare in Parlamento. Domani, prima del Cdm, il documento sarà illustrato alle parti sociali e al Forum del terzo settore. Oggi stesso, invece, ne prendono visione gli Enti locali. Nel pomeriggio è inoltre previsto un "momento di verifica con tutti i partiti della maggioranza", come ha spiegato il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno. Incontro dal quale, ha spiegato sempre Alemanno, "dovrebbe essere esteso il testo da presentare domani in Consiglio dei Ministri dopo l'opportuna concertazione con le parti sociali e le Regioni''.

Opposizione e sindacati rinnovano gli appelli per un Dpef che tenga conto della grave crisi economica, confermata dai dati sulla produzione industriale, e metta in campo degli argini.

Il respondabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani, afferma in un'intervista alla Stampa che ''il governo deve finalmente rendersi conto di quello che sta accadendo nell'apparato industriale''. "Sono preoccupato perche' sento parlare dell'elaborazione di un Dpef scollegato dai problemi'' dell'industria"; problemi che, secondo Bersani, ''non vengono affrontati discutendo di previdenza o infrastrutture, di contratti di pubblico impiego o di articolo 18 o di tutti gli altri temi delle polemiche quotidiane che si affastellano nel confronto fra le forze di maggioranza''. 

Dalla Cgil, invece, arriva la bocciatura di qualsiasi taglio alla spesa sociale. 'Le nostre richieste per il Dpef sono note - spiega Marigia Maulucci, segretaria confederale della Cgil -: risorse per ricerca, innovazione, formazione, infrastrutture e Mezzogiorno, fattori di competitività e di sviluppo. Siamo invece assolutamente contrari ad ulteriori tagli alla spesa sociale, così come ai trasferimenti agli enti locali: le misure previste nella Finanziaria dell'anno scorso hanno provocato già sufficienti disastri nei sistemi di welfare nazionale e locale'. Per la sindacalista, poi, 'il Dpef deve prevedere le risorse per il rinnovo del secondo biennio di tutti i contratti pubblici. L'indicazione del tasso di inflazione programmata all'1,7% per cento per il 2004 è assolutamente irrealistico e ulteriormente penalizzante per le retribuzioni che già oggi sono ad un punto esatto sotto l'inflazione. Vuol dire che nei rinnovi contrattuali non ne terremo conto: d'altronde, stante quella delega fiscale, la politica dei redditi non c'é più. Il governo può trovare le risorse rinunciando all'applicazione della delega fiscale in nome del sacrosanto principio che chi più ha più paghi. Ma qui da noi sta succedendo esattamente il contrario'. 

Infine, Maulucci ribadisce con fermezza che la Cgil 'é assolutamente contraria a qualsiasi intervento sulle pensioni, sia nel Dpef che fuori. Il sistema previdenziale non è la cassaforte del paese. L'insistenza però su riforme strutturali su sanità e previdenza ci fa nascere un nuovo, inquietante interrogativo. L'effetto di tali provvedimenti avrebbe un forte valore mediatico sull'Europa: un governo che fa riforme strutturali si conquista il superamento del Patto di stabilità e dunque ha il lasciapassare per lo sfondamento del deficit. Versione riveduta e corretta della Democrazia Cristiana: a volte ritornano'.

(15 luglio 2003)

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