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Con il voto di fiducia posto la scorsa settimana
al Senato sull’emendamento al decreto legge della manovra 2004, il
governo Berlusconi ha, nei fatti, realizzato una riforma
autoritaria della sessione di bilancio.Per la prima volta nella storia
della nostra Repubblica ci troviamo in presenza di una manovra di
bilancio fondata sulla decretazione d’urgenza. È dalle misure
contenute nel decreto legge, infatti, che dipendono in larghissima
parte le compatibilità su cui si fonda la finanziaria del prossimo
anno. Dei 16 miliardi di euro dell’intera manovra, quasi 14 miliardi
provengono dalle misure contemplate dal decreto. Il problema si sposta
ora alla Camera che si troverà di fronte a un testo immodificabile,
pena la terza lettura del Senato e un conseguente ritardo
nell’approvazione della manovra di finanza pubblica. Con tutta
probabilità, quindi, il governo farà ricorso a un secondo voto di
fiducia che vanificherà ulteriormente il ruolo del Parlamento. La
cosa non è sfuggita allo stesso presidente del Senato Pera che ha
parlato di “riduzione delle facoltà delle Camere”. Questa svolta
autoritaria ha messo però in luce anche la crescente difficoltà che
incontra la maggioranza di centro-destra a mantenere un sufficiente
grado di coesione interna. La fiducia è stata infatti richiesta
per mettere in riga i senatori della Casa delle libertà, visto che i
partiti di opposizione avevano ritirato i propri emendamenti. Ma
veniamo ai punti chiave del maxiemendamento al decreto approvato
giovedì scorso in prima lettura al Senato.
Condono edilizio
Su questo tema, che aveva creato pesanti frizioni all’interno della
maggioranza, è stato trovato un compromesso con l’imposizione di un
doppio limite alle volumetrie massime condonabili pari a 750 metri
cubi per singola unità immobiliare e a 3.000 metri cubi complessivi
per edificio. È stato inoltre reintrodotto il divieto a costruire per
dieci anni sulle aree interessate da incendi e prevista l’esclusione
del condono degli abusi sul demanio marittimo, fluviale e lacustre. Il
compromesso raggiunto, pur facendo venir meno entrate per 480
milioni di euro, mantiene un condono pesante, a misura degli abusi
medio-grandi, più che dei piccoli. Si continua così a incrementare
la devastazione del territorio, a premiare i comportamenti illegali e
a scoraggiare quelli virtuosi. A fronte di questo ennesimo schiaffo
alla legalità, le entrate per le casse dello Stato saranno comunque
molto più basse di quanto previsto. Così insegna l’esperienza dei
precedenti condoni del 1985 e del 1994 che realizzarono poco più
della metà di quanto programmato. A ciò vanno aggiunti i costi del
recupero urbanistico, stimabili in diversi miliardi di euro. C’è
dunque da auspicare che la Corte costituzionale accolga i ricorsi
annunciati da diverse Regioni, ultima la Regione Lazio, che
giustamente rivendicano il rispetto delle loro competenze
costituzionali in materia di urbanistica e di edilizia.
Beni culturali
È stato recuperato il silenzio-assenso sulla verifica relativa ai
vincoli posti sugli immobili considerati di valore storico-artistico
portando il termine a disposizione delle sovrintendenze regionali da
60 a 120 giorni. Si tratta della conferma di un principio gravissimo
che renderà alienabili beni che dovrebbero rimanere sotto la tutela
pubblica ed essere trasmessi alle future generazioni. L’allungamento
dei tempi per far scattare il silenzio-assenso non risolve nulla. È,
infatti, più che nota la drammatica carenza d’organico delle
sovrintendenze soprattutto nelle qualifiche tecnico-scientifiche.
Concordato preventivo
Le modifiche apportate dal maxiemendamento non risolvono le gravi
questioni di incostituzionalità sollevate dal sindacato.
Particolarmente odiosa nei confronti dei lavoratori dipendenti,
e palesemente incostituzionale, è la conferma dell’immediata
applicazione delle due aliquote del 23 e 33 per cento a chi aderirà
al concordato. Si premiano così lavoratori autonomi e liberi
professionisti, mentre ai lavoratori dipendenti e pensionati si nega
la restituzione del drenaggio fiscale e si prelevano sul Tfr maggiori
imposte per più di mille miliardi delle vecchie lire.
Cassa depositi e prestiti
La Cassa depositi e prestiti esce dalla sfera
della pubblica amministrazione ma non si trasforma in una banca
pubblica, essa potrà quindi raccogliere soldi solo da investitori
istituzionali. In questo modo Tremonti è riuscito a sottrarre la
nuova Cassa dalla vigilanza di Banca d’Italia. Il ministro
dell’Economia però è stato costretto da An e Udc a rinunciare
all’esclusiva su organi e statuto che saranno invece di competenza
della presidenza del Consiglio.
Amianto
Vengono fatti salvi i diritti acquisiti. I benefici previsti dalla
precedente normativa sono confermati soltanto se sono già stati
riconosciuti alla data di entrata in vigore del decreto legge.
Potranno altresì continuare ad usufruire dei benefici anche marittimi
e ferrovieri. Cade in questo modo il principale profilo
d’incostituzionalità della norma, ma ne viene mantenuto il
carattere di aggressione ai diritti dei lavoratori. Le agevolazioni
per i lavoratori esposti all’amianto subiscono, infatti, un drastico
taglio.
Ora tocca alla camera
Come si è detto la palla ora passa alla Camera dei deputati che
dovrebbero accogliere a scatola chiusa, votando la fiducia, il testo
licenziato da palazzo Madama. Ciò, nella sostanza, significherebbe
che ai deputati verrebbe completamente sottratto il diritto a
discutere il provvedimento centrale della manovra di finanza pubblica
2004. Senza il ricorso al voto di fiducia la possibilità che il
decreto non sia emendato è, infatti, pari a zero. La situazione resta
pertanto assai intricata e non sono da escludere nuovi momenti
di difficoltà all’interno della maggioranza. Sale intanto la
tensione tra il governo e Regioni, Province e Comuni. La Finanziaria
taglia risorse agli enti locali e mette a rischio investimenti e
servizi sociali. A preoccupare le Regioni è in particolare il
finanziamento della Sanità. Mancano all’appello oltre 32 miliardi
di euro. Il ministro Tremonti ha convocato i presidenti delle Regioni
per il 5 novembre. Non si tratterà di un incontro facile, oltre
alla sanità sono aperti i capitali dell’edilizia pubblica e del
finanziamento delle funzioni trasferite.
È in questo quadro che si avvia alla sua fase
cruciale la discussione parlamentare della terza Finanziaria del
governo Berlusconi. La commissione Bilancio del Senato ha già
esaminato una decina di articoli accantonando le questioni più
delicate. Tra queste quelle cruciali dell’università e della
ricerca. Poiché le poche risorse disponibili per l’innovazione sono
state assegnate alla tecno-Tremonti, che le sperpererà con interventi
a pioggia, la maggioranza è ora alla ricerca di qualche forma
di copertura. Le idee in campo sono note, spaziano dalla pornotax,
all’aumento delle accise su tabacchi e superalcolici. Non c’è da
meravigliarsi più di tanto. Si tratta di una Finanziaria che per
“galleggiare” porta a Bruxelles e sui mercati finanziari
internazionali lo scalpo delle pensioni.
Ci sarebbe bisogno invece di una vigorosa politica di sviluppo:
non se ne intravede nemmeno l’ombra.
(Rassegna sindacale, n.41, 6-12 novembre 2003)
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