ATTUALITA'

PRIMA

       

Finanziaria 2004 / I contenuti del "maxiemendamento" al decretone

La manovra blindata

di Beniamino Lapadula, 
Coordinatore dipartimento Politiche economiche Cgil 

Con il voto di fiducia posto la scorsa settimana al Senato sull’emendamento al decreto legge della manovra 2004, il governo Berlusconi ha, nei fatti,  realizzato una riforma autoritaria della sessione di bilancio.Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica ci troviamo in presenza di una manovra di bilancio fondata sulla decretazione d’urgenza. È dalle misure contenute nel decreto legge, infatti, che dipendono in larghissima parte le compatibilità su cui si fonda la finanziaria del prossimo anno. Dei 16 miliardi di euro dell’intera manovra, quasi 14 miliardi provengono dalle misure contemplate dal decreto. Il problema si sposta ora alla Camera che si troverà di fronte a un testo immodificabile, pena la terza  lettura del Senato e un conseguente ritardo nell’approvazione della manovra di finanza pubblica. Con tutta probabilità, quindi, il governo farà ricorso a un secondo voto di fiducia che vanificherà ulteriormente il ruolo del Parlamento. La cosa non è sfuggita allo stesso presidente del Senato Pera che ha parlato di “riduzione delle facoltà delle Camere”. Questa svolta autoritaria ha messo però in luce anche la crescente difficoltà che incontra la maggioranza di centro-destra a mantenere un sufficiente grado di coesione  interna. La fiducia è stata infatti richiesta per mettere in riga i senatori della Casa delle libertà, visto che i partiti di opposizione avevano ritirato i propri emendamenti. Ma veniamo ai punti chiave del maxiemendamento al decreto approvato giovedì scorso in prima lettura al Senato.

Condono edilizio
Su questo tema, che aveva creato pesanti frizioni all’interno della maggioranza, è stato trovato un compromesso con l’imposizione di un doppio limite alle volumetrie massime condonabili pari a 750 metri cubi per singola unità immobiliare e a 3.000 metri cubi complessivi per edificio. È stato inoltre reintrodotto il divieto a costruire per dieci anni sulle aree interessate da incendi e prevista l’esclusione del condono degli abusi sul demanio marittimo, fluviale e lacustre. Il compromesso raggiunto,  pur facendo venir meno entrate per 480 milioni di euro, mantiene un condono pesante, a misura degli abusi medio-grandi, più che dei piccoli. Si continua così a incrementare la devastazione del territorio, a premiare i comportamenti illegali e a scoraggiare quelli virtuosi. A fronte di questo ennesimo schiaffo alla legalità, le entrate per le casse dello Stato saranno comunque molto più basse di quanto previsto. Così insegna l’esperienza dei precedenti condoni del 1985 e del 1994 che realizzarono poco più della metà di quanto programmato. A ciò vanno aggiunti i costi del recupero urbanistico, stimabili in diversi miliardi di euro. C’è dunque da auspicare che la Corte costituzionale accolga i ricorsi annunciati da diverse Regioni, ultima la Regione Lazio, che giustamente rivendicano il rispetto delle loro competenze costituzionali in materia di urbanistica e di edilizia.


Beni culturali
È stato recuperato il silenzio-assenso sulla verifica relativa ai vincoli posti sugli immobili considerati di valore storico-artistico portando il termine a disposizione delle sovrintendenze regionali da 60 a 120 giorni. Si tratta della conferma di un principio gravissimo che renderà alienabili beni che dovrebbero rimanere sotto la tutela pubblica ed essere trasmessi alle future generazioni. L’allungamento dei tempi per far scattare il silenzio-assenso non risolve nulla. È, infatti, più che nota la drammatica carenza d’organico delle sovrintendenze soprattutto nelle qualifiche tecnico-scientifiche.


Concordato preventivo
Le modifiche apportate dal maxiemendamento non risolvono le gravi questioni di incostituzionalità sollevate dal sindacato. Particolarmente  odiosa nei confronti dei lavoratori dipendenti, e palesemente incostituzionale, è la conferma dell’immediata applicazione delle due aliquote del 23 e 33 per cento a chi aderirà al concordato. Si premiano così lavoratori autonomi e liberi professionisti, mentre ai lavoratori dipendenti e pensionati si nega la restituzione del drenaggio fiscale e si prelevano sul Tfr maggiori imposte per più di mille miliardi delle vecchie lire.


Cassa depositi e prestiti

La Cassa depositi e prestiti esce dalla sfera della pubblica amministrazione ma non si trasforma in una banca  pubblica, essa potrà quindi raccogliere soldi solo da investitori istituzionali. In questo modo Tremonti è riuscito a sottrarre la nuova Cassa dalla vigilanza di Banca d’Italia. Il ministro dell’Economia però è stato costretto da An e Udc a rinunciare all’esclusiva su organi e statuto che saranno invece di competenza della presidenza del Consiglio.


Amianto
Vengono fatti salvi i diritti acquisiti. I benefici previsti dalla precedente normativa sono confermati soltanto se sono già stati riconosciuti alla data di entrata in vigore del decreto legge. Potranno altresì continuare ad usufruire dei benefici anche marittimi e ferrovieri. Cade in questo modo il principale profilo d’incostituzionalità della norma, ma ne viene mantenuto il carattere di aggressione ai diritti dei lavoratori. Le agevolazioni per i lavoratori esposti all’amianto subiscono, infatti, un drastico taglio.


Ora tocca alla camera
Come si è detto la palla ora passa alla Camera dei deputati che dovrebbero accogliere a scatola chiusa, votando la fiducia, il testo licenziato da palazzo Madama. Ciò, nella sostanza, significherebbe che ai deputati verrebbe completamente sottratto il diritto a discutere il provvedimento centrale della manovra di finanza pubblica 2004. Senza il ricorso al voto di fiducia la possibilità che il decreto non sia emendato è, infatti, pari a zero. La situazione resta pertanto assai intricata e non sono da escludere nuovi momenti  di difficoltà all’interno della maggioranza. Sale intanto la tensione tra il governo e Regioni, Province e Comuni. La Finanziaria taglia risorse agli enti locali e mette a rischio investimenti e servizi sociali. A preoccupare le Regioni è in particolare il finanziamento della Sanità. Mancano all’appello oltre 32 miliardi di euro. Il ministro Tremonti ha convocato i presidenti delle Regioni per il  5 novembre. Non si tratterà di un incontro facile, oltre alla sanità sono aperti i capitali dell’edilizia pubblica e del finanziamento delle funzioni trasferite.

È in questo quadro che si avvia alla sua fase cruciale la discussione parlamentare della terza Finanziaria del governo Berlusconi. La commissione Bilancio del Senato ha già esaminato una decina di articoli accantonando le questioni più delicate. Tra queste quelle cruciali dell’università e della ricerca. Poiché le poche risorse disponibili per l’innovazione sono state assegnate alla tecno-Tremonti, che le sperpererà con interventi a pioggia, la maggioranza è ora alla ricerca di  qualche forma di copertura. Le idee in campo sono note, spaziano dalla pornotax, all’aumento delle accise su tabacchi e superalcolici. Non c’è da meravigliarsi più di tanto. Si tratta di una Finanziaria che per “galleggiare” porta a Bruxelles e sui mercati finanziari internazionali lo scalpo delle pensioni.

Ci sarebbe bisogno invece  di una vigorosa politica di sviluppo: non se ne intravede nemmeno l’ombra.

(Rassegna sindacale, n.41, 6-12 novembre 2003)

LINK

Governo

Ministero dell'Economia