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Finanziaria 2004 / Le misure sulla previdenza

L'amianto. Ma non solo

 

Per quanto riguarda la previdenza, la finanziaria vera e propria appare alquanto “vuota”. Ma nella manovra del governo c’è anche il “decretone”, che sulla previdenza prevede  norme “pesanti”. E c’è poi l’emendamento alla delega previdenziale, che prevede il vero e proprio scardinamento della legge Dini.  

Nella Finanziaria ci sono solo due articoli che si occupano di previdenza: uno si riferisce (art.15) alle somme che lo Stato deve ogni anno trasferire all’Inps per coprire (almeno in parte) le spese di carattere  assistenziale sostenute dall’istituto  (quest’anno la somma è pari a 694,66 milioni di euro); l’altro (art.16) che istituisce il contributo di solidarietà per le pensioni di importo più che elevato, con cui il governo finanzierà il reddito di ultima istanza.

Nel decreto legge varato dal governo il 29 settembre  (in vigore dal 2 ottobre) molte sono invece le norme di carattere previdenziale. Anche se, con la solita superficialità e faciloneria, il governo ha già fatto sapere di volerne modificare alcuni articoli.


Amianto. una norma da cancellare
Nel decreto, a sorpresa, senza alcun confronto con i sindacati, sono stati praticamente cancellati i diritti dei lavoratori esposti all’amianto (è stato ridotto il coefficiente di maggiorazione da 1,5 a 1,25 e la sua validità è stata limitata ai fini del solo calcolo della pensione; è stata ridotta la platea dei beneficiari, limitandola ai soli iscritti all’Inail, con l’esclusione, quindi, dei ferrovieri, dei marittimi e di tutti i pubblici dipendenti; sono stati messi in discussione, con evidenti elementi di incostituzionalità, diritti già acquisiti dai lavoratori, dal momento che tutti, anche coloro che avevano già ottenuto il riconoscimento  dell’esposizione all’amianto da parte dell’Inail, sono costretti a ripresentare le domande – entro il termine perentorio di 180 giorni –  per l’applicazione della normativa più restrittiva: 100 fibre litro come concentrazione media annua per otto ore al giorno). La mobilitazione dei lavoratori sembra aver portato già a qualche risultato, visto che il governo ha annunciato proprio sull’amianto la presentazione di un emendamento. Ma questa norma  non va solo emendata, deve essere cancellata.

Sempre nel decreto legge, sono previsti gli aumenti contributivi per i co.co.co. (parificazione della contribuzione a quella dei commercianti) e l’obbligo dell’assicurazione Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti) per gli associati in partecipazione, ma non si prevede, né per i cococo né per gli associati in partecipazione analoga parificazione per il calcolo delle pensione all’aliquota di computo prevista per i commercianti (20%).

Un altro articolo (44) contiene poi di tutto un po’in materia previdenziale, un vero e proprio spezzatino: modifiche alle agevolazioni contributive per i lavoratori agricoli, norme di interpretazione autentica sulla Cig, modifiche relative  a norme di carattere processuale, norme  per contrastare il lavoro sommerso e l’evasione contributiva, norme relative alla trasmissione telematica dei dati retributivi all’Inps e all’Inpdap (con decorrenza dal 2005) e via dicendo. Nel medesimo decreto sono poi previste anche norme restrittive per le prestazioni di carattere assistenziale relative all’invalidità civile (art.42). Anche in questo caso si tratta di misure diverse e caotiche che mirano solo a restringere i diritti  dei cittadini disabili. Una cosa appare estremamente chiara: è il ministero dell’Economia che dirige tutto, espropriando delle sue competenze il ministero del Welfare.


Una mannaia sui diritti

L’emendamento alla delega approvato dal governo costituisce, poi, la ciliegina sulla torta: le pensioni di anzianità infatti, a decorrere dal 2008, non esistono più, visto che da un giorno all’altro si passa da 35 a 40 anni di contributi o sarà necessario attendere il maturare della pensione di vecchiaia. La possibilità che viene concessa a coloro che hanno 57 anni di età e 35 anni di contributi di andare in pensione con l’intero trattamento calcolato con il sistema contributivo non è né una chance né un  disincentivo: è una vera mannaia sui diritti dei lavoratori.

(Rassegna sindacale, n.37, 9-15 ottobre 2003)

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