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Per quanto riguarda la previdenza, la finanziaria
vera e propria appare alquanto “vuota”. Ma nella manovra del
governo c’è anche il “decretone”, che sulla previdenza prevede
norme “pesanti”. E c’è poi l’emendamento alla delega
previdenziale, che prevede il vero e proprio scardinamento della legge
Dini.
Nella Finanziaria ci sono solo due articoli che si occupano di
previdenza: uno si riferisce (art.15) alle somme che lo Stato deve
ogni anno trasferire all’Inps per coprire (almeno in parte) le spese
di carattere assistenziale sostenute dall’istituto
(quest’anno la somma è pari a 694,66 milioni di euro); l’altro
(art.16) che istituisce il contributo di solidarietà per le pensioni
di importo più che elevato, con cui il governo finanzierà il reddito
di ultima istanza.
Nel decreto legge varato dal governo il 29
settembre (in vigore dal 2 ottobre) molte sono invece le norme
di carattere previdenziale. Anche se, con la solita superficialità e
faciloneria, il governo ha già fatto sapere di volerne modificare
alcuni articoli.
Amianto. una norma da cancellare
Nel decreto, a sorpresa, senza alcun confronto con i sindacati, sono
stati praticamente cancellati i diritti dei lavoratori esposti
all’amianto (è stato ridotto il coefficiente di maggiorazione da
1,5 a 1,25 e la sua validità è stata limitata ai fini del solo
calcolo della pensione; è stata ridotta la platea dei beneficiari,
limitandola ai soli iscritti all’Inail, con l’esclusione, quindi,
dei ferrovieri, dei marittimi e di tutti i pubblici dipendenti; sono
stati messi in discussione, con evidenti elementi di incostituzionalità,
diritti già acquisiti dai lavoratori, dal momento che tutti, anche
coloro che avevano già ottenuto il riconoscimento
dell’esposizione all’amianto da parte dell’Inail, sono costretti
a ripresentare le domande – entro il termine perentorio di 180
giorni – per l’applicazione della normativa più
restrittiva: 100 fibre litro come concentrazione media annua per otto
ore al giorno). La mobilitazione dei lavoratori sembra aver portato già
a qualche risultato, visto che il governo ha annunciato proprio
sull’amianto la presentazione di un emendamento. Ma questa norma
non va solo emendata, deve essere cancellata.
Sempre nel decreto legge, sono previsti gli
aumenti contributivi per i co.co.co. (parificazione della
contribuzione a quella dei commercianti) e l’obbligo
dell’assicurazione Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti) per gli
associati in partecipazione, ma non si prevede, né per i cococo né
per gli associati in partecipazione analoga parificazione per il
calcolo delle pensione all’aliquota di computo prevista per i
commercianti (20%).
Un altro articolo (44) contiene poi di tutto un
po’in materia previdenziale, un vero e proprio spezzatino: modifiche
alle agevolazioni contributive per i lavoratori agricoli, norme di
interpretazione autentica sulla Cig, modifiche relative a norme
di carattere processuale, norme per contrastare il lavoro
sommerso e l’evasione contributiva, norme relative alla trasmissione
telematica dei dati retributivi all’Inps e all’Inpdap (con
decorrenza dal 2005) e via dicendo. Nel medesimo decreto sono poi
previste anche norme restrittive per le prestazioni di carattere
assistenziale relative all’invalidità civile (art.42). Anche in
questo caso si tratta di misure diverse e caotiche che mirano solo a
restringere i diritti dei cittadini disabili. Una cosa appare
estremamente chiara: è il ministero dell’Economia che dirige tutto,
espropriando delle sue competenze il ministero del Welfare.
Una mannaia sui diritti
L’emendamento alla delega approvato dal governo costituisce, poi, la
ciliegina sulla torta: le pensioni di anzianità infatti, a decorrere
dal 2008, non esistono più, visto che da un giorno all’altro si
passa da 35 a 40 anni di contributi o sarà necessario attendere il
maturare della pensione di vecchiaia. La possibilità che viene
concessa a coloro che hanno 57 anni di età e 35 anni di contributi di
andare in pensione con l’intero trattamento calcolato con il sistema
contributivo non è né una chance né un disincentivo: è una
vera mannaia sui diritti dei lavoratori.
(Rassegna sindacale, n.37, 9-15 ottobre 2003)
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