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In Italia vivono 2.395 mila persone straniere. E'
questa la stima presentata oggi dalla Caritas nelle anticipazioni del “Dossier Statistico Immigrazione 2002”.
Un dato che include non solo i lavoratori ma tutti i soggiornanti regolari e le persone che
sono in attesa di regolarizzazione. L’incidenza degli stranieri sulla popolazione
residente si attesta, secondo l'organizzazione religiosa, al 4%.
Sono cifre considerevoli e destinate ad aumentare, se si tiene conto
del fatto che, concluse le operazioni di regolarizzazione, l’Italia si affiancherà alla Gran Bretagna o
addirittura la supererà, diventando nell’Unione Europea il terzo Stato membro per numero di immigrati.
Alla fine delle procedure di regolarizzazione, i lavoratori immigrati
saranno il doppio degli attuali. L' area a maggiore pressione
migratoria e' la Campania, dalle regioni confinanti (esclusa la
Puglia) e quelle del Centro con una propaggine in Liguria e un'
evidenza non trascurabile in Lombardia (91 domande ogni 100 lavoratori
soggiornanti). Nelle regioni a minor tasso di regolarita', le istanze
di emersione, rispetto ai lavoratori gia' soggiornanti, vanno da 1/3
in Trentino A. A., alla meta' in Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta
e ai 2/3 in Sardegna, Sicilia, Marche, Emilia Romagna. A livello
provinciale, si va dalle 22 pratiche di regolarizzazione ogni 100
lavoratori di Trieste alle 313 di Benevento. Milano registra le 92,
Varese 100, Pavia 124, Roma 147,8 e Latina 184,5. Roma e Milano
detengono un quarto di tutte le istanze: la Capitale e' prima in
graduatoria per il lavoro domestico (67 mila) e seconda per il lavoro
dipendente (40 mila) Milano prima per lavoro dipendente (51 mila),
seconda per lavoro domestico (40 mila).
“Può essere d’aiuto a tal fine pensare che il futuro che ci può attendere è già presente in altri
paesi: - sottolinea la Caritas - gli immigrati hanno un’incidenza del 10% negli Stati Uniti, del 16% in Canada e del 20% in
Svizzera e in Canada. Si tratta di paesi che hanno programmato il loro
futuro, tenendo conto della necessità strutturale dell’immigrazione, e
hanno mostrato nel concreto che con l’immigrazione si può convivere. Il
confronto può essere condotto anche per vari Stati dell’Unione Europea,
a partire dalla Germania”.
Secondo l’organizzazione il vero problema dell'Italia nasce dalla “mancanza di politiche che riescano ad essere inclusive nei confronti
delle persone delle quali si ha bisogno”, politiche che devono tener
conto invece di “un’adeguata programmazione dei flussi” e dell’integrazione
socio-culturale degli immigrati. “L’auspicio è che si arrivi ad una
realistica presa in considerazione dei termini della questione: bisogni
delle famiglie e delle aziende, conseguente programmazione dei flussi,
meccanismi di collocamento più agibili, misure di sostegno dell’integrazione e un minimo di solidarietà a livello globale nei confronti
di paesi dallo sviluppo debole e dalle esigenze occupazionali forti; naturalmente questo impegno va congiunto con la dovuta severità nei
confronti di chi non rispetta le regole”, sottolinea l’organizzazione.
Il Dossier esamina anche le eventuali conseguenze sullo scenario migratorio di un attacco all’Iraq.
Tuttavia sotto questo profilo non è possibile valutare quanta parte della popolazione la guerra potrebbe
costringere a spostarsi: il Comitato parlamentare Schengen-Europol-Immigrazione ha parlato di 1.200.000
profughi iracheni, mentre il portavoce in Italia dell’Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i rifugiati, Laura Boldrini, ha comunicato che
l’agenzia sta pianificando l’intervento umanitario per 600.000 persone in
caso di conflitto. “La guerra – sottolinea la Caritas- avrebbe comunque un forte effetto distorsivo sulla politica migratoria e
rispetto al problema dei profughi iracheni potrebbero apparire ben poca cosa i flussi di albanesi nel 1991 e negli anni successivi.
Attualmente i profughi iracheni sono 350.000 (il terzo gruppo dopo burundesi e afgani), dei quali 200.000 in Iran, 51.000 in Germania,
26.000 sia in Olanda che in Svezia e 19.000 negli Stati Uniti. Gli iracheni di etnia curda sono stati il gruppo più consistente tra i
richiedenti asilo in Italia (1.985 nel 2001).
(in collaborazione col Redattore sociale, 10 marzo 2003)
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