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Grazia a Sofri, è scontro politico

 

L'atteso parere del ministro della Giustizia sulla richiesta di grazia per Adriano Sofri reso pubblico sabato sulla "Padania" il giornale della Lega ha suscitato polemiche nella maggioranza e nell'opposizione, soprattutto dopo l'intervista rilasciata a Repubblica da Umberto Bossi nella quale il caso Sofri è trascinato nel contenzioso politico e usato come strumento di pressione all'interno della stessa maggioranza. Sono oltre trecento le firme di parlamentari all'appello per la grazia a Sofri.

Il ministro Castelli comunica sul giornale del suo partito: "Sono giunto alla determinazione di non trasmettere al presidente
della Repubblica la pratica relativa alla domanda di grazia per
Adriano Sofri, assumendomi in prima persona la piena responsabilità
di questo atto". Decisione che lascia un debole spiraglio per un provvedimento di pacificazione complessiva, per un atto che chiuda le "stagioni cruente" attraversate dal Paese: solo all'interno di questa iniziativa, afferma il ministro, sono immaginabili "provvedimenti di grazia per i protagonisti" di quelle stagioni e quindi anche per Sofri e, inevitabilmente, anche per Bompressi. E Castelli sente il dovere di precisare  di essere  il primo a "non farmi illusioni" sulla accoglienza di questa proposta.

Diversi commentatori fanno notare che non può essere negato un rapporto tra il caso Sofri e il contesto storico cui si riferiscono i fatti che lo hanno condotto nel carcere di Pisa e quindi la necessità di far rientrare il provvedimento per l'ex leader di Lotta Continua in un più generale provvedimento nei confronti di quanti, per fatti accaduti in quel contesto, pagano i propri conti con la giustizia.

In realtà la proposta di Castelli è piuttosto vaga, formulata in modo inusuale, affidata al giornale del suo partito ancora prima di comunicarla al presidente della Repubblica, senza dimenticare che  lo stesso Castelli rifiutò nell'agosto del 2001 la richiesta di grazia per Bompressi sostenendo tra l'altro : "...ho ritenuto inopportuno in un  momento come questo in cui le forze dell'ordine sono criminalizzate in modo indiscriminato per quanto accaduto nel corso del G8 (di Genova ndr) proporre la grazia per chi è stato giudicato colpevole..."

Se qualche dubbio è lecito sulle motivazioni della decisione  del ministro della Giustizia più chiara è la virata politica del ministro Bossi che appena un anno fa si dichiarava possibilista sulla grazia a Sofri  ( “Io non voglio tagliare la strada a Roberto Castelli, perché si parla di una materia di competenza del ministro di Grazia e Giustizia però... E' certo però che ci sono stati fatti avvenuti molto tempo fa, quindi ormai datati anche politicamente, che si chiudono...") ieri su "la Repubblica" ribadiva il concetto condizionandolo alla realizzazione del federalismo: "Il federalismo fa diventare il Paese più libero e più responsabile e questo ci può portare a essere generosi. La fine del caso Sofri deve coincidere col mondo nuovo".

Le reazione sono state immediate, la più dura quella di Buttiglione: ''Le grazie non si danno o tolgono sotto ricatto'' ha detto, nel corso di un filo diretto a Radio Radicale. ''Si tratta - ha detto il ministro per le politiche comunitarie- di una questione morale prima che politica. E'
necessario un segno di riconciliazione, ancora di piu' dopo la
visita del Papa a Montecitorio. Lo Stato deve essere severo, ma
anche umano. La punizione e' necessaria, ma lo e' anche il
perdono''.


Per Gavino Angius, capogruppo al Senato dei Ds, le ultime dichiarazioni di Umberto Bossi sul caso Sofri sono ''squallide e di bassa levatura''. ''Collegare la realizzazione di una riforma istituzionale, tral'altro pessima come la devolution, con la vita di un uomo e' un'operazione di una bassezza enorme. E' squallido -continua Angius- giocare in questo modo con il destino di un essere umano''.

Per il capogruppo Ds al Senato, Bossi sta semplicemente
''esercitando un potere ricattatorio all'interno della maggioranza,
con Forza Italia che subisce e una crisi politica all'interno del
governo ormai evidente''. Ugualmente duro il commento di Angius su
Roberto Castelli. Riguardo ad un eventuale mozione di sfiducia al
ministro della Giustizia, il senatore ha detto: ''Bisogna valutare
con attenzione questa mossa. Certamente le sue ultime dichiarazioni
sono inaccetabili e non vi e' dubbio sulla sua inadeguatezza a
svolgere la funzione che gli e' stata affidata''.

(21 luglio 2003)

LINK

 
Repubblica
Intervista di Bossi
 
Corriere
della Sera
Stefano Folli
Galli della Loggia