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Legno e arredamento

Non sarà 
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al ribasso

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Legno e arredamento / La piattaforma dei sindacati per il rinnovo

Non sarà un contratto al ribasso

di Roberto Greco

La piattaforma del contratto nazionale del legno–arredamento, comparto industria, è pronta e ha già avuto il placet da parte dei lavoratori. Era l’ultima del settore ancora mancante all’appello, in vista della data di scadenza del 31 dicembre 2003, coincidente con quella del ccnl dell’edilizia, mentre gli altri rinnovi delle costruzioni, cemento, lapidei, laterizi e manufatti, sono già tutti alle spalle: il primo risale al 31 luglio, gli altri al 30 settembre, senza che, nel frattempo, alcun tavolo negoziale sia stato avviato. Le commissioni nazionali di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno varato e approvato la piattaforma del legno il 27 ottobre a Bologna, pressoché all’unanimità, trasmettendola immediatamente alle controparti Federlegno–Arredo e Unital, con le quali, in teoria, dovrebbero iniziare a trattare entro la fine di novembre.

Al centro delle richieste sindacali, che interessano oltre 400.000 addetti e 90.000 imprese, in prevalenza medio–piccole (20-30 le unità per azienda), c’è il tentativo di garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile al settore in una fase di difficoltà crescente, dopo una fase di grossa espansione, con i nuovi paesi emergenti dell’area asiatica, Cina in testa, sempre più competitivi. “Questo non vuol dire che faremo un contratto al ribasso – premette Franco Martini, segretario generale della Fillea –; al contrario, con la nostra piattaforma abbiamo cercato di rafforzare tutti gli elementi contrattuali in obiettivi di qualità, Puntiamo non solo a difendere il potere d’acquisto dei lavoratori, ma anche a dare risposte adeguate alle aziende”. In che modo? Innanzitutto, rispondono i sindacati, rafforzando il sistema delle relazioni e della contrattazione, al fine di assicurare una concertazione ottimale a entrambe le parti. “In tal senso – osserva Martini –, il settore è stato finora un po’ frigido: molti imprenditori, anche appartenenti a grandi gruppi, come Natuzzi, cominciano solo ora a scuotersi, chiedendo aiuto di fronte alle prime avversità del mercato, senza, però, abbandonare quell’atteggiamento paternalistico nei nostri confronti. Chiediamo, perciò, l’estensione della contrattazione di secondo livello, oltre che su base aziendale, anche territoriale, al fine di comprendere tutte quelle piccole e medie imprese finora escluse, portando così la concertazione all’interno dei distretti produttivi”. Nello stesso tempo, Fillea, Filca e Feneal si prefiggono di ottimizzare altri istituti contrattuali come la formazione professionale, qualificando meglio i lavoratori anche attraverso il riconoscimento delle competenze professionali, e prevedendo, quindi, una modifica sostanziale del sistema d’inquadramento categoriale. “Sotto questo aspetto – precisa Martini –, la sfida sulla qualità è fondamentale. Il settore soffre di un’evidente contraddizione: da un lato, è caratterizzato da una grossa concentrazione di operai nelle categorie più basse, in particolare in quella di accesso. Dall’altro, però, gli stessi operai vengono spesso utilizzati diversamente e svolgono molte altre mansioni non rispondenti al loro profilo”.

Ma la qualità del settore, secondo i sindacati, va innalzata anche per quanto attiene ai problemi dell’ambiente e della sicurezza. Quello del legno, infatti, è un comparto tra i più a rischio d’infortuni e malattie professionali, per via del contatto dei lavoratori con prodotti chimici, come vernici, colle e solventi. Senza dimenticare le polveri di legno, micidiali per le vie respiratorie. “Qui la nostra rivendicazione – sottolinea Martini – mira a rafforzare gli istituti di agibilità sindacale, partendo dagli Rls, per i quali chiediamo una maggiore dotazione di ore di formazione e di assemblea. Ci battiamo, ovviamente, anche per l’introduzione di misure preventive circa l’uso di sostanze e materiali nocivi per la salute dei lavoratori”.

Altra priorità della piattaforma è il consolidamento della previdenza complementare, messa a punto nel precedente rinnovo e poi partita con il fondo “Arco”. I sindacati sollecitano l’aumento della quota da versare da parte delle aziende, attualmente pari all’1 per cento.

La parte economica, infine, ammonta a 88 euro di incremento dei minimi retributivi mensili, calcolato sulla categoria “C”, quella degli operai specializzati. La richiesta è conforme a una busta paga media presente nel settore. “Oltre al recupero salariale integrale del biennio precedente 2002–2003 – conclude Martini –, abbiamo voluto difendere integralmente i lavoratori sulla base dell’inflazione attesa, dato il divario sempre più ampio esistente tra l’inflazione programmata e quella reale”.

(31 ottobre 2003)

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Fillea Cgil

Filca Cisl

Feneal Uil