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La piattaforma del contratto nazionale del
legno–arredamento, comparto industria, è pronta e ha già avuto il
placet da parte dei lavoratori. Era l’ultima del settore ancora
mancante all’appello, in vista della data di scadenza del 31 dicembre
2003, coincidente con quella del ccnl dell’edilizia, mentre gli altri
rinnovi delle costruzioni, cemento, lapidei, laterizi e manufatti, sono
già tutti alle spalle: il primo risale al 31 luglio, gli altri al 30
settembre, senza che, nel frattempo, alcun tavolo negoziale sia stato
avviato. Le commissioni nazionali di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal
Uil hanno varato e approvato la piattaforma del legno il 27 ottobre a
Bologna, pressoché all’unanimità, trasmettendola immediatamente
alle controparti Federlegno–Arredo e Unital, con le quali, in teoria,
dovrebbero iniziare a trattare entro la fine di novembre.
Al centro delle richieste sindacali, che
interessano oltre 400.000 addetti e 90.000 imprese, in prevalenza
medio–piccole (20-30 le unità per azienda), c’è il tentativo di
garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile al settore in una fase
di difficoltà crescente, dopo una fase di grossa espansione, con i
nuovi paesi emergenti dell’area asiatica, Cina in testa, sempre più
competitivi. “Questo non vuol dire che faremo un contratto al ribasso
– premette Franco Martini, segretario generale della Fillea –; al
contrario, con la nostra piattaforma abbiamo cercato di rafforzare
tutti gli elementi contrattuali in obiettivi di qualità, Puntiamo non
solo a difendere il potere d’acquisto dei lavoratori, ma anche a dare
risposte adeguate alle aziende”. In che modo? Innanzitutto,
rispondono i sindacati, rafforzando il sistema delle relazioni e della
contrattazione, al fine di assicurare una concertazione ottimale a
entrambe le parti. “In tal senso – osserva Martini –, il settore
è stato finora un po’ frigido: molti imprenditori, anche
appartenenti a grandi gruppi, come Natuzzi, cominciano solo ora a
scuotersi, chiedendo aiuto di fronte alle prime avversità del mercato,
senza, però, abbandonare quell’atteggiamento paternalistico nei
nostri confronti. Chiediamo, perciò, l’estensione della
contrattazione di secondo livello, oltre che su base aziendale, anche
territoriale, al fine di comprendere tutte quelle piccole e medie
imprese finora escluse, portando così la concertazione all’interno
dei distretti produttivi”. Nello stesso tempo, Fillea, Filca e Feneal
si prefiggono di ottimizzare altri istituti contrattuali come la
formazione professionale, qualificando meglio i lavoratori anche
attraverso il riconoscimento delle competenze professionali, e
prevedendo, quindi, una modifica sostanziale del sistema
d’inquadramento categoriale. “Sotto questo aspetto – precisa
Martini –, la sfida sulla qualità è fondamentale. Il settore soffre
di un’evidente contraddizione: da un lato, è caratterizzato da una
grossa concentrazione di operai nelle categorie più basse, in
particolare in quella di accesso. Dall’altro, però, gli stessi
operai vengono spesso utilizzati diversamente e svolgono molte altre
mansioni non rispondenti al loro profilo”.
Ma la qualità del settore, secondo i sindacati, va innalzata anche per
quanto attiene ai problemi dell’ambiente e della sicurezza. Quello
del legno, infatti, è un comparto tra i più a rischio d’infortuni e
malattie professionali, per via del contatto dei lavoratori con
prodotti chimici, come vernici, colle e solventi. Senza dimenticare le
polveri di legno, micidiali per le vie respiratorie. “Qui la nostra
rivendicazione – sottolinea Martini – mira a rafforzare gli
istituti di agibilità sindacale, partendo dagli Rls, per i quali
chiediamo una maggiore dotazione di ore di formazione e di assemblea.
Ci battiamo, ovviamente, anche per l’introduzione di misure
preventive circa l’uso di sostanze e materiali nocivi per la salute
dei lavoratori”.
Altra priorità della piattaforma è il consolidamento della previdenza
complementare, messa a punto nel precedente rinnovo e poi partita con
il fondo “Arco”. I sindacati sollecitano l’aumento della quota da
versare da parte delle aziende, attualmente pari all’1 per cento.
La parte economica, infine, ammonta a 88 euro di incremento dei minimi
retributivi mensili, calcolato sulla categoria “C”, quella degli
operai specializzati. La richiesta è conforme a una busta paga media
presente nel settore. “Oltre al recupero salariale integrale del
biennio precedente 2002–2003 – conclude Martini –, abbiamo voluto
difendere integralmente i lavoratori sulla base dell’inflazione
attesa, dato il divario sempre più ampio esistente tra l’inflazione
programmata e quella reale”.
(31 ottobre 2003)
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