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Un altro accordo separato nel settore
metalmeccanico: è stato raggiunto oggi per i circa 300 mila lavoratori metalmeccanici delle piccole e medie aziende aderenti alla Confapi. Senza la Fiom-Cgil. A sottoscriverlo, infatti, sono stati la Fim-Cisl, la Uilm e l'Unionmeccanica. Anche in questo caso l'aumento economico è di 90 euro per il quinto livello, mentre la richiesta della Fiom era di un aumento di 135 euro uguale per tutti.
Per la Fiom si tratta di "un accordo totalmente negativo": questo
il giudizio di Francesca Re David, segretaria nazionale dei
metalmeccanici Cgil, per la quale "è stato compiuto un atto di assoluta
gravità". "Nonostante nelle piccole e medie imprese metalmeccaniche la
Fiom rappresenti di gran lunga la maggioranza assoluta degli iscritti al sindacato e degli eletti nelle Rsu - afferma Re
David - Confapi ha deciso di non aprire alcuna trattativa, respingendo ogni disponibilità a negoziare chiaramente espressa
dalla Fiom sul merito delle diverse questioni. Confapi ha invece scelto di ricopiare integralmente l'accordo Federmeccanica del 7
maggio riuscendo, addirittura, a peggiorarlo sull'orario di lavoro e introducendo un 'patto formativo' che fa pagare ai
lavoratori che si vogliono licenziare una penale nel caso abbiano partecipato a corsi di formazione. Così - sostiene la
sindacalista della Fiom - si assiste al paradosso che mentre da un lato, col recepimento nel Contratto delle nuove leggi sul
mercato del lavoro, le imprese avranno il diritto di imporre ai lavoratori varie forme di precarietà nelle modalità di
ingresso al lavoro, dall'altro il contratto stesso imporrà obblighi precisi ai lavoratori che vogliono uscire da una data
impresa".
Sul fronte salariale, poi, afferma Re David "con l'accordo odierno Confapi non solo abbassa il potere d'acquisto delle
retribuzioni contrattuali, ma non onora neppure l'accordo firmato con Fim, Fiom e Uilm per il secondo biennio del
precedente contratto; accordo che si distingueva da quello separato fatto dalla Federmeccanica nel luglio 2001, perché le
130.000 lire medie di aumento erano 'pulite', ovvero non contenevano le 18.000 lire di acconto sul contratto
successivo".
(29 maggio 2003)
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