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Metalmeccanici / Dopo l'accordo separato

Fiom: andremo da Ciampi

All'indomani dell'accordo separato la Fiom affila le armi. Mentre proseguono gli scioperi, spontanei e organizzati, i metalmeccanici della Cgil fanno sapere che chiederanno un incontro al Presidente della Repubblica. E ripetono: la vicenda del rinnovo contrattuale non è chiusa, anzi si è aperta una vertenza dai tempi lunghi. Di questo contratto nazionale ad escludendum la Fiom rifiuta non solo i contenuti ma anche la validità rappresentativa. Da qui la decisione di esporre la protesta a Ciampi, "in quanto tutore della Costituzione violata nel suo articolo 39 (che sancisce la libertà di rappresentanza sindacale, ndr) dall'accordo separato per il contratto dei metalmeccanici". E' Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, che annuncia l'iniziativa: "E' stato fatto un contratto di minoranza, quindi chiederemo ai lavoratori di lottare anche per affermare i principi di democrazia sindacale. Oggi è una grande giornata di lotta nelle fabbriche di tutta Italia che salutiamo con gioia, da Torino ad Ancona alla Toscana, con scioperi sempre più partecipati. E' un segno che i lavoratori hanno capito che questo accordo è fatto contro di loro".

La prima iniziativa decisa dalla segreteria nazionale è quella di anticipare al 16 maggio lo sciopero generale previsto per il 23. Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil, porterà la proposta domani a Brescia all'assemblea nazionale del sindacato. 'E' il primo pacchetto - ha detto oggi Rinaldini - perché il punto è che nessuno si deve illudere che la questione si risolve con 16 ore di sciopero e con questa prima iniziativa. Noi ci dobbiamo attrezzare per una partita che sarà lunga, che non si risolve a colpi di qualche sciopero generale, definiremo di volta in volta le forme di lotta e gli strumenti che utilizzeremo secondo uno schema che è quello di incidere e colpire nel modo più efficace possibile l'attività produttiva delle aziende che hanno contribuito a fare l'accordo separato'.

Sul piano dei contenuti, i metalmeccanici della Cgil hanno affidato a una lunga nota le motivazioni che hanno indotto a rigettare la piattaforma di Federemeccanica. Innanzitutto l'introduzione nel contratto delle modifiche al mercato del lavoro stabilite dal Patto per l'Italia e dalla legge approvata in Parlamento: una strategia che, per la Fiom, "introduce la precarietà totale nel mercato del lavoro, i contratti a chiamata, l’affitto permanente di manodopera la totale liberalizzazione degli appalti; perché si vogliono inserire nel contratto le norme del Decreto 368, che toglie ogni vincolo e ogni regola alla gestione dei contratti a termine, e per questo si vuole abolire un intero paragrafo del contratto; perché si vogliono inserire le norme del Decreto legislativo 8 aprile 2003, che comportano la fine dell’orario settimanale massimo e il passaggio agli orari plurisettimanali e ultraflessibili".

La Fiom, inoltre, contesta l'accordo perché "mette in discussione l’attuale inquadramento unico senza chiarire in nessun modo quale sarà la collocazione dei lavoratori, ma anzi affidando al gruppo di lavoro nazionale il compito di definire 'menu' differenziati fabbrica per fabbrica. Con il rischio che ogni lavoratore e ogni azienda abbia la sua qualifica e la sua paga".

Altri temi su cui il sindacato dei metalmeccanici Cgil è in disaccordo sono "l'istituzione di un Ente Bilaterale, finanziato dalle aziende e da altri enti, nel quale si amministreranno la formazione professionale oggi, le assunzioni domani e che trasformerà il sindacato in agente collocatore dei lavoratori, invece che in difensore dei loro diritti", il peggioramento delle norme sul lavoro interinale dato che "d’ora in poi i lavoratori potranno essere affittati anche al secondo livello, sul diritto allo studio, che viene sostanzialmente assorbito nella formazione professionale e aziendale"; gli aumenti "irrisori delle trasferte, mentre si istituisce una reperibilità peggiorativa delle condizioni esistenti e che rischia di trasformarsi nel diritto dell’impresa al comando del lavoratore. Si peggiora e si estende la normativa per i lavoratori discontinui".

Per quanto riguarda la salute e la sicurezza, la Fiom sottolinea che 'viene cancellato l’intero articolo 27 del contratto e sostituito da un’interpretazione restrittiva e peggiorativa della Legge 626. Lo stesso avviene per quanto riguarda tutte le forme di congedo e permesso non retribuito, previste dalla legge, le cui normative la Federmeccanica trasferisce nel contratto in modo restrittivo e peggiorativo'.

Riguardo alla parte economica, la Fiom sottolinea che 'si definiscono aumenti irrisori, molto più bassi di quelli ottenuti da molte altre categorie, lontanissime dalle richieste della Fiom e anche dalla difesa del potere d’acquisto. Nell’arco del contratto, tenendo conto degli scaglionamenti, un metalmeccanico di 5° livello dovrebbe ricevere meno di 50 euro lordi al mese, un 3° livello ancora meno. I metalmeccanici sono entrati in questo contratto con 18 mila lire in meno di recupero salariale a causa dell’accordo separato del 2001. I metalmeccanici, con questo accordo, dovrebbero entrare nel prossimo contratto con un altro debito di 40 mila lire (21 euro). Di questo passo un contratto salariale biennale durerà quattro anni e verrà cancellata una norma contrattuale che doveva garantire il salario contro l’inflazione'.

Secondo la Fiom questa intesa 'serve solo ad applicare le leggi varate dal governo Berlusconi, che colpiscono i diritti e le condizioni di lavoro. Con questa intesa la Federmeccanica intende realizzare alcuni suoi storici obiettivi: la flessibilità e la precarietà più estese possibili, i bassi salari, la riduzione del ruolo contrattuale delle Rsu e, soprattutto il ridimensionamento del ruolo delle funzioni del contratto nazionale".

Per i metalmeccanici Cgil "quello che propone la Federmeccanica non è un vero contratto ma un trasferimento nel contratto nazionale del patto per l’Italia e delle principali norme e scelte del governo contro le quali si sono battuti i lavoratori in questi due anni. La Fim e la Uilm hanno accettato questa impostazione degli industriali e hanno sottoscritto la piattaforma delle imprese. Lo hanno fatto rifiutando qualsiasi regola di democrazia sindacale che garantisse ai lavoratori il diritto al voto sul loro contratto. In questo modo Fim e Uilm, che rappresentano la minoranza tra i metalmeccanici, rischiano di legittimare il più grave attacco al contratto nazionale da molti anni a questa parte'. In conclusione 'la Fiom mantiene le sue richieste, votate da 454mila metalmeccanici. La Fiom continuerà a rivendicare un aumento salariale che riconosca il valore del lavoro dei metalmeccanici, regole sicure contro la precarietà, il miglioramento dei diritti e delle condizioni dei lavoratori, dall’inquadramento, agli orari, a tutte le principali normative'.

(8 maggio 2003)

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