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Sono le ore 16.45 di mercoledì 7 maggio: quella
che possiamo considerare come la prima parte di questo contrastatissimo
rinnovo del contratto dei metalmeccanici è giunta al suo sconfortante
epilogo. A quasi cinquanta ore dall’avvio di una specie di non stop
iniziata alle 15.30 di lunedì 5, tutta fatta di incontri in seduta
plenaria, interruzioni, riunioni di delegazioni, ristrette, telefonate
e passeggiate lungo i corridoi della Confindustria, le delegazioni di
Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica tornano a prendere posto attorno al
tavolo sito nel salone in cui si è svolta gran parte della trattativa.
Giornalisti e operatori, finalmente ammessi, si contendono i posti
migliori in cui piazzare microfoni, registratori e telecamere.
Subito dopo il direttore generale di
Federmeccanica, Roberto Biglieri, che fa gli onori di casa, il primo a
prendere la parola per fare una dichiarazione relativa alla trattativa
è Riccardo Nencini, segretario nazionale Fiom. “Per quanto riguarda
l’insieme del testo che vi proponete di firmare oggi con altre
organizzazioni sindacali – scandisce Nencini – vi rendo noto che la
Fiom non vi aderirà”.
“Avete strutturato un sistema normativo dei
diritti dei lavoratori metalmeccanici – afferma Nencini – fatto di
rinvii a futuri strumenti di legge, di cui le parti non detengono alcun
controllo, rendendo per conseguenza il contratto vuoto”. Non solo:
venendo al salario, “l’intesa che avete trovato – incalza Nencini
– non raggiunge la copertura della difesa del potere di acquisto
delle retribuzioni”. “Per queste ragioni – conclude Nencini –
non aderiamo all’accordo, anche in considerazione che, nel
lungo percorso di questa trattativa, Federmeccanica si è sempre
sottratta alla negoziazione sulla piattaforma presentata dalla
Fiom-Cgil”.
Seguono le dichiarazioni di adesione all’intesa
di Giorgio Caprioli, per la Fim-Cisl, di Antonino Regazzi, per la
Uilm-Uil, e di Alberto Bombassei, presidente di Federmeccanica. Le
parole esprimono convinzione ma le voci e i volti tradiscono un qualche
imbarazzo. E non solo per la mancata firma del principale sindacato
della categoria, ma anche per i contenuti di un’intesa con cui le
parti firmatarie abdicano al ruolo più propriamente contrattuale avuto
nei precedenti rinnovi. Gli aumenti salariali, poi, sono
modestissimi: 45 euro in più a partire dal prossimo luglio cui si
aggiungeranno altri 24 euro dal febbraio 2004. Quanto ai 21 euro che
consentiranno agli aumenti di raggiungere la mitica quota 90,
compariranno in scena solo con l’ultima busta paga dell’anno
prossimo.
Torniamo alle parole di Nencini: 1La Fiom ritiene
ancora aperta la vertenza per il rinnovo del contratto dei
metalmeccanici”. La Fiom, quindi, considera il contratto come non
ancora rinnovato e chiama i lavoratori alla lotta. Ma questa sarà
un’altra storia.
(Rassegna sindacale, n.19, 15-21 maggio 2003)
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