CONTRATTI

.

.

.

PRIMA

 

Metalmeccanici

Accordo separato, si riapre la partita

Indice

Indietro

Metalmeccanici / Precontratti verso quota 100

Accordo separato, si riapre la partita

di Roberto Greco

La lotta comincia a dare i primi frutti. Procedono spedite, infatti, le intese precontrattuali della Fiom (giunte a quota 96) che coinvolgono ormai circa 14.000 lavoratori. Le vertenze ancora aperte, invece, sono 1.093 e interessano complessivamente 220.000 addetti, quasi un quarto del totale. L’accelerazione è avvenuta nelle ultime tre settimane, visto che al 10 luglio gli accordi siglati erano 27. I pionieri, come si ricorderà (vedi Rassegna n°23 del 2003), sono stati due cantieri navali di Ancona, Morini e Crn, del gruppo Ferretti.

La maggiore concentrazione di precontratti firmati è in Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia e Toscana. Ma intese di rilievo, anche se in misura minore, si registrano in Veneto, Liguria e Marche. Le aziende coinvolte sono perlopiù di media grandezza, fra i 150 e i 500 addetti. Proprio negli ultimi giorni, sono stati sottoscritti importanti accordi in Lamborghini automobili, Volkswagen, Caterpillar, Belleli, Growe e Minarelli motori, mentre le vertenze aperte coinvolgono grandi gruppi come Fincantieri, Marcegaglia, Europa Metalli, Merloni, Zanussi–Electrolux, Candy e Whirlpool.

Nel Sud, finora, non si registra alcun precontratto, ma a Melfi è in atto la consultazione dei lavoratori di tutto il polo dell’indotto auto, con un tasso di partecipazione di oltre il 70 per cento. A breve inizieranno anche mobilitazioni e scioperi.

La dirigenza dei metalmeccanici della Cgil mostra ottimismo. “Tutta la vicenda sta andando al di là delle nostre aspettative – afferma Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale Fiom –. Il successo dell’iniziativa è enorme. Lo confermano gli accordi raggiunti in poco tempo e la disponibilità di molte aziende a riaprire la partita contrattuale, che è poi il nostro obiettivo di fondo. Contemporaneamente, vi è un grande risultato sul piano della mobilitazione e delle lotte”. Del resto, dicono alla Fiom, il consenso alle piattaforme precontrattuali si conferma eccezionale. “La ragione di fondo – rileva Cremaschi – sta nel fatto che questo voto permette a chiunque di esprimere il proprio dissenso sull’accordo separato. Il caso Fiat è emblematico. Nel gruppo non si è ancora votato, ma le consultazioni avviate a Mirafiori hanno coinvolto 8.000 lavoratori su 14.000; si tratta di una percentuale sorprendente, con i sì oltre il 60 per cento”.

Ma vi sono anche altre ragioni che rendono facilmente comprensibile l’esito vincente dell’azione della Fiom: da un lato l’inconsistenza salariale dell’intesa del 7 maggio, dall’altro il malessere dovuto al peggioramento delle condizioni di lavoro, a causa dell’introduzione da parte di molte aziende del Tmc-2 la nuova metrica che riduce i tempi del 15–20 per cento.

Questo l’iter seguito dalla Fiom per arrivare agli accordi precontrattuali: una volta fatte le assemblee, e accertato l’assenso della maggioranza dei lavoratori tramite referendum, si parte con scioperi a blocchi di 4–8 ore o a fine turno. Com’è noto, la Fiom ha definito una griglia di punti rivendicativi fondamentali, a partire dal salario, con aumenti reali, senza anticipi rispetto a spettanze future (come fa invece l’intesa separata), di 115–125 euro, più un’una tantum di altri 500 euro. La griglia contiene poi una clausola di ultrattività del ccnl del ’99 per tutte le parti normative che non sono esplicitamente trattate e che riguardano, in particolare, i diritti: dalla legge “Biagi” sul mercato del lavoro alle nuove disposizioni sugli orari, fino alle tutele per i lavoratori precari. Per questi ultimi si chiede un massimo di permanenza nei contratti a tempo determinato o interinale di 12 mesi. Sulla base di tale schema si avviano le vertenze precontrattuali, la cui premessa, ovviamente, è che l’azienda in questione sia interessata alla riapertura della trattativa nazionale sul contratto con tutti i soggetti firmatari, quindi anche con la Fiom.

A meno di tre mesi dalla firma del 7 maggio, dunque, l’accordo separato, sembra essere già entrato in crisi. “La situazione è ancora a macchia di leopardo – sottolinea il sindacalista –, ma c’è già un grosso risultato sul piano delle mobilitazioni e delle lotte. Quando i lavoratori partono con gli scioperi, vanno avanti sul serio e incidono sulla produzione. Vi è una ripresa di articolazione del conflitto, fondamentale per noi, come non si vedeva da tempo. Soprattutto, poi, se pensiamo a quel che aveva detto il presidente di Federmeccanica all’indomani dell’intesa separata: “Ci saranno 15 giorni di confusione e poi basta”. Non è così, è evidente”.

Secondo la Fiom, sul fronte imprenditoriale vi sono segnali di sfrangiamento, ma non ancora vere e proprie crepe. “La tenuta politica delle nostre controparti è tuttora forte – aggiunge Cremaschi –, ma crescono le pressioni e il nervosismo di molte associazioni territoriali, che stanno reagendo con un’aggressività davvero inusuale, coinvolgendo spesso anche i loro uffici legali”. L’ultimo caso è quello degli industriali di Reggio Emilia, che hanno diffuso una lunga circolare per diffidare i loro affiliati dal sottoscrivere accordi con la Fiom.

Parallelamente alle intese precontrattuali, i meccanici della Cgil stanno portando avanti iniziative legali. “Fin dall’inizio – ricorda il segretario nazionale Fiom – abbiamo contestato la validità erga omnes dell’accordo separato. Le sentenze Fiat, che per altri motivi sono state pronunciate a Torino e ad Arese, ci dicono che uno spazio c’è. È la prima volta che un’azienda a maggioranza di lavoratori Fiom pretende di applicare la legge 30 in virtù del contratto firmato con Fim e Uilm. Per questo noi reagiamo anche sul piano giuridico, con buone possibilità di ottenere ragione”.

A settembre l’azione della Fiom avrà un’ulteriore impennata. La vertenza verrà estesa alle filiere dei grandi gruppi e in tutti i settori. Si conta, innanzitutto, di giungere allo sciopero generale del 17 ottobre con gran parte della categoria mobilitata sui precontratti e, inoltre, di arrivare a un certo numero di accordi per poi rafforzare il conflitto laddove la resistenza è politicamente più determinata. Sono lotte che richiedono anche un cospicuo sacrificio economico da parte dei lavoratori: per questo è appena partita una “cassa di resistenza”, che funzionerà come mezzo di autofinanziamento.

“Industriali, Fim e Uilm – conclude Cremaschi – comincino a pensare a come affrontare il fatto che il loro accordo non solo non ha raccolto il consenso dei lavoratori, ma ora piace sempre meno alle stesse imprese. E questo, probabilmente, i firmatari del 7 maggio non lo avevano previsto”.

(1 agosto 2003)

LINK

Federmeccanica

Fiom

Fim

Uilm

Il testo dell'accordo separato