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E alla fine l’accordo separato c’è stato. Fim
e Uilm hanno accettato l’impostazione di Federmeccanica e hanno
siglato un’intesa che la Fiom ha subito giudicato inaccettabile,
visto che con essa viene superato il contratto nazionale. Il perché di
questa valutazione lo chiediamo a Gianni Rinaldini.
“L’accordo siglato con Federmeccanica da Fim e Uilm –
risponde il segretario generale della Fiom– di fatto prevede il
superamento del contratto nazionale, poiché su tutte le parti relative
a orario di lavoro, straordinari, banca ore, mercato del lavoro e
lavori atipici siamo di fronte semplicemente a una logica di rinvio a
una fase successiva che è quella di una pura e semplice applicazione
delle leggi esistenti, (orario e contratti a termine) o dei decreti
legislativi che il governo dovrà attuare sulla base delle legge 30 sul
mercato del lavoro. Scompaiono di fatto ruolo e funzione del contratto
nazionale, così come li abbiamo conosciuti in questi anni, e si
afferma un ruolo di pura applicazione delle leggi che il governo sta
facendo sul terreno del lavoro, che tendono a determinare una
condizione di precarizzazione di massa.
Rassegna A questa valutazione negativa
si aggiungono poi risultati sui fronti dell’inquadramento e del
salario che contestate duramente…
Rinaldini Sull’aspetto inquadramento unico ci troviamo di
fronte a un ennesimo rinvio a una commissione che dovrà definire
una sorta di manuale con un “menu di soluzioni chiavi in mano”
(cito il testo dell’intesa) che le aziende utilizzeranno a seconda
delle loro esigenze specifiche, come dire che non esiste più un
inquadramento professionale a livello nazionale.
Per quanto riguarda la parte retributiva, ci troviamo di fronte
all’accoglimento della proposta di Federmeccanica, che fin
dall’inizio è stata quella dell’inflazione programmata: avevano
proposto 68 euro, il contratto ne darebbe 69; ed esplicitamente
si afferma che la terza tranche, con altri 21 euro, prevista per il
dicembre 2004, è considerata come un anticipo degli aumenti
retributivi del biennio 2005-2006, tant’è vero che sono identificati
in termini d’inflazione (1,3 per cento) e dovranno andare a
conguaglio degli aumenti retributivi che verranno definiti per il
biennio successivo.
Rassegna Come ti spieghi che con
contenuti così bassi si sia arrivati a firmare un contratto separato?
Rinaldini Me lo spiego dal versante di
Federmeccanica. Per quanto riguarda Fim e Uilm si tratta di una scelta
difficilmente comprensibile. Dal versante di Federmeccanica è evidente
che ci troviamo di fronte a una soluzione contrattuale che predispone a
un confronto interconfederale sulla struttura contrattuale che punta
esplicitamente al superamento della funzione e del ruolo del contratto
nazionale.
Rassegna Sì, ma Fim e Uilm?
Rinaldini Bisognerebbe chiederlo a loro.
Abbiamo la conferma che con la firma due anni fa del contratto separato
sul biennio economico, come avevamo detto allora, non si trattava
solo di una questione di aumenti retributivi ma era partita una
operazione sulla funzione del contratto. Va peraltro ribadito che
ci troviamo di fronte a un atteggiamento di Cisl e Uil, che hanno
seguito costantemente l’evolversi della trattativa, che, a fronte di
un accordo siglato da organizzazioni che rispetto alla Fiom sono
minoritarie, non intendono sottoporlo in alcun modo alla validazione
dei lavoratori attraverso il referendum. Ci troviamo di fronte a un
vero e proprio sopruso sul terreno democratico.
Rassegna Come pensate di articolare la lotta
per rispondere a questo “sopruso”?
Rinaldini Noi continuiamo a chiedere il
referendum. Nel frattempo va avanti la vertenza sulla nostra
piattaforma, peraltro validata dal voto di 450 mila lavoratori
metalmeccanici. Per questo abbiamo previsto un primo pacchetto di 16
ore di lotta, con una giornata nazionale il 16 maggio. È evidente che
questa situazione di scontro non si risolve soltanto con alcune
iniziative di sciopero, locale e nazionale: decideremo a quel punto
ulteriori iniziative puntando, sempre in un rapporto democratico con i
lavoratori, a una disarticolazione per quanto riguarda la situazione
delle aziende e lo stesso livello di rappresentatività della
Federmeccanica.
Rassegna Che cosa vuol dire questo, in
concreto?
Rinaldini Penso che dovremo decidere
iniziative di lotta in grado di incidere rispetto all’attività
produttiva delle imprese e che insieme costringano le imprese a
pronunciarsi rispetto alle soluzioni contrattuali che noi proponiamo.
Rassegna Voi avete fatto il 9 una
grossa assemblea dei delegati a Brescia. Qual è il clima
tra i lavoratori e nelle fabbriche?
Rinaldini È cambiato nelle ultime
giornate, di fronte al prospettarsi dell’ipotesi e poi di fronte alla
firma dell’accordo separato. Per tutta una fase del confronto i
lavoratori metalmeccanici non pensavano che si potesse arrivare a un
accordo separato sul contratto nazionale. A fronte della firma di Fim e
Uilm il clima è cambiato. C’è rabbia ma c’è anche la
determinazione di avere un contratto adeguato. A questo punto si apre
un conflitto sociale che non riguarda solo la Fiom ma anche la Cgil.
Rassegna Avete detto che volete
incontrare Ciampi. Perché?
Rinaldini Ci troviamo di fronte a uno
strappo democratico evidente, rispetto anche all’articolo 39 della
Costituzione. È persino paradossale che in un paese dove si possono
effettuare referendum per abrogare delle leggi i lavoratori non possano
esercitare il proprio diritto di voto sul contratto. Su questa
situazione è bene che tutti si pronuncino, a partire dai partiti del
centro sinistra.
Rassegna Molti hanno detto che, dopo
la presentazione di piattaforme separate, un epilogo come quello di
oggi era inevitabile – e la Fiom, che è stata la prima a farlo, in
qualche modo lo avrebbe reso inevitabile –. Era impossibile fare
diversamente?
Rinaldini Due anni fa presentammo una
piattaforma unitaria e alla fine ci fu un accordo separato. Vorrei che
tutti avessero presente questo piccolo particolare.
La piattaforma separata deriva da una riunione fatta dalle segreterie
generali di Fiom, Fim e Uilm che hanno verificato comunemente che non
c’erano le condizioni per una piattaforma unitaria, a partire dalla
definizione di un percorso democratico che evitasse il ripetersi della
situazione di due anni prima. Chi utilizza questo ragionamento per
accusare la Fiom dice semplicemente una bugia.
(Rassegna sindacale, n.19, 15-21 maggio 2003)
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