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Metalmeccanici / Intervista a Gianni Rinaldini

Il contratto negato

di Enrico Galantini

E alla fine l’accordo separato c’è stato. Fim e Uilm hanno accettato l’impostazione di Federmeccanica e hanno siglato un’intesa che la Fiom ha subito giudicato inaccettabile, visto che con essa viene superato il contratto nazionale. Il perché di questa valutazione lo chiediamo a Gianni Rinaldini.

“L’accordo siglato con Federmeccanica da Fim e Uilm –  risponde il segretario generale della Fiom– di fatto prevede il superamento del contratto nazionale, poiché su tutte le parti relative a orario di lavoro, straordinari, banca ore, mercato del lavoro e lavori atipici siamo di fronte semplicemente a una logica di rinvio a una fase successiva che è quella di una pura e semplice applicazione delle leggi esistenti, (orario e contratti a termine) o dei decreti legislativi che il governo dovrà attuare sulla base delle legge 30 sul mercato del lavoro. Scompaiono di fatto ruolo e funzione del contratto nazionale, così come li abbiamo conosciuti in questi anni, e si afferma un ruolo di pura applicazione delle leggi che il governo sta facendo sul terreno del lavoro, che tendono a determinare una condizione di precarizzazione di massa.

Rassegna A questa valutazione negativa  si aggiungono poi risultati sui fronti dell’inquadramento e del salario che contestate duramente…

Rinaldini
  Sull’aspetto inquadramento unico ci troviamo di fronte  a un ennesimo rinvio a una commissione che dovrà definire una sorta di manuale con un “menu di soluzioni chiavi in mano” (cito il testo dell’intesa) che le aziende utilizzeranno a seconda delle loro esigenze specifiche, come dire che non esiste più un inquadramento professionale  a livello nazionale. Per quanto riguarda la parte retributiva, ci troviamo di fronte all’accoglimento della proposta di Federmeccanica, che fin dall’inizio è stata quella dell’inflazione programmata: avevano proposto 68 euro,  il contratto ne darebbe 69; ed esplicitamente si afferma che la terza tranche, con altri 21 euro, prevista per il dicembre 2004, è considerata come un anticipo degli aumenti retributivi del biennio 2005-2006, tant’è vero che sono identificati in termini d’inflazione (1,3 per cento) e dovranno andare  a conguaglio degli aumenti retributivi che verranno definiti per il biennio successivo.

Rassegna  Come ti spieghi che con contenuti così bassi si sia arrivati a firmare un contratto separato?

Rinaldini Me lo spiego dal versante di Federmeccanica. Per quanto riguarda Fim e Uilm si tratta di una scelta difficilmente comprensibile. Dal versante di Federmeccanica è evidente che ci troviamo di fronte a una soluzione contrattuale che predispone a  un confronto interconfederale sulla struttura contrattuale che punta esplicitamente al superamento della funzione e del ruolo del contratto nazionale.

Rassegna  Sì, ma Fim e Uilm?

Rinaldini  Bisognerebbe chiederlo a loro. Abbiamo la conferma che con la firma due anni fa del contratto separato sul biennio economico, come  avevamo detto allora, non si trattava solo di una questione di aumenti retributivi  ma era partita una operazione sulla funzione del contratto.  Va peraltro ribadito che ci troviamo di fronte a un atteggiamento di Cisl e Uil, che hanno seguito costantemente l’evolversi della trattativa, che, a fronte di un accordo siglato da organizzazioni che rispetto alla Fiom sono minoritarie, non intendono sottoporlo in alcun modo alla validazione dei lavoratori attraverso il referendum. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio sopruso sul terreno democratico.

Rassegna Come pensate di articolare la lotta per rispondere a questo “sopruso”?

Rinaldini Noi continuiamo a chiedere il referendum.  Nel frattempo va avanti la vertenza sulla nostra piattaforma, peraltro validata dal voto di 450 mila lavoratori metalmeccanici. Per questo abbiamo previsto un primo pacchetto di 16 ore di lotta, con una giornata nazionale il 16 maggio. È evidente che questa situazione di scontro non si risolve soltanto con alcune iniziative di sciopero, locale e nazionale: decideremo a quel punto ulteriori iniziative puntando, sempre in un rapporto democratico con i lavoratori, a una disarticolazione per quanto riguarda la situazione delle aziende e lo stesso livello di rappresentatività della Federmeccanica.

Rassegna  Che cosa vuol dire questo, in concreto?

Rinaldini  Penso che dovremo decidere iniziative di lotta in grado di incidere rispetto all’attività produttiva delle imprese e che insieme costringano le imprese a pronunciarsi rispetto alle soluzioni contrattuali che noi proponiamo.

Rassegna  Voi avete fatto il 9 una grossa  assemblea dei delegati a Brescia. Qual è il clima  tra i lavoratori e nelle fabbriche?

Rinaldini  È cambiato nelle ultime giornate, di fronte al prospettarsi dell’ipotesi e poi di fronte alla firma dell’accordo separato. Per tutta una fase del confronto i lavoratori metalmeccanici non pensavano che si potesse arrivare a un accordo separato sul contratto nazionale. A fronte della firma di Fim e Uilm il clima è cambiato. C’è rabbia ma c’è anche la determinazione di avere un contratto adeguato. A questo punto si apre un conflitto sociale che non riguarda solo la Fiom ma anche la Cgil.

Rassegna  Avete detto che volete incontrare Ciampi. Perché?

Rinaldini  Ci troviamo di fronte a uno strappo democratico evidente, rispetto anche all’articolo 39 della Costituzione. È persino paradossale che in un paese dove si possono effettuare referendum per abrogare delle leggi i lavoratori non possano esercitare il proprio  diritto di voto sul contratto. Su questa situazione è bene che tutti si pronuncino, a partire dai partiti del centro sinistra.

Rassegna  Molti hanno detto che, dopo la presentazione di piattaforme separate, un epilogo come quello di oggi era inevitabile – e la Fiom, che è stata la prima a farlo, in qualche modo lo avrebbe reso inevitabile –. Era impossibile fare diversamente?

Rinaldini  Due anni fa presentammo una piattaforma unitaria e alla fine ci fu un accordo separato. Vorrei che tutti avessero presente questo piccolo particolare. La piattaforma separata deriva da una riunione fatta dalle segreterie generali di Fiom, Fim e Uilm che hanno verificato comunemente che non c’erano le condizioni per una piattaforma unitaria, a partire dalla definizione di un percorso democratico che evitasse il ripetersi della situazione di due anni prima. Chi utilizza questo ragionamento per accusare la Fiom dice semplicemente una bugia.

(Rassegna sindacale, n.19, 15-21 maggio 2003)

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