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Pur restando nell'accordo di luglio '93 e senza
uscire dal perimetro fissato dall'inflazione programmata, la
Federmeccanica è disposta ad accordare aumenti salariali superiori al
4,3%, e quindi a 67 euro, per il rinnovo del contratto dei
metalmeccanici. E' quanto emerso dall'aggiornamento odierno del
negoziato tra l'associazione delle imprese e i sindacati di categoria
Fiom, Fim e Uilm. Il sistema per andare oltre i 67 euro sarebbe quello
di anticipare il divario tra inflazione programmata e reale che si sta
realizzando nel 2003. Una proposta bocciata dalla Fiom, che la giudica
"incredibile" e che ha anche diffidato Federmeccanica dal
siglare un accordo separato. Mentre Fim e Uilm considerano apprezzabile
l'apertura, ma ritengono che siano necessari ulteriori passi avanti per
andare alla stretta finale. Il prossimo incontro è previsto per il 24
aprile.
La proposta è stata annunciata dal direttore generale degli
industriali metalmeccanici, Roberto Biglieri, il quale ha precisato che
gli spazi di mediazione sono molto stretti. Federmeccanica ha spiegato
ai sindacati che la condizione per l'accordo è di restare comunque
dentro al sistema di regole del patto di luglio e quindi
dell'inflazione programmata. Quello di anticipare il divario tra
inflazione programmata e reale - ha spiegato Biglieri - è un metodo
che "era già stato utilizzato nello scorso contratto con
l'anticipo delle 18 mila lire di divario tra inflazione programmata e
reale per i primi sei mesi del 2001".
Fim e Uilm apprezzano le aperture fatte oggi dalla Federmeccanica.
"C'é la volontà politica - ha detto il segretario generale della
Fim, Giorgio Caprioli - di fare il contratto e di affrontare il tema
della riforma dell'inquadramento. Le proposte fatte però sono molto
distanti dalla possibilità di fare l'accordo. Ci sono segnali della
volontà di andare avanti ma l'offerta di merito è ancora troppo
bassa". Caprioli ricorda che è ancora aperta la possibilità di
una mobilitazione dei lavoratori a sostegno della vertenza dopo il 27
aprile, data della scadenza della moratoria sugli scioperi.
"Valuteremo il 24 - ha concluso - sulla base di quello che sarà
decideremo". Il segretario generale della Uilm Tonino Regazzi ha
detto di "avere apprezzato" le indicazioni emerse dalla
riunione di oggi anche se ci sono "incongruenze" tra
affermazioni al tavolo e il merito della trattativa. Apprezzo - ha
detto ancora - le affermazioni sul piano politico ma mi aspettavo di più.
Credo che sia necessario comunque andare ad una trattativa serrata,
confermo che è possibile fare il contratto entro la moratoria se
cominciamo a discutere dal 24".
La Fiom Cgil, invece, non ritiene che la riunione di oggi abbia portato
passi avanti nella trattativa. Il segretario della Fiom Gianni
Rinaldini definisce "incredibile" l'ipotesi di andare oltre i
67 euro di aumento attraverso un nuovo anticipo del divario tra
inflazione programmata e reale. La Fiom stigmatizza anche la richiesta
degli industriali di armonizzare il contratto con la legge appena
varata sull'orario sulla base della direttiva europea. "Sul
salario - ha detto Rinaldini - non mi sembra ci sia una grande
apertura. Si è fatto intendere che sono pronti ad andare oltre il 4,3%
ma dentro lo schema dell'accordo del 1993. Interpreto che il metodo
potrebbe essere l'anticipo dello scarto tra inflazione programmata e
reale. Questo sarebbe incredibile. Le distanze restano consistenti, non
c'é nessuna ipotesi di stretta conclusiva". Rinaldini infine ha
confermato che il 28 la Fiom deciderà, se le condizioni rimarranno
quelle attuali, le iniziative di lotta a sostegno della vertenza. Le
tute blu della Cgil nel frattempo ribadiscono la necessità di un
metodo democratico per validare qualsiasi ipotesi di accordo.
"Democrazia significa - ha concluso - che i lavoratori esprimono
il loro giudizio sull'accordo che eventualmente fosse raggiunto".
La Fiom ha anche diffidato gli industriali dal firmare intese separate
con Fim e Uilm, dal momento che si tratterebbe di accordi siglati con
organizzazioni minoritarie. Nella riunione di oggi la Fiom ha
presentato alla Federmeccanica un documento nel quale si sostiene che
un'intesa separata contraddirebbe di fatto l'art.39 della Costituzione.
"E' evidente che un contratto sottoscritto senza il consenso della
maggioranza rappresentativa dei metalmeccanici si presterebbe
inevitabilmente a subire una evidente carenza di legittimazione e
darebbe luogo ad infiniti contenziosi, sia individuali che
collettivi". "La nostra organizzazione - conclude il
documento - non potrebbe accettare intese sul contratto nazionale che
stravolgessero e negassero alla radice i principi della rappresentanza
e del consenso. In questo caso è evidente che la Fiom sarebbe
costretta ad utilizzare tutti gli strumenti sindacali e legali
necessari a tutelare tali principi". La Fiom quindi ha invitato la
Federmeccanica a proseguire il negoziato "fino a che non si possa
raggiungere una intesa tra tutte le parti e organizzazioni
rappresentate al tavolo".
(17 aprile 2003)
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