|
Il contratto dei
ministeriali è stato firmato da poche ore quando incontriamo Laimer
Armuzzi, segretario generale della Funzione pubblica Cgil. Sono già
uscite in rapida successione le agenzie di stampa che danno la notizia
e due «take», a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro,
parlano di aumenti di 106 euro, il primo e di 109, il secondo. È da
qui che parte la nostra intervista: come prima cosa infatti domandiamo
ad Armuzzi quale sia il vero aumento, quale sia la cifra vera. «Tutt’e
due – risponde il segretario generale della Fp Cgil –. Sono due
modi di contare le stesse cifre. La prima, i 106 euro, la si ottiene
con un semplice calcolo aritmetico, dividendo il montante complessivo
degli aumenti per il numero dei dipendenti interessati. La seconda, i
109 euro, corrisponde invece all’aumento che abbiamo ottenuto per il
sesto livello, la nostra “figura di riferimento”. Io personalmente
preferisco usare questo secondo dato».
Rassegna In entrambi i casi, comunque, un aumento
consistente...
Armuzzi E per di più, in questo contratto, per la
prima volta le risorse stanziate sono all’80 per cento sulla parte
fissa della retribuzione (paga base e contingenza più indennità
amministrativa). Le volte precedenti non avevano superato il 70: ma in
questa tornata abbiamo puntato a stabilizzare salario, per recuperare
da un lato il potere d’acquisto perso e, dall’altro, per garantirci
dalla futura perdita, sempre di potere d’acquisto. L’incremento di
77,11 euro su paga base e contingenza equivale a un aumento del 6 per
cento secco. Quindi, al di là di quel 5,66 che il governo dice di
averci messo. D’altra parte, l’accordo di febbraio 2002 parlava di
aumenti pari a 100,71 euro complessivi al sesto livello. Oggi gli euro
d’aumento sono 109,39. Se la cifra di febbraio era il 5,66 per cento,
come fa a esserlo anche questa?
Rassegna
Questo dal punto di vista economico. Da quello normativo, quali sono le
novità più interessanti?
Armuzzi
Secondo me è quanto abbiamo deciso sulla contrattazione integrativa.
C’era stata una sentenza della Corte costituzionale che, equiparando
in pratica i meccanismi di selezione interna a concorsi, con
l’obbligo quindi di garantire almeno il 50 per cento di nuove
assunzioni dall’esterno, di fatto aveva inibito la contrattazione
integrativa sulla valorizzazione delle professionalità. Nel contratto
si prevede lo sblocco di questa situazione, con alcuni accorgimenti di
natura tecnica che consentono di considerare valido quanto è stato
fatto fino adesso e di riprendere la contrattazione integrativa nei
ministeri. Ci sono poi alcune innovazioni significative in fatto di
lotta al mobbing e alle molestie sessuali, con comitati e sportelli
d’ascolto. Sono previste anche sanzioni per rendere più concreto
questo impegno sancito dal contratto. Dal punto di vista normativo, in
senso più lato, c’è poi un fatto che io credo abbia una grande
rilevanza politica.
Rassegna E cioè?
Armuzzi Il fatto che il governo, nei contratti
dove è datore di lavoro, non utilizza le norme che esso stesso ha
varato in tema di mercato del lavoro e di flessibilità. E infatti nel
contratto firmato non c’è nulla di quanto previsto dall’avviso
comune sul tempo determinato, non c’è nulla della 848. non c’è
nulla dell’ultimo decreto sull’orario di lavoro. Anzi. Il contratto
fa di più: ripristina la situazione precedente, comprese le causali e
le percentuali sulla flessibilità che l’avviso comune e la legge 848
avevano tolto di mezzo. A me pare questa la parte politicamente più
rilevante. Insieme, è ovvio, al fatto che il governo conceda aumenti
superiori all’inflazione programmata.
Queste due cose messe assieme possono dare una spinta anche alla
contrattazione nel privato. Nonostante alcune organizzazioni sindacali
– per non far nomi, Fim e Uilm – si affannino a dire che tra i due
contratti non è possibile nessun paragone. È vero, il contratto dei
metalmeccanici e quello dei ministeriali sono due cose diverse. Ma se
il protocollo del 23 luglio era il punto di riferimento di tutti i
contratti, un qualche paragone lo si potrà pur fare, no? E poi il
fatto di poter mettere dentro un contratto norme di un tipo o di un
altro non dipende dal fatto che i contratti sono diversi ma da come
viene gestito il tavolo della contrattazione. Se si vogliono avere o no
flessibilità di un certo tipo dipende dalla volontà politica di chi
stipula i contratti, non dalla tipologia dei contratti.
Rassegna A giudicare dalle conclusioni, il governo è
stato per voi, a parte i tempi, una controparte quasi ideale…
Armuzzi Evidentemente il governo è capace di fare atti
legislativi purché le cose non lo riguardino da vicino. Togliere un
diritto sull’articolo 18 a chi ti sta lontano è facile. Quando
invece ce l’hai in casa è più complicato. Ci devi fare i conti. E
magari qualcuno punta su un’area di consenso che può ricevere solo
mettendosi in contraddizione con qualcosa che ha fatto il giorno prima.
Del resto nel governo ci sono diverse linee. C’era di sicuro anche
chi il contratto non lo voleva fare.
Rassegna Non tutti quindi saranno contenti…
Armuzzi Non so se Tremonti, Maroni, Sacconi siano tanto
contenti. Penso di no. Come del resto Confindustria. Ma non credo che
nessuno oserà metterlo in discussione, questo contratto. Perché, se
lo facessero, dovrebbero mettere in conto una fase di conflittualità
nel settore pubblico come mai c’è stata nel paese.
Rassegna Questo contratto, tra i vari aspetti positivi,
ha quello di essere stato raggiunto e firmato unitariamente da
tutti e tre i sindacati confederali. È stato difficile?
Armuzzi No, ma questo contratto non l’abbiamo
firmato perché era unitario, quanto per i suoi contenuti. Certo,
poi siamo contenti che sia unitario, perché questo senza dubbio gli dà
un valore aggiunto. Ma il fatto dell’unità in sé non ci sarebbe
bastato per firmarlo, se non fossimo stati convinti dei contenuti.
Rassegna Diciamo che l’unità ha aiutato a farlo…
Armuzzi Non c’è dubbio. Ma questo è stato
possibile perché sui contenuti, nella piattaforma, abbiamo trovato un
punto di sintesi senza cedere sui diritti.
Rassegna Fatto questo contratto, adesso tocca agli altri
comparti pubblici. La strada è in discesa?
Armuzzi Non ci sono automatismi. Certo, anche per gli
altri contratti pubblici questo è comunque un apripista. Ma ogni
contratto ha la sua storia. Il fatto che gli aumenti tabellari siano al
6 per cento serve di sicuro a stabilire un punto di riferimento anche
per le altre trattative. Ma, ripeto, non ci sono automatismi. Il
governo, in questa Finanziaria, gli enti locali e le Regioni li ha
taglieggiati davvero. Ci sono difficoltà che non disconosciamo per i
contratti di enti locali e sanità. Ma se qualcuno pensa che le
difficoltà debbano pesare solo sui lavoratori, noi non siamo
d’accordo. Anzi. Per questo pensiamo che sia utile procedere
rapidamente non solo all’apertura dei tavoli ma anche a confronti
trilaterali – governo, autonomie locali e regioni, sindacato –
perché il governo deve assumersi la responsabilità delle operazioni
finanziarie che ha fatto. Sarebbe un errore politico-strategico non
coinvolgere il governo in questi rinnovi: pur non essendo lui il datore
di lavoro, l’esecutivo deve assumersi la responsabilità delle scelte
che ha fatto.
Rassegna Contrattazione integrativa. La grande novità
della stagione contrattuale del pubblico impiego dopo la riforma. Che
bilancio se ne può trarre?
Armuzzi In questi anni abbiamo coinvolto nella
contrattazione integrativa circa il 90 per cento dei lavoratori, in
tutti i comparti. Occorre adesso ridarle impulso immediato, appena
chiusi i vari contratti, , in particolare sulle questioni che
riguardano difesa dei diritti e organizzazione del lavoro. Attraverso
queste due «chiavi» infatti si possono raggiungere risultati
importanti: maggiore efficienza della macchina, valorizzazione del
lavoro e difesa del servizio pubblico, contro la demolizione che questo
governo sta cercando di farne.
(Rassegna sindacale, n.9, marzo 2003)
|