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Un contratto anche per i dipendenti del parastato:
62.000 addetti suddivisi tra enti previdenziali (Inps, Inail, Inpdap,
Ipost), consigli e ordini professionali, enti parco e Aci. La firma
sull’ipotesi d’accordo tra Aran e sindacati confederali di
categoria, che dovrà ora passare al vaglio dei lavoratori e a quello
degli organi istituzionali di controllo (comitato di settore, governo,
Corte dei Conti) è arrivata nella sera del 12 giugno. Nella stessa
giornata è stato firmato definitivamente il contratto dei ministeri.
Per completare la tornata, mancano dunque ancora all’appello sanità,
enti locali, agenzie fiscali, presidenza del consiglio: in totale, un
milione e mezzo di lavoratori che pagano, come spiega Carlo Podda,
segretario confederale della Fp Cgil, “per i ritardi del governo”.
Per sbloccare queste vertenze resta in piedi lo sciopero organizzato
per il 27 giugno. Del resto il rinnovo nel comparto del parastato si è
sbloccato solo dopo lo sciopero riuscito del 19 maggio scorso.
Agli addetti del parastato il nuovo ccnl porterà
un incremento complessivo medio di 130,76 euro mensili, la novità di
un’indennità di ente e l’inglobamento dell’indennità
integrativa speciale nel salario tabellare. Soddisfatti i sindacati,
non solo per il valore complessivo dell’aumento, ma anche per la sua
distribuzione: “Il salario tabellare è stato rivalutato del 6 per
cento e oltre l’80 per cento dell’incremento – spiega Alfredo
Garzi, coordinatore del dipartimento sindacale della Funzione pubblica
Cgil – è stato distribuito sulle voci fisse: tabellare e indennità
di ente. Sono quindi cifre “consolidate”, mentre la produttività
può essere aleatoria e comunque va contrattata”.
“L’accordo siglato – aggiunge Antonella Morga, della segreteria
nazionale Fp Cgil – è coerente con gli obiettivi che ci eravamo
posti per la stagione contrattuale. Va poi sottolineato il fatto che
sia il percorso rivendicativo sia la firma finale sono state condotte
unitariamente”. Gli aumenti pattuiti saranno distribuiti secondo due
decorrenze: 41,43 euro in media sul tabellare dal primo gennaio 2002 e
altri 46 euro dal primo gennaio 2003; a queste cifre vanno naturalmente
aggiunte, secondo diverse articolazioni, le altre voci retributive.
Tra le novità del ccnl, come detto, c’è
l’introduzione di un’indennità di ente: 100 euro mensili per gli
addetti in area A, 135 per quelli in area B e 160 per l’area C.
“E’ un’innovazione importante – commenta Garzi – perché
produce un’aumento della parte di retribuzione che entra nel calcolo
del Tfr e, soprattutto, nella base di calcolo per la previdenza
integrativa”. L’indennità è finanziata dagli incrementi
contrattuali e, soprattutto, con quote prelevate dal fondo per la
contrattazione integrativa: con questa operazione, dunque, una parte
della retribuzione si sposta dalla parte variabile a quella fissa del
salario. Sempre nella parte economica, infine, scompare la voce
“indennità integrativa speciale”, che viene conglobata nel
tabellare.
Quanto alla normativa, va segnalato il
rafforzamento della contrattazione nei posti di lavoro: almeno il 10
per cento del fondo nazionale per la contrattazione deve essere
obbligatoriamente destinato alla negoziazione sui posti di lavoro:
“Il che significa – sottolinea Garzi – maggiori spazi e poteri
alle Rsu”.
Viene poi costituito un comitato paritetico
antimobbing e adottato un codice di condotta contro le molestie
sessuali, mentre una commissione paritetica definirà le modifiche al
sistema di classificazione. Confermate, infine, tutte le norme e le
tutele già contenute nei precedenti contratti. In particolare,
nonostante il recente decreto governativo, l’orario di lavoro rimane
a 36 ore settimanali.
(13 giugno 2003)
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