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Ogm? No, grazie. L’accordo integrativo Peroni è
il primo che sancisce l’impegno da parte di un grande gruppo
dell’industria alimentare a non utilizzare, nella preparazione dei
prodotti, organismi geneticamente modificati. Il cosiddetto free ogm si
sposa poi con i capitoli del nuovo contratto relativi alla tracciabilità
e qualità del prodotto: l’ambizione delle parti è quella di
coniugare la tutela e la sicurezza dei lavoratori con quella dei
cittadini consumatori. L’azienda, dunque, s’impegna a proseguire
nell’applicazione del sistema di certificazione Iso 9000 e
nell’attività di monitoraggio dall’arrivo delle materie prime fino
alla consegna del prodotto al primo cliente: si tratta, appunto, del
“tracciato” che consente di ricostruire e di evidenziare per il
consumatore tutte le fasi della produzione. Non solo: il parametro
della qualità della produzione ha anche un peso importante nella
determinazione del premio per obiettivi. Complessivamente, il premio
vale, nel quadriennio, 5.060 euro: “Con un incremento – sottolinea
Vincenzo Lacorte, della segreteria nazionale Flai Cgil – di oltre il
32 per cento rispetto al precedente”.
L’accordo Peroni, siglato il 16 luglio tra l’azienda e le categorie
di Cgil, Cisl e Uil, arriva in un momento particolare nella storia del
celebre marchio italiano. Nel maggio 2003 la Holding Birra Peroni Spa
(che detiene il 100 per cento della Spa Birra Peroni) è entrata a fare
parte del gruppo Sab Miller, uno dei maggiori produttori mondiali del
settore birrario (inglese-sudafricano), presente in 24 paesi, con oltre
64.000 addetti e 120 milioni di ettolitri di bevanda prodotti ogni
anno. Birra Peroni ha, invece, in Italia quattro stabilimenti (Roma, Napoli,
Padova, Bari), con circa 900 dipendenti e 4,7 milioni di ettolitri
prodotti nel 2002.
Tra le novità dell’accordo, va segnalato un
nuovo schema di relazioni industriali, con la calendarizzazione di due
momenti di confronto annuale a livello di gruppo per l’esame e la
verifica congiunta delle dinamiche relazionali e produttive. “Si
tratta di un importante strumento di partecipazione – commenta il
sindacalista –, grazie al quale i lavoratori sono messi in grado di
capire l’andamento del gruppo, del mercato”. L’altra novità è
l’istituzione di un osservatorio bilaterale di gruppo con 500 ore
a disposizione per i rappresentanti delle rsu.
Il capitolo degli appalti e delle terziarizzazioni,
insieme a quello della sicurezza, ribadisce, come definito nel ccnl
degli alimentaristi il vincolo della non appaltabilità di
tutte le lavorazioni proprie della produzione. Per la prima volta,
inoltre, la vigilanza e la verifica sulla sicurezza potranno essere
svolte congiuntamente da Rls e rappresentante datoriale anche nelle
aziende appaltanti.
Infine, formazione e salario di gruppo. Quanto alla formazione, i
sindacati hanno ottenuto che tutti i lavoratori, a prescindere dalle
qualifiche, debbano essere coinvolti nei percorsi, l’esito dei quali
dovrà essere valutato da direzione e rsu che dovranno decidere insieme
sulla conseguente ricaduta nell’inquadramento professionale. Si
tratta di un importante rafforzamento della contrattazione aziendale.
Cambia, come detto, il premio per obiettivi, che si articola in parte
economica, gestionale e qualitativa per un importo complessivo, nel
quadriennio, di 5.060 euro. Le novità del premio: aumenta la quota
riservata ai singoli siti produttivi, che passa al 50 per cento
dell’importo complessivo (prima era il 30), il 10 per cento del quale
è riservato, appunto, alla qualità (certificazioni Iso, Emag). In più,
il premio verrà corrisposto, in dodicesimi, anche ai lavoratori
assunti a tempo determinato o interinali: “Passa il principio –
conclude Lacorte – che, a parità di cose fatte, i lavoratori sono
tutti uguali”.
(17 luglio 2003)
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