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Un altro contratto che guarda all'inflazione
europea e non allo striminzito 1,4 per cento deciso dal governo in sede
di Dpef. Dopo l'intesa di dicembre sul vetro (ufficialmente censurata
da Confindustria), con il rinnovo del contratto nazionale dell'industria
delle piastrelle la categoria dei chimici segna un altro punto
importante in un contesto economico e politico particolarmente
complesso. Ai 35.000 addetti del settore (l'80 per cento concentrati
tra Sassuolo, Modena e Reggio Emilia) sarà corrisposto un aumento per
il primo biennio economico del 6 per cento, comprensivo di un 2 per
cento di recupero del differenziale inflattivo sui due anni precedenti
e di un 4 per cento di inflazione programmata. Altra scelta in
controtendenza, la redistribuzione a livello di ccnl di una quota di
produttività di settore. «È un ottimo risultato sottolinea
Alberto Geraci, della segreteria nazionale Filcea , che va ben oltre
l'1,4 per cento di inflazione programmata stabilito dal governo e che,
rispetto alle difficoltà del momento, offre soluzioni positive ai
lavoratori, anche sul piano della tenuta del sistema dei diritti, sotto
costante attacco in questi mesi». È la strada maestra che la
categoria intende seguire anche per il futuro: «Proprio in questi
giorni spiega Giancarlo Straini, della segreteria nazionale Filcea
stiamo lavorando, con gli stessi obiettivi, al rinnovo del contratto
delle lampade».
La piattaforma è stata varata a maggio del 2002. Per arrivare alla
firma ci sono volute 22 ore di sciopero (un dato conflittuale inedito
per il settore), quasi sempre in contemporanea con le altre agitazioni
e iniziative di lotta della Cgil nel corso dell'anno. «Sulla
trattativa commenta Geraci ha pesato una controparte, l'Assopiastrelle,
che ha cercato in tutti i modi di creare divisioni nella Fulc per
ottenere risultati contrattuali più favorevoli. Fortunatamente l'insieme
dei lavoratori e il gruppo dirigente hanno retto bene. E in questi
giorni nelle assemblee registriamo consensi oltre il 90 per cento».
Sul piano retributivo, il 6 per cento di aumento corrisponde, al
livello medio contrattuale individuato nella categoria D1, a un
incremento totale di 90 euro mensili così scaglionati: 60,00 euro dal
primo gennaio 2003 e gli altri trenta dal primo gennaio del 2004. In più
agli addetti sarà corrisposta una una tantum di 210 euro, sempre a
livello D1. «In aggiunta all'aumento corrisposto sui minimi spiega
Straini , il nuovo contratto redistribuisce ai lavoratori una quota
di produttività di settore, attraverso la riduzione di 8 ore per i
turnisti (oltre il 70% nel comparto ndr), il recupero di una mezza
giornata festiva, e l'aumento della quota a carico delle aziende per la
previdenza integrativa». Tra i capitoli più significativi dell'accordo
c'è anche un capitolo molto articolato su ambiente e sicurezza che, a
detta dei sindacati, va oltre i contenuti del dlgs 626/94: oltre alla
conferma delle materia di confronto in azienda, i Rls avranno un
maggiore potere d'intervento, con un monte ore formativo più
sostanzioso rispetto a quello stabilito per legge. La formazione, si
legge all'articolo 2 del ccnl, «verrà periodicamente ripetuta in
relazione all'evoluzione dei rischi» e sarà progettata ed eseguita
congiuntamente tra azienda e sindacati.
Articolato anche il capitolo generale sulla formazione, che conferma
l'impostazione già adottata nel ccnl dei chimici. Oltre, infatti, al
normale aggiornamento professionale, progettato spesso unilateralmente dalle
imprese, l'accordo prevede lo sviluppo della formazione continua e dei
patti formativi individuali tra singoli lavoratori e azienda. Le parti
hanno lavorato a fondo anche sulle relazioni industriali. Oltre al
rafforzamento dell'Osservatorio nazionale e alla prassi del confronto
preventivo, dice Geraci, «siamo riusciti a rafforzare il confronto
aziendale, mettendo insieme materie come orari, organizzazione del
lavoro, inquadramento. Insomma: la partecipazione intesa non come
slogan ma come reale possibilità d'intervento dei lavoratori sulle
materie che interessano i lavoratori». Infine, va segnalato un piccolo
ma significativo intervento in materia di mercato del lavoro: il
contratto reintroduce l'esclusione delle categorie più basse dal
lavoro interinale che era stata invece recentemente eliminata per
legge.
(10 gennaio 2003)
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