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Pubblico impiego / Intervista a Laimer Armuzzi (Fp Cgil) 

Il governo rispetti gli impegni

di Davide Orecchio

 

La versione integrale di questo servizio è stata pubblicata sul nuovo numero di Rassegna sindacale. Per informazioni.

«E’ tempo che il governo mantenga gli obblighi sottoscritti negli accordi, in particolare quello del 4 febbraio 2002. “Se prendesse decisioni diverse,  verrebbe meno a un’intesa firmata dal vicepresidente del Consiglio (nonché dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil), mettendo in discussione la credibilità di Fini e dello stesso esecutivo”. Un messaggio chiaro, quello che Laimer Armuzzi, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, lancia alla controparte: rispettare gli impegni e sbloccare il rinnovo dei tanti contratti del pubblico impiego ancora al palo (dalla sanità alle autonomie locali, dalle agenzie fiscali agli enti pubblici non economici, fino alla Presidenza del consiglio dei ministri).

Rassegna
  Il governo nicchia sui rinnovi, prende tempo. Come avete deciso di reagire?

Armuzzi
  L’affollatissima assemblea dei quadri e delegati di Fp Cgil, Cisl Fps, Uil Fpl e Uil Pa, che si è riunita a Roma lo scorso 8 maggio (c’erano 3 mila persone al teatro Brancaccio, e molte sono rimaste fuori, ndr), ha confermato gli orientamenti già assunti dalle segreterie nazionali unitarie. Abbiamo deciso un pacchetto di 48 ore di sciopero, delle quali effettueremo le prime 24 il 19 maggio. In questa giornata organizzeremo manifestazioni in 120 capoluoghi di provincia, chiedendo l’apertura dei tavoli contrattuali e l’avvio della trattativa. La data delle altre 24 ore di sciopero la decideremo in base all’andamento delle trattative, prevedendo anche una manifestazione nazionale. Insomma: una linea decisamente unitaria, concordata tra Cgil, Cisl e Uil a livello di categoria e confederale. Una linea entro la quale si colloca la nostra “strategia d’identità”, che è quella di fare i contratti difendendo il potere d’acquisto, i due livelli di contrattazione e i diritti delle persone. Nei contratti che abbiamo sottoscritto finora questo l’abbiamo ottenuto e l’abbiamo fatto in modo unitario. La nostra idea è di continuare così fino a quando ci sarà consentito dai rapporti che abbiamo con Cisl e Uil.

Rassegna  Qual è la ragione addotta dal governo per giustificare la mancata applicazione dell’accordo del febbraio 2002?

Armuzzi  Non c’è una ragione formale, né una presa di posizione  da parte del governo. C’è un membro dell’esecutivo, il ministro Tremonti, che dà una propria interpretazione di quell’intesa, sostenendo che va applicata solo ai dipendenti statali, ai ministeriali. Eppure è scritto a chiare lettere nell’accordo di febbraio – evidentemente il ministro dell’Economia ha letto alcune pagine saltandone altre – che quanto stabilito vale per tutto il regime del pubblico impiego. Non a caso noi, nel febbraio 2002, revocammo lo sciopero generale dell’intero settore, non quello dei ministeriali. Credo che il governo non possa che decidere d’onorare quell’intesa. Se decidesse di comportarsi diversamente, noi la nostra risposta l’abbiamo già messa in campo, e altre ne metteremo.  

Rassegna  Veniamo agli statali. Finalmente, questo rinnovo contrattuale, che riguarda circa 200 mila dipendenti dei ministeri, si è concluso. Resta aperta, tuttavia, la questione delle precisazioni introdotte sulla contingenza.

Armuzzi  Il governo ha chiesto una modifica al contratto, una precisazione su una materia che però non è stata trattata al tavolo negoziale, ma che è conseguita direttamente dalla conclusione del contratto lo scorso febbraio. La questione riguarda gli effetti pensionistici del conglobamento dell’indennità integrativa speciale nella voce dello stipendio (il governo ha chiesto di precisare che la quota dell’indennità conglobata nello stipendio non modifichi la base di calcolo per la base pensionabile, ma anche che il conglobamento non abbia effetti diretti o indiretti sul trattamento complessivo del personale in servizio all’estero, ndr). Su questo punto, in ogni modo, abbiamo aperto una vertenza subito dopo la firma del contratto, perché pensiamo di avere ragione e perché vogliamo raggiungere gli stessi risultati garantiti dall’accordo originario dello scorso febbraio.

(Rassegna sindacale, n.19, 15-21 maggio 2003)

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