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«E’ tempo che il governo mantenga gli obblighi
sottoscritti negli accordi, in particolare quello del 4 febbraio 2002.
“Se prendesse decisioni diverse, verrebbe meno a un’intesa
firmata dal vicepresidente del Consiglio (nonché dai segretari
generali di Cgil, Cisl e Uil), mettendo in discussione la credibilità
di Fini e dello stesso esecutivo”. Un messaggio chiaro, quello che
Laimer Armuzzi, segretario generale della Funzione pubblica Cgil,
lancia alla controparte: rispettare gli impegni e sbloccare il rinnovo
dei tanti contratti del pubblico impiego ancora al palo (dalla sanità
alle autonomie locali, dalle agenzie fiscali agli enti pubblici non
economici, fino alla Presidenza del consiglio dei ministri).
Rassegna Il governo nicchia sui rinnovi, prende tempo. Come
avete deciso di reagire?
Armuzzi L’affollatissima assemblea dei quadri e delegati di
Fp Cgil, Cisl Fps, Uil Fpl e Uil Pa, che si è riunita a Roma lo scorso
8 maggio (c’erano 3 mila persone al teatro Brancaccio, e molte sono
rimaste fuori, ndr), ha confermato gli orientamenti già assunti
dalle segreterie nazionali unitarie. Abbiamo deciso un pacchetto di 48
ore di sciopero, delle quali effettueremo le prime 24 il 19 maggio. In
questa giornata organizzeremo manifestazioni in 120 capoluoghi di
provincia, chiedendo l’apertura dei tavoli contrattuali e l’avvio
della trattativa. La data delle altre 24 ore di sciopero la decideremo
in base all’andamento delle trattative, prevedendo anche una
manifestazione nazionale. Insomma: una linea decisamente unitaria,
concordata tra Cgil, Cisl e Uil a livello di categoria e confederale.
Una linea entro la quale si colloca la nostra “strategia d’identità”,
che è quella di fare i contratti difendendo il potere d’acquisto, i
due livelli di contrattazione e i diritti delle persone. Nei contratti
che abbiamo sottoscritto finora questo l’abbiamo ottenuto e
l’abbiamo fatto in modo unitario. La nostra idea è di continuare così
fino a quando ci sarà consentito dai rapporti che abbiamo con Cisl e
Uil.
Rassegna Qual è la ragione addotta
dal governo per giustificare la mancata applicazione dell’accordo del
febbraio 2002?
Armuzzi Non c’è una ragione
formale, né una presa di posizione da parte del governo. C’è
un membro dell’esecutivo, il ministro Tremonti, che dà una propria
interpretazione di quell’intesa, sostenendo che va applicata solo ai
dipendenti statali, ai ministeriali. Eppure è scritto a chiare lettere
nell’accordo di febbraio – evidentemente il ministro
dell’Economia ha letto alcune pagine saltandone altre – che quanto
stabilito vale per tutto il regime del pubblico impiego. Non a caso
noi, nel febbraio 2002, revocammo lo sciopero generale dell’intero
settore, non quello dei ministeriali. Credo che il governo non possa
che decidere d’onorare quell’intesa. Se decidesse di comportarsi
diversamente, noi la nostra risposta l’abbiamo già messa in campo, e
altre ne metteremo.
Rassegna Veniamo agli statali. Finalmente, questo rinnovo
contrattuale, che riguarda circa 200 mila dipendenti dei ministeri, si
è concluso. Resta aperta, tuttavia, la questione delle precisazioni
introdotte sulla contingenza.
Armuzzi Il governo ha chiesto una
modifica al contratto, una precisazione su una materia che però non è
stata trattata al tavolo negoziale, ma che è conseguita direttamente
dalla conclusione del contratto lo scorso febbraio. La questione
riguarda gli effetti pensionistici del conglobamento dell’indennità
integrativa speciale nella voce dello stipendio (il governo ha chiesto
di precisare che la quota dell’indennità conglobata nello stipendio
non modifichi la base di calcolo per la base pensionabile, ma anche che
il conglobamento non abbia effetti diretti o indiretti sul trattamento
complessivo del personale in servizio all’estero, ndr). Su questo
punto, in ogni modo, abbiamo aperto una vertenza subito dopo la firma
del contratto, perché pensiamo di avere ragione e perché vogliamo
raggiungere gli stessi risultati garantiti dall’accordo originario
dello scorso febbraio.
(Rassegna sindacale, n.19, 15-21 maggio 2003)
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