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Primo, l'unicità 
del contratto

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Pubblico impiego / La piattaforma per il rinnovo della sanità 

Primo, l'unicità del contratto

di Marco Togna

Il primo obiettivo è firmarlo, il contratto. Perché le spinte «politiche» a non farlo sono molte. Del resto, il sottosegretario Sacconi lo ha detto più volte: il nuovo sistema dovrà fondarsi su contratti regionali, la sperimentazione inizierà proprio da quello della sanità. «L’obiettivo del governo – spiega Carlo Podda, della segreteria nazionale Funzione pubblica Cgil – è smembrare il servizio sanitario. Il contratto nazionale è oggi un fattore fondamentale di coesione, anche dal punto di vista organizzativo, poiché stabilendo un unico modo di lavorare, nello stesso tempo si definiscono e si rafforzano anche le caratteristiche uniformi del sistema pubblico. Insomma: si annuncia una dura battaglia e il centro dello scontro sarà proprio l’insostituibilità del contratto». Alla «battaglia» le tre confederazioni sindacali di categoria vanno unite. L’11 febbraio scorso hanno varato l’ipotesi di piattaforma per il rinnovo del ccnl 2002-2005 del comparto, che sarà ora sottoposto all’esame dei lavoratori (le consultazioni dovranno essere portate a termine entro il prossimo 10 marzo).

Al primo punto delle richieste sindacali, la difesa del potere d’acquisto delle retribuzioni e le risorse per la contrattazione integrativa. Un obiettivo che, in tempi di consistente inflazione, si annuncia non facile: «La nostra posizione – spiega Podda – parte dal riconoscimento dell’accordo tra governo e sindacati del 4 febbraio 2002, che stabiliva un aumento del 5,66 per cento. Oggi però il quadro macroeconomico è mutato ulteriormente: il nostro orientamento è di chiedere un incremento, da versare nella parte fissa del salario, superiore al 6 per cento. Ma anche su questo prevediamo una trattativa complicata, visto che il comitato di settore ha già fatto sapere che non intende riconoscere neanche l’accordo di febbraio». Tra le altre misure, le confederazioni chiedono la riduzione del differenziale economico fra le tre aree contrattuali (dirigenza sanitaria-tecnica-professionale-amministrativa, dirigenza medica e personale del comparto), la rivalutazione economica mirata di alcune delle attuali indennità, la conferma delle risorse regionali indicate nel biennio 2000-2001, con l’integrazione di ulteriori contributi aggiuntivi.

Grande attenzione è riservata, nella piattaforma, all’organizzazione del lavoro. «La difesa del sistema pubblico – dice ancora il segretario della Fp – si ottiene costruendo un’alleanza con i cittadini, convincendoli che vale la pena di lottare per mantenere un servizio sanitario uguale per tutti. Occorre tuttavia migliorare la qualità delle prestazioni e valorizzare il lavoro che si fa sul territorio. Per questo, per la prima volta, facciamo una serie di proposte che tendono a intervenire sulla parte amministrativa, la cui cattiva organizzazione è fonte delle maggiori difficoltà per i pazienti». Le organizzazioni sindacali, in particolare, intervengono sulla piena realizzazione del cosiddetto «percorso guidato», ossia l’accompagnamento dei pazienti alle prestazioni concatenate tra loro (per esempio: le differenti analisi che è necessario fare in un breve arco di tempo per l’accertamento di una patologia), che le aziende sanitarie spesso non riescono ad assicurare, a causa della frantumazione e della deficitaria organizzazione amministrativa del lavoro.

La piattaforma interviene anche sulle questioni della formazione e del mobbing. Riguardo alla prima, le organizzazioni sindacali, in coerenza con gli obiettivi europei dichiarati al vertice di Lisbona, chiedono l’avvio di un monitoraggio per l’individuazione e la rimozione degli ostacoli che limitano la partecipazione ai corsi, l’effettuazione della formazione in orario di lavoro (anche vincolando una parte del monte ore a tali obiettivi), l’obbligo dell’azienda a garantire la totale copertura dei crediti formativi, oltre che la costituzione di uno specifico fondo cui destinare le risorse aziendali necessarie a coprire i costi. Relativamente al fenomeno del mobbing, per evitare possibili situazioni di sopruso da parte di colleghi e superiori, nella piattaforma si chiede di mettere in atto politiche di prevenzione e momenti d’informazione del personale, la redazione di un codice di «buone pratiche» (analogo a quanto previsto per le molestie sessuali), l’individuazione sul luogo di lavoro di un organismo di fiducia a cui i dipendenti possano rivolgersi.

Un altro elemento fondamentale del documento elaborato da Cgil, Cisl e Uil di categoria è quello relativo all’applicazione del contratto anche ai lavoratori atipici (una parte consistente dell’intero personale del settore della sanità), oltre che all’individuazione del ccnl del comparto come contratto «madre» per tutti coloro che operano nei servizi appaltati all’esterno. «Tanta parte del lavoro in sanità – spiega Podda – passa oggi per le esternalizzazioni o per l’acquisizione di forme di collaborazione. Questi strumenti, però, vengono ormai utilizzati in modo ordinario, di fatto stanno sostituendo i normali contratti di lavoro. Il nostro obiettivo è di mettere fine a questa pratica di dumping contrattuale, riconducendo queste forme d’occupazione flessibile alla loro vera natura». Secondo la piattaforma sindacale, il contratto nazionale dovrà contenere l’esatta definizione di lavoro atipico, la base di calcolo minima per le retribuzioni (non inferiore a quella prevista nel ccnl per mansioni assimilabili), le modalità e l’uso di questi strumenti.

Ancora più importante, la richiesta di un «contratto individuale tipo», che sindacati e dirigenze dovranno concordare e che sarà applicato per tutte le forme di lavoro parasubordinato. Il contratto, secondo le intenzioni delle sigle di categoria, dovrà specificare il grado d’autonomia del lavoratore, i diritti d’informazione, la garanzia d’accesso alla formazione, la rappresentanza diretta di questi lavoratori nei luoghi di lavoro e il rapporto con le Rsu, l’esigibilità dei diritti sindacali e sociali (come malattia e maternità), la definizione dei compensi minimi annui, l’indicazione della durata minima del contratto, le modalità di godimento del riposo e di tutte le norme relative alla sicurezza. «La nostra esigenza – conclude Podda – è anzitutto tutelare un gran numero di lavoratori, che tuttora non godono delle giuste garanzie, ma anche quella di respingere il pericoloso disegno di creare differenze tra i lavoratori. La salute è un ciclo unico, che va dall’assistenza al medico: inserendo all’interno di questo continuum forme diverse di lavoro, inevitabilmente si contribuisce alla frantumazione del servizio, a tutto svantaggio dei cittadini».

(Rassegna sindacale, n.9, marzo 2003)

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