|
Il primo obiettivo è firmarlo, il
contratto. Perché le spinte «politiche» a non farlo sono molte. Del
resto, il sottosegretario Sacconi lo ha detto più volte: il nuovo
sistema dovrà fondarsi su contratti regionali, la sperimentazione
inizierà proprio da quello della sanità. «L’obiettivo del governo
– spiega Carlo Podda, della segreteria nazionale Funzione pubblica
Cgil – è smembrare il servizio sanitario. Il contratto nazionale è
oggi un fattore fondamentale di coesione, anche dal punto di vista
organizzativo, poiché stabilendo un unico modo di lavorare, nello
stesso tempo si definiscono e si rafforzano anche le caratteristiche
uniformi del sistema pubblico. Insomma: si annuncia una dura battaglia
e il centro dello scontro sarà proprio l’insostituibilità del
contratto». Alla «battaglia» le tre confederazioni sindacali di
categoria vanno unite. L’11 febbraio scorso hanno varato l’ipotesi
di piattaforma per il rinnovo del ccnl 2002-2005 del comparto, che sarà
ora sottoposto all’esame dei lavoratori (le consultazioni dovranno
essere portate a termine entro il prossimo 10 marzo).
Al primo punto delle richieste
sindacali, la difesa del potere d’acquisto delle retribuzioni e le
risorse per la contrattazione integrativa. Un obiettivo che, in tempi
di consistente inflazione, si annuncia non facile: «La nostra
posizione – spiega Podda – parte dal riconoscimento dell’accordo
tra governo e sindacati del 4 febbraio 2002, che stabiliva un aumento
del 5,66 per cento. Oggi però il quadro macroeconomico è mutato
ulteriormente: il nostro orientamento è di chiedere un incremento, da
versare nella parte fissa del salario, superiore al 6 per cento. Ma
anche su questo prevediamo una trattativa complicata, visto che il
comitato di settore ha già fatto sapere che non intende riconoscere
neanche l’accordo di febbraio». Tra le altre misure, le
confederazioni chiedono la riduzione del differenziale economico fra le
tre aree contrattuali (dirigenza sanitaria-tecnica-professionale-amministrativa,
dirigenza medica e personale del comparto), la rivalutazione economica
mirata di alcune delle attuali indennità, la conferma delle risorse
regionali indicate nel biennio 2000-2001, con l’integrazione di
ulteriori contributi aggiuntivi.
Grande attenzione è riservata, nella
piattaforma, all’organizzazione del lavoro. «La difesa del sistema
pubblico – dice ancora il segretario della Fp – si ottiene
costruendo un’alleanza con i cittadini, convincendoli che vale la
pena di lottare per mantenere un servizio sanitario uguale per tutti.
Occorre tuttavia migliorare la qualità delle prestazioni e valorizzare
il lavoro che si fa sul territorio. Per questo, per la prima volta,
facciamo una serie di proposte che tendono a intervenire sulla parte
amministrativa, la cui cattiva organizzazione è fonte delle maggiori
difficoltà per i pazienti». Le organizzazioni sindacali, in
particolare, intervengono sulla piena realizzazione del cosiddetto «percorso
guidato», ossia l’accompagnamento dei pazienti alle prestazioni
concatenate tra loro (per esempio: le differenti analisi che è
necessario fare in un breve arco di tempo per l’accertamento di una
patologia), che le aziende sanitarie spesso non riescono ad assicurare,
a causa della frantumazione e della deficitaria organizzazione
amministrativa del lavoro.
La piattaforma interviene anche sulle
questioni della formazione e del mobbing. Riguardo alla prima, le
organizzazioni sindacali, in coerenza con gli obiettivi europei
dichiarati al vertice di Lisbona, chiedono l’avvio di un monitoraggio
per l’individuazione e la rimozione degli ostacoli che limitano la
partecipazione ai corsi, l’effettuazione della formazione in orario
di lavoro (anche vincolando una parte del monte ore a tali obiettivi),
l’obbligo dell’azienda a garantire la totale copertura dei crediti
formativi, oltre che la costituzione di uno specifico fondo cui
destinare le risorse aziendali necessarie a coprire i costi.
Relativamente al fenomeno del mobbing, per evitare possibili situazioni
di sopruso da parte di colleghi e superiori, nella piattaforma si
chiede di mettere in atto politiche di prevenzione e momenti
d’informazione del personale, la redazione di un codice di «buone
pratiche» (analogo a quanto previsto per le molestie sessuali),
l’individuazione sul luogo di lavoro di un organismo di fiducia a cui
i dipendenti possano rivolgersi.
Un altro elemento fondamentale del
documento elaborato da Cgil, Cisl e Uil di categoria è quello relativo
all’applicazione del contratto anche ai lavoratori atipici (una parte
consistente dell’intero personale del settore della sanità), oltre
che all’individuazione del ccnl del comparto come contratto «madre»
per tutti coloro che operano nei servizi appaltati all’esterno. «Tanta
parte del lavoro in sanità – spiega Podda – passa oggi per le
esternalizzazioni o per l’acquisizione di forme di collaborazione.
Questi strumenti, però, vengono ormai utilizzati in modo ordinario, di
fatto stanno sostituendo i normali contratti di lavoro. Il nostro
obiettivo è di mettere fine a questa pratica di dumping contrattuale,
riconducendo queste forme d’occupazione flessibile alla loro vera
natura». Secondo la piattaforma sindacale, il contratto nazionale dovrà
contenere l’esatta definizione di lavoro atipico, la base di calcolo
minima per le retribuzioni (non inferiore a quella prevista nel ccnl
per mansioni assimilabili), le modalità e l’uso di questi strumenti.
Ancora più importante, la richiesta
di un «contratto individuale tipo», che sindacati e dirigenze
dovranno concordare e che sarà applicato per tutte le forme di lavoro
parasubordinato. Il contratto, secondo le intenzioni delle sigle di
categoria, dovrà specificare il grado d’autonomia del lavoratore, i
diritti d’informazione, la garanzia d’accesso alla formazione, la
rappresentanza diretta di questi lavoratori nei luoghi di lavoro e il
rapporto con le Rsu, l’esigibilità dei diritti sindacali e sociali
(come malattia e maternità), la definizione dei compensi minimi annui,
l’indicazione della durata minima del contratto, le modalità di
godimento del riposo e di tutte le norme relative alla sicurezza. «La
nostra esigenza – conclude Podda – è anzitutto tutelare un gran
numero di lavoratori, che tuttora non godono delle giuste garanzie, ma
anche quella di respingere il pericoloso disegno di creare differenze
tra i lavoratori. La salute è un ciclo unico, che va dall’assistenza
al medico: inserendo all’interno di questo continuum forme diverse di
lavoro, inevitabilmente si contribuisce alla frantumazione del
servizio, a tutto svantaggio dei cittadini».
(Rassegna sindacale, n.9, marzo 2003)
|