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La trattativa per il rinnovo del secondo biennio
economico del ccnl delle telecomunicazioni è iniziata il 2 aprile.
Quando sarà portata a termine, segnerà il completamento del primo
contratto unico di settore, che interessa circa 120 mila lavoratori. Al
termine della tornata delle assemblee nei luoghi di lavoro, che ha
coinvolto circa 30 mila addetti, la piattaforma sindacale unitaria ha
ricevuto un consenso attorno al 70 per cento. “Si tratta di un
contratto “giovane” – afferma Rosario Strazzullo, della
segreteria nazionale Slc Cgil –, nato nel 2000 per iniziativa delle
confederazioni sindacali e della Confindustria. Di fatto, questo è il
primo negoziato che si svolge in condizioni di normalità, che vede di
fronte Asstel, la neonata associazione imprenditoriale di settore,
ufficializzata all’inizio di quest’anno, e le organizzazioni
sindacali di categoria Slc, Fistel e Uilcom, grazie alla titolarità
contrattuale che Cgil, Cisl e Uil hanno affidato loro”.
Le relazioni industriali
Nella piattaforma sindacale si punta, innanzitutto, a definire il
sistema delle relazioni industriali, che dopo la fase di costituzione
dei nuovi soggetti titolari della contrattazione, permetterà
d’avviare il consolidamento dell’insieme delle modalità di
confronto e negoziazione previste dal contratto. Secondo i sindacati,
dopo i primi due anni d’esperienza del nuovo ccnl delle
telecomunicazioni, va anche rafforzata la capacità del sistema
contrattuale di redistribuire la produttività, attraverso il secondo
livello aziendale dei nuovi operatori, insieme all’adeguamento dei
processi di valorizzazione professionale e al controllo degli orari di
lavoro. Senza dimenticare, si legge nella piattaforma messa a punto,
d’estendere l’applicazione del ccnl all’outsourcing (sono sempre
più numerosi, in tutto il territorio nazionale, i call center), al
fine di contrastare competizioni che individuano nel costo del lavoro e
non nella qualità dei servizi offerti il loro elemento strategico,
riducendo il ricorso al lavoro precario. Per quanto riguarda la parte
economica, gli aumenti richiesti ammontano complessivamente al 7 per
cento, equivalenti a 100 euro di media per il biennio 2003-2004 (più
4,7 per cento), comprensivi del recupero del differenziale
d’inflazione del biennio precedente 2001-2002 (più 2,3 per cento).
Le cifre sono state calcolate utilizzando come riferimento la Banca
centrale europea e vanno ben oltre il 2,7 per cento dell’inflazione
programmata dal governo, una percentuale ritenuta non credibile dai
sindacati e confermata, del resto, dai dati relativi ai primi mesi di
quest’anno.
L’osservatorio di settore
Slc, Fistel e Uilcom chiedono poi l’istituzione di alcuni
strumenti contrattuali, come l’osservatorio di settore e le
commissioni paritetiche su formazione, inquadramento professionale e
banca delle ore. Strumenti particolarmente importanti per le
caratteristiche del comparto, che vanta importanti presenze di
lavoro giovanile e femminile, con una percentuale crescente di
“atipici”, che il sindacato sta cercando di ridurre il più
possibile. “L’osservatorio – spiega Strazzullo –, già previsto
nel precedente rinnovo, ma poi rimasto sulla carta, è per noi un
organismo fondamentale, perché ci permetterà di seguire tutta
l’evoluzione di un settore cresciuto in modo caotico e confuso e che
adesso sta vivendo un periodo d’assestamento”. Negli ultimi anni,
il mondo delle telecomunicazioni ha vissuto profonde trasformazioni
negli assetti proprietari delle imprese e nella struttura di mercato,
con l’avvio di nuove aziende e di nuova occupazione, a seguito della
liberalizzazione del settore avviata nel ’97 (con la legge Maccanico)
e operativa dal ’98. A una prima fase di forte crescita, sta seguendo
oggi un periodo di consolidamento delle attività. Ma c’è di più:
“È più che mai sentita l’urgenza di una maggiore trasparenza e
razionalizzazione del sistema – sottolinea Strazzullo –, in
considerazione dell’esigenza di un aggiornamento dei dati relativi al
numero delle licenze nominali con quelle effettive e a quello degli
operatori interconnessi con la rete Telecom”.
Un’altra materia importante, già esaminata
durante il primo incontro tra le parti, è quella delle pensioni
integrative. I sindacati vorrebbero estendere a tutto il settore
Telemaco, il fondo complementare di previdenza Telecom, nato in seno al
gruppo l’anno scorso, e alimentato da una quota del 3 per cento della
retribuzione a carico del lavoratore, dell’azienda e del tfr (con un
contributo dell’1 per cento ciascuno). “C’è già in materia un
accordo di massima con le aziende – precisa Strazzullo –, che
cercheremo di rendere operativo al più presto”. Ulteriori questioni
in discussione nell’attuale tornata negoziale, la rappresentanza
sindacale e il diritto di sciopero. “Asstel – osserva ancora
Strazzullo – ci ha chiesto di riprendere il discorso sulle elezioni
delle Rsu, con l’intento di estendere il più possibile la presenza
di questi organismi. Finora le votazioni sono state effettuate solo in
Telecom e in parte in Wind, mentre sono ancora da fare in tutte le
altre aziende del settore. Quanto al diritto di sciopero, in assenza di
un accordo fra le parti sui servizi minimi e sulle procedure di
raffreddamento in caso di iniziative unilaterali, c’è attualmente
una regolamentazione provvisoria”.
Fase di “manutenzione”
Quella del contratto unico è un’operazione fortemente voluta dai
sindacati, che ne stanno già raccogliendo i primi frutti sul piano del
proselitismo. “Su oltre 120 mila addetti – rivela Strazzullo – ne
abbiamo sindacalizzati circa 20 mila: un risultato inimmaginabile fino
a poco tempo fa. Oggi siamo presenti in tutte le aziende di più
recente costituzione, con un tasso di sindacalizzazione non lontano dai
livelli raggiunti ai tempi del monopolio. I nuovi iscritti sono
soprattutto giovani e donne, concentrati all’interno dei nuovi
operatori della telefonia, come Wind e Vodafone Omnitel”. Il nuovo
contratto è, in ogni caso, vantaggioso per tutti. “Lo dimostra
l’espansione che sta avendo fra i nuovi operatori – conclude
Strazzullo –. Si tratta ora di capire quali adattamenti dovranno
essere apportati. Siamo in una fase di “manutenzione”, in attesa di
rendere il contratto unico pienamente operativo per tutti, grazie al
lavoro che sarà portato a termine in questa tornata negoziale”.
(Rassegna sindacale, n.15, 17-23 aprile 2003)
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