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Telecomunicazioni / Al via il negoziato per il secondo biennio economico

Un rinnovo vantaggioso per tutti

di Roberto Greco

La trattativa per il rinnovo del secondo biennio economico del ccnl delle telecomunicazioni è iniziata il 2 aprile. Quando sarà portata a termine, segnerà il completamento del primo contratto unico di settore, che interessa circa 120 mila lavoratori. Al termine della tornata delle assemblee nei luoghi di lavoro, che ha coinvolto circa 30 mila addetti, la piattaforma sindacale unitaria ha ricevuto un consenso attorno al 70 per cento. “Si tratta di un contratto “giovane” – afferma Rosario Strazzullo, della segreteria nazionale Slc Cgil –, nato nel 2000 per iniziativa delle confederazioni sindacali e della Confindustria. Di fatto, questo è il primo negoziato che si svolge in condizioni di normalità, che vede di fronte Asstel, la neonata associazione imprenditoriale di settore, ufficializzata all’inizio di quest’anno, e le organizzazioni sindacali di categoria Slc, Fistel e Uilcom, grazie alla titolarità contrattuale che Cgil, Cisl e Uil hanno affidato loro”.


Le relazioni industriali
Nella piattaforma sindacale si punta, innanzitutto, a definire il sistema delle relazioni industriali, che dopo la fase di costituzione dei nuovi soggetti titolari della contrattazione, permetterà d’avviare il consolidamento dell’insieme delle modalità di confronto e negoziazione previste dal contratto. Secondo i sindacati, dopo i primi due anni d’esperienza del nuovo ccnl delle telecomunicazioni, va anche rafforzata la capacità del sistema contrattuale di redistribuire la produttività, attraverso il secondo livello aziendale dei nuovi operatori, insieme all’adeguamento dei processi di valorizzazione professionale e al controllo degli orari di lavoro. Senza dimenticare, si legge nella piattaforma messa a punto, d’estendere l’applicazione del ccnl all’outsourcing (sono sempre più numerosi, in tutto il territorio nazionale, i call center), al fine di contrastare competizioni che individuano nel costo del lavoro e non nella qualità dei servizi offerti il loro elemento strategico, riducendo il ricorso al lavoro precario. Per quanto riguarda la parte economica, gli aumenti richiesti ammontano complessivamente al 7 per cento, equivalenti a 100 euro di media per il biennio 2003-2004 (più 4,7 per cento), comprensivi del recupero del differenziale d’inflazione del biennio precedente 2001-2002 (più 2,3 per cento). Le cifre sono state calcolate utilizzando come riferimento la Banca centrale europea e vanno ben oltre il 2,7 per cento dell’inflazione programmata dal governo, una percentuale ritenuta non credibile dai sindacati e confermata, del resto, dai dati relativi ai primi mesi di quest’anno.


L’osservatorio di settore
Slc, Fistel e Uilcom chiedono poi l’istituzione di alcuni strumenti contrattuali, come l’osservatorio di settore e le commissioni paritetiche su formazione, inquadramento professionale e banca delle ore. Strumenti particolarmente importanti per le caratteristiche del comparto, che vanta importanti  presenze di lavoro giovanile e femminile, con una percentuale crescente di “atipici”, che il sindacato sta cercando di ridurre il più possibile. “L’osservatorio – spiega Strazzullo –, già previsto nel precedente rinnovo, ma poi rimasto sulla carta, è per noi un organismo fondamentale, perché ci permetterà di seguire tutta l’evoluzione di un settore cresciuto in modo caotico e confuso e che adesso sta vivendo un periodo d’assestamento”. Negli ultimi anni, il mondo delle telecomunicazioni ha vissuto profonde trasformazioni negli assetti proprietari delle imprese e nella struttura di mercato, con l’avvio di nuove aziende e di nuova occupazione, a seguito della liberalizzazione del settore avviata nel ’97 (con la legge Maccanico) e operativa dal ’98. A una prima fase di forte crescita, sta seguendo oggi un periodo di consolidamento delle attività. Ma c’è di più: “È più che mai sentita l’urgenza di una maggiore trasparenza e razionalizzazione del sistema – sottolinea Strazzullo –, in considerazione dell’esigenza di un aggiornamento dei dati relativi al numero delle licenze nominali con quelle effettive e a quello degli operatori interconnessi con la rete Telecom”.

Un’altra materia importante, già esaminata durante il primo incontro tra le parti, è quella delle pensioni integrative. I sindacati vorrebbero estendere a tutto il settore Telemaco, il fondo complementare di previdenza Telecom, nato in seno al gruppo l’anno scorso, e alimentato da una quota del 3 per cento della retribuzione a carico del lavoratore, dell’azienda e del tfr (con un contributo dell’1 per cento ciascuno). “C’è già in materia un accordo di massima con le aziende – precisa Strazzullo –, che cercheremo di rendere operativo al più presto”. Ulteriori questioni in discussione nell’attuale tornata negoziale, la rappresentanza sindacale e il diritto di sciopero. “Asstel – osserva ancora Strazzullo – ci ha chiesto di riprendere il discorso sulle elezioni delle Rsu, con l’intento di estendere il più possibile la presenza di questi organismi. Finora le votazioni sono state effettuate solo in Telecom e in parte in Wind, mentre sono ancora da fare in tutte le altre aziende del settore. Quanto al diritto di sciopero, in assenza di un accordo fra le parti sui servizi minimi e sulle procedure di raffreddamento in caso di iniziative unilaterali, c’è attualmente una regolamentazione provvisoria”.


Fase di “manutenzione”
Quella del contratto unico è un’operazione fortemente voluta dai sindacati, che ne stanno già raccogliendo i primi frutti sul piano del proselitismo. “Su oltre 120 mila addetti – rivela Strazzullo – ne abbiamo sindacalizzati circa 20 mila: un risultato inimmaginabile fino a poco tempo fa. Oggi siamo presenti in tutte le aziende di più recente costituzione, con un tasso di sindacalizzazione non lontano dai livelli raggiunti ai tempi del monopolio. I nuovi iscritti sono soprattutto giovani e donne, concentrati all’interno dei nuovi operatori della telefonia, come Wind e Vodafone Omnitel”. Il nuovo contratto è, in ogni caso, vantaggioso per tutti. “Lo dimostra l’espansione che sta avendo fra i nuovi operatori – conclude Strazzullo –. Si tratta ora di capire quali adattamenti dovranno essere apportati. Siamo in una fase di “manutenzione”, in attesa di rendere il contratto unico pienamente operativo per tutti, grazie al lavoro che sarà portato a termine in questa tornata negoziale”.

(Rassegna sindacale, n.15, 17-23 aprile 2003)

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