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Dario Fo ha avuto una bell’idea. Ha messo in piedi uno spettacolo
teatrale, Protagonisti sono Putin e Berlusconi. Tra i due, nel corso
di un andarivieni tra le rispettive dacie, parte ad un certo punto un
colpo di pistola e i medici sostengono che, per salvare uno, bisogna
sacrificare l’altro. Così trapiantano la metà del cervello non
spappolata di Putin sulla metà sopravvissuta di quello di Berlusconi.
Il cavaliere, al risveglio, non è più lui. Ogni tanto poi parla in
russo, impreca contro i ceceni, si dispera per i marinai di un
sommergibile affondato. Non raccontiamo il seguito della storia e il
finale a sorpresa.
A noi che siamo un po’ demagoghi è però venuta
un’altra idea. E se il trapianto lo s’immaginasse con il cervello di
un operaio di terzo livello? Uno di quelli che stanno alla Fiat e
hanno un avvenire tutto fatto di mobilità, prepensionamenti, ricerca
affannosa di un altro lavoro, magari adatto a cinquantenni non
riciclabili? Ecco, dunque, che il suo cervello è immesso in quello del
presidente del Consiglio. Ora il nuovo Silvio è intento a proclamare
ai quattro venti una rivoluzionaria riforma delle pensioni con
l’obbligo per gli imprenditori di non prepensionare i cosiddetti
“esuberi”. Pensino, invece, a far loro frequentare un corso, onde
trovare un altro sbocco professionale. E’ inoltre stabilita una forma
di tassazione generale, in modo che i tanti lavoratori atipici, con
contratti intermittenti, e con coperture pensionistiche altalenanti,
possano godere di una vecchiaia serena. C’è, per di più, la scelta di
una specie di scala mobile per i già pensionati, con tanto d’aggancio
ad inflazione e contratti. La concertazione, non con dodici, ma con un
tavolo solo, diventa la norma. E’ stabilito un “premio” per gli
imprenditori che investono in processi produttivi innovativi e per
prodotti nuovi, in grado di competere.
Il Paese acquista coesione e
fiducia C’è anche qualche licenziamento e l’articolo diciotto non vale
più per Bondi, Schifani, Cicchitto, Ferrara, Baget Bozzo, Adornato.
Non diceva di essere il presidente operaio? E’ stato accontentato.
Dimenticavamo: lo sciopero del 24 ottobre è revocato. Anche se
qualcuno nella Cgil dice che non basta e propone un referendum sul
nuovo accordo. |