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Un trapianto operaio

di Bruno Ugolini

Dario Fo ha avuto una bell’idea. Ha messo in piedi uno spettacolo teatrale, Protagonisti sono Putin e Berlusconi. Tra i due, nel corso di un andarivieni tra le rispettive dacie, parte ad un certo punto un colpo di pistola e i medici sostengono che, per salvare uno, bisogna sacrificare l’altro. Così trapiantano la metà del cervello non spappolata di Putin sulla metà sopravvissuta di quello di Berlusconi. Il cavaliere, al risveglio, non è più lui. Ogni tanto poi parla in russo, impreca contro i ceceni, si dispera per i marinai di un sommergibile affondato. Non raccontiamo il seguito della storia e il finale a sorpresa.

A noi che siamo un po’ demagoghi è però venuta un’altra idea. E se il trapianto lo s’immaginasse con il cervello di un operaio di terzo livello? Uno di quelli che stanno alla Fiat e hanno un avvenire tutto fatto di mobilità, prepensionamenti, ricerca affannosa di un altro lavoro, magari adatto a cinquantenni non riciclabili? Ecco, dunque, che il suo cervello è immesso in quello del presidente del Consiglio. Ora il nuovo Silvio è intento a proclamare ai quattro venti una rivoluzionaria riforma delle pensioni con l’obbligo per gli imprenditori di non prepensionare i cosiddetti “esuberi”. Pensino, invece, a far loro frequentare un corso, onde trovare un altro sbocco professionale. E’ inoltre stabilita una forma di tassazione generale, in modo che i tanti lavoratori atipici, con contratti intermittenti, e con coperture pensionistiche altalenanti, possano godere di una vecchiaia serena. C’è, per di più, la scelta di una specie di scala mobile per i già pensionati, con tanto d’aggancio ad inflazione e contratti. La concertazione, non con dodici, ma con un tavolo solo, diventa la norma. E’ stabilito un “premio” per gli imprenditori che investono in processi produttivi innovativi e per prodotti nuovi, in grado di competere.

Il Paese acquista coesione e fiducia C’è anche qualche licenziamento e l’articolo diciotto non vale più per Bondi, Schifani, Cicchitto, Ferrara, Baget Bozzo, Adornato. Non diceva di essere il presidente operaio? E’ stato accontentato. Dimenticavamo: lo sciopero del 24 ottobre è revocato. Anche se qualcuno nella Cgil dice che non basta e propone un referendum sul nuovo accordo.

(16 ottobre 2003)

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