LAVORO

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Melfi / La Fiat e l'indotto

L'isola non è più felice

 

La versione integrale di questo servizio è stata pubblicata sull'ultimo numero di Rassegna sindacale. Per informazioni.

di Davide Bubbico
Università di Salerno

Il secondo rapporto su “Fiat e indotto auto nel Mezzogiorno” realizzato dalla Cgil e dalla Fiom di Basilicata, contiene i risultati dell’indagine di campo condotta sull’indotto dell’auto in tre regioni del Mezzogiorno che ospitano stabilimenti del Gruppo Fiat: Sata in Basilicata; Alfa, Fiat-Gm Powertrain Fma e Irisbus-Iveco in Campania; Fiat-Gm Powertrain in Molise (lo studio, così come il precedente, è stato pubblicato nella sua interezza da Meta edizioni). La ricerca aveva l’obiettivo di analizzare le principali caratteristiche degli stabilimenti Fiat e di descrivere l’indotto industriale di riferimento. Per la rilevazione riguardante la Basilicata si è trattato dell’aggiornamento, a un anno di distanza, dei dati pubblicati nel primo rapporto, incentrato esclusivamente sull’indotto di primo livello della Fiat Sata di Melfi e sulla subfornitura regionale. I dati che di seguito saranno illustrati fanno esclusivo riferimento all’indotto di primo livello dello stabilimento Fiat di Melfi.

I dati relativi alla produzione e all’organico dei singoli stabilimenti sono relativi alla fine del mese di ottobre 2002 (per il precedente rapporto il riferimento era lo stesso mese del 2001). Rispetto allo studio dello scorso anno, questo secondo rapporto si colloca in una situazione ancora fortemente mutevole a seguito del piano di ristrutturazione presentato dalla Fiat nell’ottobre del 2002 e a quello più recente del giugno 2003. Tuttavia, in seguito alla riduzione dei volumi di produzione per gli stabilimenti di Termini Imerese e Cassino, sono già risultati evidenti problemi di tenuta dei livelli occupazionali delle aziende dell’indotto di Melfi. Anche per questo motivo nel secondo rapporto sono stati analizzati gli andamenti della cassa integrazione ordinaria, che nel 2002, rispetto al 2001, presenta un consistente aumento. Allo stesso tempo nel corso degli ultimi mesi del 2002 la Fiat ha espresso la necessità di procedere a una modificazione del modello organizzativo con un più esplicito richiamo alla fabbrica modulare, in coincidenza con l’avvio della produzione della nuova Lancia Y, che sancisce definitivamente il superamento della fabbrica integrata, soprattutto per il fallimento che questo modello ha prodotto in termini di relazioni e di superamento delle problematiche organizzative.

Modelli organizzativi e condizioni di lavoro alla Sata
Seppure formulata in modo ancora teorico dall’azienda, l’applicazione concreta di questa modificazione comporterebbe la riorganizzazione radicale dello stabilimento, smentendo in tal modo i contenuti dell’accordo che la Fiat ha siglato con le organizzazioni sindacali nel 1993, sia rispetto all’organizzazione appunto dello stabilimento, sia rispetto al quadro delle relazioni sindacali tracciati in quell’accordo. Il nuovo modello organizzativo prevede, infatti, la riduzione della dimensione media del numero degli addetti delle Ute, con ovvie conseguenze sui parametri adottati per il calcolo del premio di competitività, e la modifica dell’organizzazione del lavoro sulle linee (scomparsa della rotazione sulle postazioni, accentuazione dei vincoli, riformulazione delle pause).

La proposta della Fiat è stata inoltre comunicata nell’ambito di una commissione paritetica, la commissione “fabbrica integrata”, che non ha competenze in merito e che rappresenta una violazione rispetto a quanto stabilito dall’accordo del 1993. Da segnalare in positivo, per lo stabilimento lucano, l’esperienza del cosiddetto “pilotino”, in occasione della messa in produzione della nuova Lancia Y, una specie di unità del montaggio in miniatura che lavora in completa autonomia, di concerto con i fornitori di primo livello e che rappresenta la fase prototipale della nuova vettura. Si tratta di un aspetto importante perché, pur rimanendo delegata a Torino tutta la fase ingegneristica, finora il “pilotino” era presente solo negli stabilimenti di Mirafiori e Grugliasco.

Sul piano occupazionale il numero dei dipendenti, tra Sata e aziende terze, è rimasto sostanzialmente identico a quello dell’ottobre 2001, quando questi erano di poco inferiori a 6mila unità. Sulla terziarizzazione c’è tuttavia da registrare che, mentre questa si è sostanzialmente interrotta, poiché nel corso del 2002 l’azienda non ha proceduto in questa direzione per altri rami del processo produttivo, per le aziende terze, alcune di proprietà della stessa Fiat (Comau Service Sud, Sistemi Sospensioni Sud, Fenice), è venuta da parte delle aziende madri la richiesta di fusione per incorporazione. Un’operazione relativa agli assetti societari che va nella direzione opposta rispetto alle divisioni aziendali finora praticate, senza però che questo abbia fatto intravedere un'omogeneizzazione dei diversi trattamenti salariali esistenti su scala nazionale. Anche tra le aziende dell’indotto il processo di incorporazione e fusione è stato richiesto dalla Lear Corporation, con la costituzione nel nostro paese di un’unica realtà societaria, Lear Italia, che comprenderebbe i dipendenti degli stabilimenti di Termini Imerese e Cassino, oltre naturalmente a quelli di Melfi. Lo stesso è avvenuto per C. F. Gomma Sud s.r.l., con la richiesta di fusione in C. F. Gomma s.p.a., e per la Oreb di Tito (Pz) incorporata, sempre per fusione, nella società Imam.

L’andamento della cassa integrazione ordinaria nel 2001 e nel 2002
Nel 2002 il numero delle auto assemblate nello stabilimento Sata è in linea con le produzioni registrare nel corso dell’anno precedente. I dati evidenziano, dunque, che lo stabilimento non è stato interessato da una riduzione dei volumi. Tuttavia, nel corso del 2002, i lavoratori dello stabilimento sono stati interessati per tre volte alla cassa integrazione ordinaria, anche se nelle prime due settimane i lavoratori coinvolti sono stati 1200 contro i 4536 della fine di agosto. Nel 2001 la Sata era ricorsa soltanto due volte alla cassa integrazione ordinaria, la prima volta per sole 898 unità (a causa di disfunzioni sugli impianti) e per una settimana a ottobre (per tutti gli operai e una parte degli impiegati).

Nel corso del 2002, oltre alle tre settimane già segnalate per i dipendenti di Fiat-Sata, si devono registrare ventisette settimane di cassa integrazione per i dipendenti della Arvil (logistica), che tra operai e impiegati hanno usufruito durante l’anno di 47mila ore di cig ordinaria, a fronte di poco meno di 400 ore nel 2001. Si tratta di un incremento consistente, se si considera che nel 2001 la Arvil era ricorsa una sola volta alla cassa integrazione e per sole 387 ore. Un incremento considerevole delle ore si è avuto anche nella Sistemi Sospensioni Sud (Magneti Marelli) – da poco più di 10mila a circa 20mila ore – mentre per la Comau, pur essendo diminuite le ore, è aumentato il numero dei dipendenti interessati. In totale, tra Sata e aziende terziarizzate (solo con riferimento agli operai) le ore sono aumentate del 22%, il numero di dipendenti coinvolti, ovvero il numero dei lavoratori interessati, del 63% e le settimane di riferimento da 14 a 56.

I dati sulla cassa integrazione ordinaria autorizzata evidenziano anche come, ancor prima dell’autunno 2002, le ore di cig siano risultate in aumento, a dimostrazione dell’esistenza di fattori critici preesistenti.  Questa considerazione è più evidente nel caso delle ore concesse alle aziende dell’indotto, poiché tra gennaio e settembre del 2002 le ore di cig autorizzate sono state 140mila, a fronte delle 170mila raggiunte nell’intero anno.

Nel complesso tra Sata, aziende terziarizzate, aziende dell’indotto e di servizio, le ore di cig ordinaria sono passate, dal 2001 al 2002, da 326mila a 433mila, con un incremento del 28% delle ore per gli operai, cui ha corrisposto un aumento del numero di lavoratori coinvolti pari al 36%, e delle settimane interessate da 80 a 177. L’incremento più consistente ha interessato le aziende dell’indotto: si è passati da 90mila ore nel 2001 a 170mila nel 2002. L’aumento delle ore di cig ha interessato soprattutto aziende come Lear, La. Sme, Smp, Valeo, Autocomponents Suspension, Benteler e Imam. Il ricorso alla cassa integrazione è rimasto, comunque, elevato nella gran parte delle altre aziende, come nel caso della Proma, che nel 2002 ha raggiunto le 28mila (33mila nel 2001).

Il numero elevato di ore rappresenta, per molte aziende dell’indotto, un’indicazione chiara della situazione di crisi determinata dalla chiusura di Termini Imerese e dalla riduzione dei volumi produttivi di Mirafiori e Cassino. Si tratta, in molti casi, di quelle stesse aziende che hanno incrementato gli organici come conseguenza delle commesse ricevute per la fornitura di altri stabilimenti e che nei mesi scorsi hanno proceduto spesso a non rinnovare una parte dei contratti a termine in scadenza. Nel 2001 le aziende che non avevano fatto ricorso alla cassa integrazione erano state quattro: Johnson Controls (ex Commer 1), Osl, Tower e Mubea, mentre nel 2002 si contano nuovamente la Osl e la Mubea, le uniche aziende che forniscono anche case costruttrici diverse da Fiat, la Osl (stampaggio lamiera) per Peugeot e Audi, la Mubea (molle e barre stabilizzatrici) per Suzuki e Peugeot.

Nel primo trimestre 2003 le ore di cassa integrazione sono aumentate notevolmente, ma essenzialmente per effetto della chiusura dello stabilimento di Termoli, che ha causato il blocco della Sata dal 20 gennaio all’8 febbraio, per un totale di 400mila ore non lavorate. Altre 41mila ore hanno interessato i lavoratori della Arvil, mentre le restanti 21mila hanno riguardato Autocomponents Suspension, Valeo, Commer Tgs, Imam, Bundy, Tower e Johnson Controls.

Il piano di ristrutturazione presentato dalla Fiat nell’autunno del 2002 ha avuto, in definitiva, conseguenze dirette per le produzioni dell’indotto Fiat e smentisce l’idea che lo stabilimento lucano con il suo indotto di primo livello potesse considerarsi escluso dalle conseguenze di una contrazione dei volumi degli altri stabilimenti. Il risultato è stato quello che diverse aziende hanno dovuto contrarre i loro volumi produttivi per il venir meno o per la riduzione delle commesse della Punto prodotta a Termini e Mirafiori, e per quelle relative alla Stilo. È aumentato così il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, alcune aziende hanno richiesto anche quella straordinaria, e una, la Rejna, addirittura la mobilità per nove dei sessantadue dipendenti, questa volta per una presunta riduzione delle commesse da parte dell’Alfa di Pomigliano. La Rejna ha una produzione identica a quella della Mubea. A questo si deve aggiungere che per il nuovo modello della Lancia Y non tutte le aziende dell’indotto hanno mantenuto le commesse, poiché l’abbassamento dei prezzi accordati ai fornitori ha determinato la rinuncia di alcune aziende ad acquisire le commesse, anche se altre aziende dello stesso indotto hanno avviato per questo modello produzioni che in precedenza non avevano.

L’andamento dell’occupazione nelle aziende dell’indotto 
Rispetto alla fine del 2001 il livello dell’occupazione nelle aziende dell’indotto è rimasto complessivamente stabile. Ma la maggior parte delle aziende ha proceduto a non rinnovare molti contratti a termine che erano in scadenza nell’anno. Ciò ha riguardato soprattutto i contratti di formazione e lavoro già nel corso del primo semestre 2002, quando i segnali di crisi si sono resi più concreti. Il saldo positivo dell’occupazione, anche se di circa quaranta unità, si deve tuttavia solo all’incremento consistente da parte di due aziende, poiché tutte le altre o hanno ridotto gli organici, la maggior parte, o registrano un livello dell’occupazione identico a quello del 2001. Si è passati così dai 3.371 addetti del 2001 ai 3.408 del 2002, un aumento dell’uno per cento, che significa un forte rallentamento nell’occupazione rispetto alla crescita registrata negli scorsi anni.

Il dato, come abbiamo detto in precedenza, è negativo se si osserva che l’aumento degli occupati si registra solo in cinque aziende: Automotive Systems (ex Complasint), La.Sme, Autocomponents, Imam e Mubea, anche se solo nei primi due casi si può parlare di un incremento consistente, rispettivamente +78 e +52 addetti. Le aziende con un numero di addetti stabile sono invece 11, mentre le restanti 9 sul totale di 25 registrano una riduzione dell’occupazione, in particolare Lear Interior Systems (ex Pianfei) -15,2%; Johnson Controls (ex Commer 1) -14,6%; Proma S.S.A. -11,7%, Itca -10,7%. Ciò significa che se non fosse per la La.Sme e l’ex Complasint, che fra l’altro è l’azienda con il numero maggiore di lavoratori assunti con contratti a termine (sono il 40% dell’intero organico), il saldo dell’occupazione risulterebbe negativo. Va osservato inoltre che aziende come Imam, Lear e Autocomponents, che pure hanno registrato un aumento degli occupati, sono anche quelle che hanno fatto maggiore ricorso alla cig nel corso dei primi nove mesi del 2000, totalizzando insieme il 44% di tutte le ore di cig concesse. Il dato dell’occupazione finale va inoltre circostanziato con il fatto che i livelli occupazionali di alcuni stabilimenti sono risultati, tra l’ottobre del 2001 e del 2002, anche più elevati come nel caso della La.Sme che solo a marzo aveva 242 addetti contro i 229 di ottobre.

In conclusione, se i dati relativi all’occupazione segnano un saldo positivo (l’1,1% in più) sono almeno tre i fattori che conducono a ritenere che si è dinanzi a un’inversione di tendenza. Il primo di questi fattori riguarda il fatto che 20 aziende su 25 registrano un’occupazione comunque in calo o stazionaria; il secondo fattore attiene invece al fatto che anche quelle che registrano un aumento sono ricorse alla cassa integrazione e che per molti dei contratti in scadenza, già a partire dai primi mesi del 2003, la tendenza è quella del mancato rinnovo. In questo quadro si è fortemente ridotto il numero delle aziende che hanno fatto ricorso a nuove assunzioni con contratto di formazione e lavoro, contratti a termine e contratti di lavoro interinale. Se alla fine del 2001 i lavoratori in contratto di formazione ammontavano a poco più di 400 – il 12% dell’occupazione dell’indotto – e le assunzioni, dall’inizio del 2001, a circa 200, i corrispondenti dati per il 2002 sono di entità minore. I contratti di formazione si sono ridotti a un quarto (98) mentre sono cresciuti i contratti a tempo determinato (143), generalmente della durata di 6 mesi, di cui 112 alla sola Automotive Systems (ex Complasint). Una riduzione si registra anche rispetto all’impiego di lavoratori interinali, poco meno di 50, anche se questo dato si riferisce solo al mese di ottobre del 2002 ed è semplicemente indicativo del fenomeno.

(Rassegna sindacale, n. 28, 17-23 luglio 2003)

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