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Commercio / La Tlc vince l'asta per la catena di elettrodomestici

Tutti i fallimenti di Eldo

di Carla Pagani

Il gruppo Eldo trova un nuovo acquirente. Per il momento si salva dal fallimento, ma la vicenda è lungi dall’essere conclusa. Un’azienda napoletana, la Tlc spa, si è aggiudicata l’asta per l’acquisto della grande catena di elettrodomestici travolta da un clamoroso disastro finanziario alla fine del 2001. I punti vendita sono stati chiusi e i dipendenti si trovano in cassa integrazione; qualcuno è stato assunto in altre catene di elettrodomestici, ma la situazione resta difficile.

Una storia lunga, quella di Eldo. Il gruppo nasce nel 1992 dall’espansione dell’attività commerciale dell’imprenditore romano Pica nel settore degli elettrodomestici. Dalla metà degli anni Novanta la gestione dell’azienda passa ai figli, che imprimono all’attività commerciale un’accelerazione molto forte, sia in Italia, che all’estero, con investimenti in Spagna e Polonia. Sin dall’inizio, Eldo punta sulla grande distribuzione. Il punto vendita diventa un polo d’attrazione di fondamentale importanza per la promozione del marchio, garantendo all’azienda una grande visibilità su tutto il territorio. In pochissimo tempo i negozi si moltiplicano: Milano, Roma, Venezia, Bologna, Firenze, Cosenza, per citare le città più importanti. “Ma la crescita del gruppo – spiega Ramona Campari, della Filcams nazionale – è segnata sin dall’inizio da errori strategici e da una gestione poco accorta che non riesce a tenere testa alla sostanziale mancanza di liquidità”.


Sviluppo senza strategia
Lo sviluppo, infatti, è eccessivamente rapido (l’azienda arriva a contare 1000 dipendenti) e il ricorso massiccio ai contratti di formazione per l’assunzione del personale lascia intravedere i sintomi di una crisi che non tarderà ad arrivare. In un primo momento i sindacati, chiamati ad autorizzare l’impiego dei contratti di formazione, si esprimono favorevolmente sul progetto presentato dall’azienda, ma una volta raggiunto l’accordo, le parti sociali vengono totalmente allontanate dalla gestione. Al sindacato, infatti, viene negata dall’azienda la possibilità d’incontrare i lavoratori per informarli su materie di vario tipo: dalle politiche sociali, alla gestione aziendale, alla rappresentanza sindacale.

Finché, alla fine del 2001, la mancanza di liquidità comincia a farsi sentire. L’azienda paga le retribuzioni con notevole ritardo e la merce nei punti vendita scarseggia. Nella primavera del 2002 lo scenario della crisi è ormai definito e in estate viene presentata un’istanza di fallimento. A quel punto parte un tavolo di confronto con l’onorevole Borghini, presidente dell’Ufficio di coordinamento delle iniziative per l’occupazione della Presidenza del consiglio. Gruppo dirigente, governo e parti sociali sono concordi sulla necessità di approvare un progetto di risanamento in grado di risollevare le sorti dell’azienda.


Arriva la fly
Si decide così di sottoporre la Eldo a un regime di amministrazione straordinaria che, secondo quanto prevede la legge, dovrebbe garantire il mantenimento dei posti di lavoro. Ma tutto si rivela più complicato del previsto: le procedure per la nomina degli amministratori straordinari vengono avviate a novembre ma si concludono soltanto a febbraio, ben quattro mesi dopo il termine previsto dalla legge. Parallelamente, 28 punti vendita vengono ceduti in affitto alla Fly immobiliare, un’azienda di Milano sorta appositamente per l’occasione. I dipendenti che passano alla nuova gestione sono 500. Nel frattempo l’azienda continua ad accumulare debiti e la gestione della Fly non sembra sortire i risultati sperati. La situazione nei punti vendita diventa drammatica: i magazzini sono vuoti e al posto dei prodotti vengono esposte scatole vuote. I punti vendita cominciano a chiudere i battenti visto che non ci sono nemmeno i soldi per pagare le bollette.


Niente stipendi
A gennaio la Fly non è più in grado di far fronte alle spese e smette di pagare gli stipendi. A marzo il tentativo di risanamento può dirsi definitivamente fallito e Fly, incapace di far fronte alla situazione di emergenza, esce dalla gestione, lasciando la Eldo in un mare di debiti. Parte così l’istanza di fallimento nei confronti dell’azienda milanese, mentre i lavoratori vengono messi in cassa integrazione straordinaria (ma verranno pagati soltanto ai primi di ottobre 2003). L’Odissea non finisce qui: a Fly subentra un’altra azienda, Conversione spa, che si dichiara disposta a risanare il gruppo Eldo. “È Pica a stipulare l’accordo – spiega la sindacalista della Filcams – ma gli amministratori straordinari non vengono neanche informati”.  Nemmeno stavolta l’affitto del ramo d’azienda va a buon fine e da luglio 2003 Conversione smette di pagare gli stipendi ai lavoratori. Contemporaneamente, viene indetto un bando d’asta. Le sorprese e i paradossi non finiscono, perché Conversione, che non paga gli stipendi partecipa alla gara. Naturalmente gli amministratori straordinari non accettano l’offerta poiché ritengono che l’azienda sia inaffidabile. Il gruppo Eldo sopravvive a stento fino a ottobre, quando viene indetto un nuovo bando d’asta che si conclude con l’acquisto del gruppo Eldo da parte dell’azienda napoletana Tlc. 


Debito sottostimato
“È evidente – commenta Campari – che il debito della Eldo sia stato sottostimato fin dall’inizio. Certamente la gestione poco accorta della famiglia Pica e, successivamente, quella altrettanto disattenta di Fly e Conversione, hanno giocato un ruolo fondamentale nel determinare le sorti del gruppo. Per questo la Filcams ha premuto affinché l’azienda venisse affidata a un imprenditore competente, esperto del settore, in grado di gestire la crisi con efficienza”. Indubbiamente, l’inefficacia del regime di amministrazione straordinaria e le lungaggini burocratiche hanno aggravato la situazione, gettando il gruppo Eldo in una condizione difficilmente recuperabile.

Ora il nuovo acquirente si dice pronto a salvare l’azienda dal fallimento e promette di mantenere tutti i posti di lavoro. Per il momento il sindacato attende l’avvio della nuova gestione; la prossima settimana incontrerà i dirigenti dell’impresa napoletana con cui dovrà trovare un’intesa per definire le condizioni del risanamento.

(Rassegna sindacale, n.39, 23-29 ottobre 2003)

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