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Berlusconi 
e gli anticorpi

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Paolo Sylos Labini / Berlusconi e gli anticorpi

Dovere d'intransigenza

di Beniamino Lapadula

Berlusconi e gli anticorpi. Diario di un cittadino indignato
Paolo Sylos Labini
Roma-Bari, Laterza, 2003
pp. 206, 14 euro

“È significativo che in tutta la storia della democrazia parlamentare non ci sia stato in alcun paese un grande statista che fosse un uomo d’affari (…) La ragione è semplicemente questa, che l’opinione pubblica non ha mai potuto ammettere la pretesa del  capitalista di essere il fiduciario dell’interesse pubblico (…). Egli non ha mai considerato la legge come un complesso di privilegi che stanno al di sopra del suo gretto interesse, ed ha  sempre cercato con mezzi leciti o illeciti, di farla interpretare ai suoi propri fini”.

Nel suo ultimo libro Paolo Sylos Labini cita queste considerazioni tratte da Democrazia in crisi di Harold J. Laski a premessa di una raccolta di articoli e saggi già pubblicati su varie riviste e quotidiani e riproposti in modo organico nel volume. Gli scritti di questo grande intellettuale, impegnato sulle orme di Ernesto Rossi nelle più importanti battaglie civili degli ultimi decenni, affrontano un vastissimo spettro di problemi. In alcuni casi trattano impegnative questioni come i rapporti tra etica e politica, morale ed economia. In altri svolgono approfondite analisi sulle prospettive dell’economia italiana e internazionale. In altri ancora entrano nel vivo della polemica politica sulle questioni cruciali del conflitto d’interesse, dell’autonomia della magistratura, della libertà di stampa. Scritti che segnano la continuità dell’impegno civile di un economista che si è battuto su più campi contro le collusioni tra mafia e politica, per il rinnovamento dell’università e della ricerca, per sfidare il sottosviluppo e la povertà nel mondo.

Oggi il nostro ancoraggio con l’Europa è messo in pericolo dalla politica del governo Berlusconi. Il conflitto d’interessi che coinvolge il presidente del consiglio viola i princìpi fondamentali di una democrazia liberale. Tutto questo è inaccettabile, occorre opporsi alla deriva in atto usando tutti i mezzi che la democrazia offre. L’indignazione di Sylos Labini è grande ed egli la esprime con forza, sostenendo la necessità della durezza e dell’intransigenza della critica. Una metafora tratta dalla medicina chiarisce il punto di vista dell’autore: la democrazia

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rappresenta un sistema di anticorpi. Se questi anticorpi non funzionano compaiono i sintomi dell’Aids; cioè, fuor di metafora, prepotenza, corruzione, illegalità e, con esse, la dignità stessa dei cittadini va in malora. 

L’idea consolatoria, molto diffusa tra gli italiani, secondo cui “tutto il mondo è paese” è fuorviante. Essa infatti ignora proprio la questione decisiva degli anticorpi. I politici degli altri paesi possono, infatti, essere corrotti quanto quelli italiani, ma laddove gli anticorpi, a partire della libertà di stampa, funzionano, l’Aids non compare. Nei paesi civili con cui ci confrontiamo, infatti, non è nemmeno immaginabile la possibilità dell’ascesa al potere di un gruppo politico guidato da persone che hanno conti da regolare con la giustizia. Questo invece è ciò che è accaduto in Italia e c’è da essere  pessimisti, anche perché da noi le cattive abitudini hanno origini antiche. L’influenza negativa del dominio plurisecolare della Chiesa, le divisioni fra le diverse realtà comunali, i danni apportati dalle dominazioni straniere si fanno ancora sentire. A chi sostiene che occorre più comprensione nei confronti del carattere degli italiani, il Diario di Sylos Labini dà una risposta forte e fa riferimento a quanto accaduto in Inghilterra. Nel Seicento e nel Settecento la società inglese era caratterizzata da una corruzione diffusa. Le ruberie più vergognose si verificavano nelle colonie a causa dello strapotere raggiunto dalla Compagnia delle Indie. La vigorosa denuncia fatta da Edmond Burke nel 1782 in una relazione al Parlamento portò alla messa in stato di accusa del governatore dell’India e alla sua sostituzione. Il governatore rimosso poi se la cavò, ma aveva ormai preso corpo lo spirito di riforma. Se nel 1730 il primo ministro Walpole poteva dichiarare apertamente in Parlamento che “ogni uomo ha un prezzo”, William Pitt, primo ministro negli anni a cavallo tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento venne chiamato “l’incorruttibile” e morì gravemente  indebitato. Si assiste, nell’arco di pochi decenni, ad un cambiamento epocale perché, osserva l’autore, il cambiamento stava maturando da tempo, grazie soprattutto all’azione svolta dai Puritani che avevano dato un contributo decisivo a fare uscire la società inglese dalla corruzione e a farla progredire verso livelli di civiltà crescenti.

Da questa lezione della storia Sylos Labini trae un insegnamento chiaro: nessuna indulgenza verso il carattere degli italiani, non si è condannati a restare un paese corrotto, si può cambiare. E in questa affermazione si coglie tutta la determinazione e la forza morale di questo nostro grande concittadino indignato che simpaticamente confessa di avere due motivi che lo spingono a impegnarsi in battaglie così intransigenti e radicali: dimostrare agli altri paesi che Berlusconi non è l’Italia e guardarsi con simpatia allo specchio quando si fa la barba.

(Rassegna sindacale, n.22, 5-11 giugno 2003)