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Innovazione e ricerca / Ignorate le richieste di sindacati e Confindustria

Finanziaria distratta

 

di Patrizia Mattioli
Segreteria nazionale Federazione formazione e ricerca

 

“Fare presto”, era la sollecitazione che circolava tra le delegazioni trattanti di Confindustria e di Cgil Cisl Uil, quando, nel maggio scorso, si confrontavano per arrivare a un’intesa per rilanciare lo sviluppo e la competitività del nostro paese. Fare presto per essere pronti prima del varo del Dpef, per avere il tempo di incidere sulla legge finanziaria. Abbiamo fatto presto quanto era necessario e, soprattutto, abbiamo fatto una buona intesa. Per quanto riguarda, in particolare, l’innovazione e la ricerca, abbiamo condiviso obiettivi e linee d’intervento: la centralità delle risorse per le infrastrutture immateriali, il ruolo del sistema pubblico e l’esigenza di una più forte collaborazione tra pubblico e privato, la partecipazione a pieno titolo allo “spazio europeo per la ricerca”, le politiche territoriali di innovazione, il ruolo e le modalità degli incentivi alla ricerca privata.  Cosa è accaduto, dopo?

Il fatto davvero grave è che non è accaduto nulla di tutto questo. Anzi, l’impianto stesso della legge finanziaria va in direzione opposta. In una fase, ormai prolungata, di progressiva perdita di competitività del nostro paese, che si concretizza in riduzioni significative di quote del mercato non solo mondiale ma anche europeo e nella sostanziale fuoriuscita dell’Italia da interi settori, la Finanziaria 2004 conferma i tagli già operati in quella del 2003 e ne aggiunge qualche altro, seminando a pioggia sulle imprese le poche risorse disponibili.

Il processo di ricollocazione di ciascun paese e di intere aree geografiche nel mercato globalizzato è rapido, ogni passaggio perduto è sempre più difficilmente recuperabile. La forza di attrazione dell’estremo Oriente (India, Cina) sta crescendo rapidamente anche in relazione all’accresciuta capacità di ricerca e di innovazione, non più soltanto per il basso costo del lavoro. L’Europa ha, con il “piano Busquin”, ribadito la priorità della costruzione di uno spazio europeo per la ricerca e ha definito, insieme agli obiettivi di spesa, una proposta per il varo di alcuni grandi laboratori di ricerca di eccellenza, comuni tra i paesi membri, da realizzare nel territorio dell’Unione. In questo contesto, i paesi più avanzati dell’Unione, sebbene anch’essi in una fase economica negativa, hanno ricominciato a investire in ricerca.

L’Italia, come noto, ha problemi strutturali non risolti: il dimensionamento delle imprese, le specializzazioni produttive, il credito, le infrastrutture. Tra queste ultime, le infrastrutture in ricerca scientifica e tecnologica – che sempre più saranno determinanti per la qualità e lo sviluppo del paese – sono agli ultimi posti in Europa, sulla base di tutti i più significativi indicatori (risorse impegnate, numero dei ricercatori, brevetti, imprese ad alta tecnologia).

L’accordo concluso a giugno tra Confindustria e Cgil Cisl Uil, per agganciare con le necessarie gradualità gli obiettivi del piano Busquin, prevede una pluralità di interventi, rispetto ai quali è utile operare un confronto diretto con gli interventi previsti in Finanziaria.

Risorse: l’accordo prevede uno stanziamento di risorse, a partire dal 2004 (0,75 per cento, 0,85 per cento e 1 per cento del pil), stimabile pari a una somma complessiva per il triennio 2004-06 oscillante tra i 6 e i 14 miliardi di euro, in relazione alla reale crescita del pil. La Finanziaria, invece, conferma nella sostanza le risorse stanziate per il 2003 (già decurtate nei due anni precedenti). Per quanto riguarda i progetti europei, garantisce soltanto le risorse per quelli cui partecipa l’Agenzia spaziale italiana (Asi), con il rischio che manchino i fondi per far fronte agli impegni assunti in ambito europeo da altre strutture. In aperta contraddizione con tali scelte, il decreto legge allegato alla Finanziaria prevede la nascita di un nuovo Istituto italiano per la tecnologia (un Iit che vorrebbe imitare il prestigioso Mit americano), più pericoloso che utile, in quanto le funzioni previste si sovrapporrebbero a quelle di altri importanti istituti quali il Cnr, l’Enea e gli stessi politecnici. A tale istituto sono destinati finanziamenti importanti, pari a 50 milioni di euro per il 2004 e 100 milioni/anno al 2014.

Incentivi alla ricerca privata:  A) in relazione ai Fondi per le agevolazioni industriali (Far e Fit), l’accordo ne prevede il rifinanziamento, previa modifica di alcune regole di funzionamento per renderne più tempestivi ed efficaci gli interventi. Ormai da due anni tali fondi sono bloccati, con grave danno per le aziende che avevano legittimamente fatto conto sulle somme dovute. Le risorse necessarie per chiudere il pregresso sono stimate tra i 3.000 e i 5.000 milioni di euro. I provvedimenti del governo – Finanziaria compresa – ne stanzierebbero 1.650 (ancora da verificare). La chiusura di uno dei due fondi viene considerata possibile in ambito ministeriale, per la prolungata carenza di risorse. B) in relazione a interventi di defiscalizzazione per gli investimenti privati in ricerca, anche automatici, l’accordo prevede modalità che assicurino sia la reale destinazione a interventi di innovazione tecnologica, sia la veridicità dei bilanci delle imprese. Nella Finanziaria, la detassazione degli investimenti in R&S, prevista nel decreto legge, è priva di qualunque garanzia di corretta finalizzazione, essendo automatica e autocertificata.

Ricercatori: l’accordo prevede un impegno straordinario nell’inserimento di giovani per superare il gap anche generazionale che ci separa dagli altri paesi dell’Unione europea. La Finanziaria prevede il blocco delle assunzioni di docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo.

Politiche territoriali: l’accordo prevede la centralità delle politiche territoriali per l’innovazione, a partire dalla collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese e dalla nascita di distretti tecnologici. La Finanziaria, riducendo risorse e autonomia delle Regioni e degli enti locali, nei fatti crea ulteriori ostacoli agli interventi praticabili.

Che fare? Al di là e nonostante la Finanziaria, l’accordo mantiene il suo valore e la sua spendibilità. Se e quanto vivrà, dipenderà dall’iniziativa politica delle parti sociali. I terreni possibili sono delineati, anche se è necessario completarli e approfondirli nei contenuti. In sintesi, l’accordo può realizzarsi: 1) nel confronto con il Parlamento, richiedendo alcune modifiche al testo della Finanziaria (ad esempio utilizzare gli stanziamenti previsti per l’Iit per finanziare un piano di assunzioni per giovani ricercatori);   2) nel confronto con le Regioni, per concordare risorse e linee d’intervento da gestire in ambito locale; 3) nelle politiche contrattuali, nazionali e decentrate, per definire i diritti delle organizzazioni sindacali e i diritti dei lavoratori in relazione ai processi di innovazione, alle connesse modifiche dell’organizzazione del lavoro, alla formazione e all’aggiornamento dei lavoratori coinvolti.

(Rassegna sindacale, n.40, 30 ottobre - 4 novembre 2003)

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