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La manifestazione dei sindacati a Roma

Oltre un milione in piazza 
per dire no al governo

D.O.

Uniti i sindacati, unita la loro gente. Con Cgil, Cisl e Uil sono venute a Roma più di un milione e mezzo di persone per manifestare contro la controriforma delle pensioni e, più in generale, contro la politica economica del governo. Tanta gente per dire al governo che la diga c'è, in difesa delle pensioni e del futuro dei lavoratori (come scandiva lo striscione sul palco), e che non sarà semplice superarla. I tre cortei, pieni di giovani, hanno attraversato la città durante il mattino per concentrarsi intorno a mezzogiorno a Piazza San Giovanni, dove hanno parlato i leader delle tre confederazioni sindacali, Luigi Angeletti, Savino Pezzotta e Guglielmo Epifani.

Nei loro comizi i segretari generali hanno usato toni pacati ma decisi, invitando il governo a fermarsi sulle pensioni. In democrazia l'opinione di un milione e mezzo di persone si deve ascoltare, ha detto il leader della Cisl Savino Pezzotta. E Gugliemo Epifani, numero uno della Cgil, ha invitato il governo a "riflettere", oppure "la protesta crescerà e si allargherà". Non solo le pensioni tra i temi affrontati, ma anche l'intera politica economica del governo - giudicata dai leader sindacali dannosa e insufficiente. Una politica costellata di condoni che sancisce l'impunità fiscale di un'intera parte del paese, ha detto il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, mentre l'altra, i lavoratori, non smette di portarne il peso sulle spalle. Una politica miope - hanno sottolineato i tre leader sindacali - che sta facendo declinare il Paese. Ne è un esempio l'abbandono del Mezzogiorno, sottolineato da Epifani: un'area del paese che si è fermata - ha detto il leader della Cgil - anche perché il governo ha smantellato strumenti efficaci, ricordandosi del Sud solo per destinare a Scanzano Jonico le scorie nucleari. E poi la rinuncia alla concertazione e la mancanza di rispetto verso le controparti sindacali, concretatasi in più di un'occasione nel varo da parte dell'esecutivo di leggi delega, decreti ed emendamenti a decreti scavalcando il confronto con le parti sociali. 

Angeletti, Pezzotta ed Epifani hanno parlato per un'ora esatta, da mezzogiorno all'una, come prevedeva il calendario dell'iniziativa, e hanno dato alla piazza una netta impressione di unità nei toni e nella sostanza di interventi assonanti, retti appunto da un filo unitario, iniziando l'uno da dove aveva terminato l'altro. E la piazza ha risposto con un lungo applauso al termine dei comizi, mentre Epifani, Pezzotta e Angeletti si prendevano per mano alzando le braccia al cielo. 

Come reagirà il governo a questa dimostrazione lo diranno le prossime ore e i prossimi giorni. Cgil Cisl e Uil, ad ogni modo, hanno già un altro appuntamento unitario a breve scadenza: il 18 dicembre a Vicenza, per manifestare in difesa dei diritti degli immigrati (un altro tema affrontato oggi nei comizi, all'indomani delle dichiarazioni di Bossi contro l'assegnazione degli alloggi agli immigrati a Milano).


Angeletti
'Non si facciano illusioni: questa controriforma delle pensioni non la faremo passare'. Con questa promessa Luigi Angeletti ha concluso il suo intervento. 'Cgil Cisl e Uil si impegnano a restare unite, sempre, contro la controriforma delle pensioni', ha detto Angeletti tra gli applausi della piazza. "Quante bugie abbiamo ascoltato dalle tv a reti unificate", ha detto il leader della Uil spiegando che "in Italia si sta portando avanti una politica ignobile". "Non si può governare il Paese - ha proseguito - contro i cittadini che lavorano, che pagano le tasse e che creano ricchezza. Non si può - ha aggiunto - fare una politica che li penalizzi". E nel merito della riforma delle pensioni elaborata dal governo (che, tra le altre cose, vuole portare a 40 anni i contributi minimi) Angeletti ha detto che "ci sono milioni di lavoratori che mai potranno fare lo stesso lavoro per 40 anni. Mi riferisco ai lavori che logorano". Solo un demente lo può pensare". 


Pezzotta
In Italia 'si sta perseguendo un sottile e quanto perverso depotenziamento del ruolo del sindacato. Vogliono metterci all'angolo'. Ha detto il leader della Cisl. 'Dobbiamo ormai registrare che si è raggiunto il punto più basso nei rapporti tra le parti sociali e il governo. Siamo passati dalla concertazione al dialogo sociale, e ora non c'è giorno che tramite i quotidiani, la radio, la televisione il governo non si affidi al monologo ministeriale'. Pezzotta ha quindi ribadito: 'Noi non siamo disponibili a finte discussioni. Questo è veramente troppo. Non ci stiamo'. "La riforma messa a punto dal governo, oltre che essere iniqua, taglieggia sia i padri che i figli", ha proseguito. "Il governo - ha detto Pezzotta - ha deciso di intervenire drasticamente sulle pensioni per far reggere una finanziaria basata sui condoni e priva di forti misure per lo sviluppo. E' evidente la volontà di far pagare ai lavoratori i costi di una inefficace politica economica, scaricando interamente sulle pensioni l'onere di ridurre il deficit pubblico". Pezzotta ha quindi ribadito che il sindacato "presenterà una sua proposta. Ma non farà una proposta emendativa. Non siamo interessati a correggere una proposta del governo che per noi è inaccettabile". 


Epifani
'Oggi tocca al governo, di fronte a questa straordinaria mobilitazione, riflettere. Se vuole andare avanti, la protesta crescerà e si allargherà'. Lo ha detto il leader della Cgil, che ha aggiunto: 'Sarebbe bene per il Paese, per il suo futuro, per evitare il rischio del declino, che il governo si fermi e cambi radicalmente linea politica, economica, sociale. In caso contrario si assumerà la responsabilità di fermare il futuro del Paese, di alterare la condizione delle persone, delle istituzioni, delle imprese e delle reti sociali'. Epifani ha anche ribadito il 'oo all'abbandono del metodo della concertazione, l'abbandono del rispetto dovuto alle organizzazioni sindacali'. 'Non va - ha aggiunto - quando ci si chiede di fare una proposta sulle pensioni che vuole essere soltanto un modo per far fare ad altri quello che il governo ha già deciso di fare, e non un modo veritiero e onesto per provare ad ascoltarci'. La controriforma delle pensioni messa a punto dal governo 'è unilaterale e inaccettabile', ha detto il leader della Cgil, criticando l'intera politica economica del governo e la Finanziaria. Un passaggio dedicato anche alla vicenda del trasporto pubblico: "Non si giochi al massacro, perché su questa vertenza noi non ci staremo", ha ammonito Epifani invitando il ministro Maroni ad adoperarsi per la chiusura del contratto piuttosto che a rilasciare dichiarazioni sulla modifica del diritto di sciopero.  

(6 dicembre 2003)

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