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Stati Uniti / Come i repubblicani cercano di indebolire le unions 

Bush dichiara guerra (anche) ai sindacati

di Ornella Cilona

Un nuovo attacco di George W. Bush ai sindacati statunitensi. Così l’Afl-Cio, la confederazione Usa, giudica le nuove norme sui bilanci delle organizzazioni dei lavoratori messe a punto dal Dipartimento del lavoro. D’ora in poi i sindacati con un fatturato pari ad almeno 200 mila dollari l’anno dovranno specificare in modo dettagliato nei propri conti economici quanto spendono in iniziative sindacali, politiche o amministrative. In particolare dovranno notificare tutte le spese e le entrate superiori ai 5 mila dollari. Il provvedimento si applicherà a oltre 5 mila federazioni di categoria e sedi territoriali, di cui solo 70 hanno dimensione internazionale, mentre le rimanenti sono sindacati locali che si servono del lavoro volontario per l’attività amministrativa. In pratica il risultato è che anche le piccole sedi dovranno compilare una mole impressionante di moduli con informazioni di carattere finanziario da inviare periodicamente al Dipartimento del lavoro. La federazione dei piloti ha calcolato che ogni organizzazione avrà bisogno ogni anno di oltre 15 mila fogli di carta per ottemperare alle richieste di informazioni del Dipartimento. “Una contabilità così particolareggiata – si legge in una nota dell’Afl-Cio – lascia meno tempo e denaro disponibile per la contrattazione, la soluzione di controversie, l’organizzazione e altre attività basilari di un sindacato”.

Il Dipartimento del lavoro si è rifiutato di accogliere anche solo uno degli emendamenti alla riforma suggeriti nei mesi scorsi dal sindacato, confermando i sospetti di una manovra punitiva nei confronti delle organizzazioni dei lavoratori. Per di più le norme appena varate presentano impressionanti analogie con le proposte che nel 1992 furono presentate da Newt Gingrich, il discusso ex portavoce repubblicano del Senato che tanto ha contribuito alla nomina di Bush padre alla presidenza degli Stati Uniti a metà degli anni 90. Nel quartier generale dell’Afl-Cio non ci sono perciò dubbi sul vero fine della legge. Le elezioni presidenziali del 2004 sono ormai imminenti e la potente macchina organizzativa dei sindacati, tradizionalmente schierata dalla parte dei candidati democratici, fa paura alla Casa Bianca. Bush non gode più del consenso che aveva all’indomani dell’11 settembre e la difficile situazione in Iraq lo sta facendo scendere ulteriormente nei sondaggi. In una situazione così incerta anche i sindacati diventano nemici da combattere, magari ricorrendo a qualche colpo sleale.

Il carattere antisindacale delle nuove norme appare lampante se le si confrontano con quelle che regolano i bilanci delle altre associazioni non profit: “È evidente la determinazione di indebolire i sindacati – afferma in un comunicato il presidente dell’Afl-Cio, John Sweeney – ponendoli in posizione di svantaggio rispetto agli imprenditori ai tavoli di negoziazione”. Sweeney sottolinea inoltre che queste misure non contribuiscono affatto a una maggiore trasparenza nell’amministrazione dei sindacati.

Non è l’unica nube che si addensa sui già poco idilliaci rapporti fra l’amministrazione repubblicana e i sindacati. Il presidente Bush ha infatti appena iniziato una nuova “crociata”, questa volta per abolire i pagamenti sulle ore straordinarie. Il diritto dei lavoratori a ricevere una quota aggiuntiva di salario per le ore lavorate oltre l’orario ufficiale (che negli Usa è di 40 ore) è sancito a livello federale fin dal 1938 dal Fair Labor Standards Act (Flsa), che ora Bush vuole “annacquare” per consentire agli imprenditori di fare lavorare più tempo i propri dipendenti a costo zero. Secondo uno studio appena pubblicato dall’Economic Policy Institute i cambiamenti alla legge proposti dal Presidente porterebbero all’aumento dell’orario di lavoro per 8 milioni di lavoratori. A farne le spese sarebbero soprattutto infermieri, operai dell’industria manifatturiera e lavoratori del commercio. La Federazione dei lavoratori dell’automobile (United Auto Workers, Uaw) ha calcolato che i pagamenti per gli straordinari costituiscono oggi un quarto della paga media dei lavoratori americani, tanto che la loro abolizione comporterebbe una riduzione del salario settimanale di 161 dollari. Nel sito Internet dell’Afl-Cio è possibile firmare on line una petizione indirizzata a Bush, nella quale si chiede l’immediato ritiro del provvedimento. “Da quando Bush è presidente – denuncia il deputato democratico Michael Michaud – sono stati persi oltre 3 milioni di posti di lavoro. Ora è il momento di abbassare i salari per chi ha ancora un impiego”.

L’Afl-Cio è anche preoccupata per l’aumento dei licenziamenti fra gli attivisti sindacali. Il Consiglio nazionale sulle relazioni industriali (National Labor Relations Board, Nlrb), l’organismo che vigila sull’applicazione della libertà di associazione, denuncia 25 mila casi di pratiche antisindacali. Colossi della distribuzione come Wal Mart, ma anche grandi aziende manifatturiere impediscono ai propri dipendenti l’iscrizione al sindacato, contando su una sostanziale impunità.

Anche la magistratura sembra schierata dalla parte dei repubblicani più oltranzisti. L’alta corte di giustizia ha recentemente bocciato una decisione del Nlrb che imponeva all’azienda chimica Hoffman di pagare gli arretrati a un immigrato licenziato per attività sindacale.

(Rassegna sindacale, n. 43, novembre 2003)

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