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Le tradizioni politiche di una famiglia cilena

Gli Allende

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Le tradizioni politiche di una famiglia cilena

Gli Allende

 

Il testo che segue è tratto dal libro di Luciano Aguzzi, Salvador Allende. L'uomo, il leader, il mito, Ediesse 2003.

 

Con prosa commossa, appena tre giorni dopo il colpo di Stato e la morte di Allende, Pablo Neruda (1904-1973) scriveva: «Il Cile ha una lunga storia civile con poche rivoluzioni e molti governi stabili, conservatori e mediocri. Molti presidenti piccoli e solo due presidenti grandi: Balmaceda e Allende. È curioso che entrambi provenissero dallo stesso ceto, dalla borghesia ricca, che qui si fa chiamare aristocrazia. Come uomini di princìpi, impegnati a ingrandire un paese rimpicciolito dalla mediocre oligarchia, i due furono portati a morte allo stesso modo. Balmaceda fu costretto al suicidio per essersi opposto alla svendita della ricchezza del salnitro alle compagnie straniere. Allende fu assassinato per aver nazionalizzato l’altra ricchezza del sottosuolo cileno, il rame. In entrambi i casi l’oligarchia cilena ha organizzato delle rivoluzioni sanguinose. In entrambi i casi i militari hanno svolto la funzione della muta dei cani. Le compagnie inglesi nel caso di Balmaceda, quelle nordamericane nel caso di Allende, fomentarono e finanziarono questi movimenti militari». 
 
Le origini 
La famiglia di Allende non apparteneva propriamente alla «borghesia ricca», ma a quella agiata delle professioni liberali. Gli Allende erano convinti che in Cile solo le professione libere, in particolare l’avvocatura e la medicina, permettessero di vivere con decoro e indipendenza senza sfruttare il lavoro d’altri e senza piegarsi di fronte ai potenti.

Il padre di Allende era notaio e avvocato, il nonno e il bisnonno materno e diversi zii erano medici. La famiglia aveva tradizioni patriottiche, radicali e massoniche. Il bisnonno paterno Ramón Allende Garcés e i fratelli Gregorio e José Maria avevano preso parte alla guerra per l’indipendenza del Cile: Ramón e José Maria combatterono nel distaccamento degli Ussari della Morte, al comando del patriota Manuel Rodríguez Erdoiza (1786-1818), Gregorio comandava uno squadrone della guardia personale del generale Bernardo O’Higgins (1778-1842), principale protagonista dell’indipendenza e primo capo del nuovo Stato. Quando, nel 1823, O’Higgins fu costretto ad andare in esilio, Gregorio Allende Garcés lo accompagnò e restò con il «Padre della Patria» per otto anni, prima di tornare in Cile. La bisnonna era figlia di Vicente Padín, decano della Facoltà di Medicina dell’Università del Cile di Santiago e fondatore dell’Ospedale di San Vicente.

Il nonno Ramón Allende Padín (1845-1885) fu un famoso medico e autore di importanti pubblicazioni scientifiche. Nella sua breve vita ricoprì vari incarichi, fra i quali quello di capo dei Servizi medici dell’esercito durante la Guerra del Pacifico con la Bolivia e il Perù (1879-1883), quello di presidente del Consiglio di sanità e poi del Consiglio di istruzione pubblica. Fu inoltre deputato del Partito radicale per otto anni e senatore per quattro, capo della Loggia massonica «Giustizia e Libertà»; noto anticlericale furibondo (venne scomunicato), organizzatore di scuole laiche (fondò la scuola «Blas Cuevas»), editore e giornalista dei periodici Guía para el Pueblo e Deber. Per le sue posizioni nella storia del Cile è ricordato come «El Rojo Allende» (Allende il rosso).

Egli assunse l’epiteto lanciatogli come un insulto dai suoi avversari e ne fece una bandiera. Alla Camera dei deputati, nel 1873, disse: «Rosso, certamente […]. Rosso, dico io, sarò sempre, in ogni questione che implichi progresso e miglioramento del popolo». Alla sua morte prematura il funerale fu quasi una manifestazione politica con grande partecipazione di gente; l’orazione funebre fu tenuta dal leader radicale Enrique Mac-Iver Rodríguez (1845-1922) e fra coloro che portavano il feretro a spalla vi erano due futuri presidenti del Cile: José Manuel Balmaceda e Ramón Barros Luco (1835-1919).

Del nonno e della tradizione familiare Salvador Allende dice nell’intervista concessa a Régis Debray: «Io ho una tradizione massonica. Mio nonno, il dottore Allende Padín, è stato serenissimo Gran maestro dell’Ordine massonico nel secolo scorso, quando essere massone significava lottare. Le Logge massoniche, le Logge Lautarine sono state il pilastro dell’indipendenza e della lotta contro la Spagna [...]. Allora, puoi capire benissimo come, per tradizione familiare, e inoltre perché la Massoneria ha lottato per princìpi fondamentali come la libertà, l’uguaglianza e la fraternità, uno possa avere tali legami [...]. Secondo una definizione ortodossa, la mia origine è borghese, ma devo aggiungere che la mia famiglia non è mai stata legata ai settori economicamente potenti della borghesia, perché i miei avi paterni hanno esercitato professioni cosiddette liberali e altrettanto hanno fatto quelli materni [...]. Tutti i miei zii e mio padre hanno militato nel Partito radicale, quando essere radicali implicava indiscutibilmente avere assunto una posizione avanzata. Mio nonno ha fondato la prima scuola laica del Cile ed è stato chiamato, per la sua posizione, “Allende il rosso”».

La famiglia Allende ebbe relazioni d’amicizia e rapporti politici e di fratellanza massonica con altri esponenti di primo piano della storia del Cile. Lo zio paterno Ramón Allende Castro fu per alcuni anni sindaco di Santiago nel secondo decennio del Novecento; il piccolo Allende, detto familiarmente «Chicho», poté conoscere, perché frequentati dal padre Salvador Allende Castro e dalla madre Laura Gossens Uribe, i futuri presidenti Carlos Ibáñez del Campo (1877-1960), Arturo Alessandri Palma (1868-1950) e il figlio Jorge Alessandri Rodríguez (1896-1986), anch’egli futuro presidente e avversario politico di Allende.

L’intrecciarsi di relazioni familiari e di amicizia è importante nella storia cilena perché costituisce un processo di integrazione delle élite sociali e politiche e permette di comprendere le dinamiche che intercorrono fra i gruppi dirigenti e l’attività, spesso silenziosa e nascosta, di mediazione e di trasformazione nei rapporti che influenzano direttamente e indirettamente gli uomini che controllano lo Stato e la vita politica pubblica.

Da questo punto di vista la famiglia Allende, pur non essendo né per potere economico né per influenza sociale fra le primissime del Cile, ha però dato al proprio paese, con continuità, per ormai quasi due secoli, uomini e donne che hanno svolto ruoli politici e professionali di primo piano e che sono uniti con vincoli di parentela ad altre famiglie di analoga importanza nella storia del Cile.

(settembre 2003)

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La scheda
del libro

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