SPECIALE

Il lavoro nell'era della destra

PRIMA

 

La riforma del mercato del lavoro

Precari per legge

Approvata nella prima metà di febbraio e fortemente contestata dalla Cgil e dal centro sinistra la legge delega n 30 del 2003, che ridisegna il mercato del lavoro italiano stravolge, nei fatti, i punti fondamentali che caratterizzano il diritto del lavoro, in particolare il principio per cui tra lavoratore e datore, il primo va tutelato perché fisiologicamente più debole. Insomma, a detta dei principali giuslavoristi italiani, siamo in presenza della trasformazione del lavoro in merce e quindi del contratto stesso in “scambio commerciale”. Questa filosofia caratterizza l’intero assetto normativo. Con l’articolo 1 infatti si sancisce la definitiva liberalizzazione del collocamento, si generalizza l’intermediazione di manodopera (staff leasing) e si priva la normativa vigente relativa al trasferimento di ramo d’azienda di tutte le tutele in capo ai lavoratori. Per il primo punto la nuova normativa (articolo 1 lettera I) rimuove i vincoli posti alle agenzie per il lavoro interinale che potranno fare collocamento in proprio per ogni tipologia contrattuale. Vi sarà inoltre un’unica autorizzazione che permetterà a Enti bilaterali, consulenti del lavoro, università, scuole secondarie e enti locali di svolgere funzioni di collocamento (lettera L art. 1).

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Un modello sociale regressivo

di Giuseppe Casadio
Segretario nazionale Cgil

Abbiamo molte volte ripetuto, nei convegni e nelle piazze, in questi mesi di intensa e aspra dialettica sociale, che il governo vuole imporre nel paese un modello sociale regressivo fondato sull’individualismo anziché sulla coesione sociale, sulla esasperazione della competitività anziché sui valori della solidarietà; liberista nelle relazioni economiche, corporativo e conflittuale nelle relazioni sociali.
Non si tratta di affermazioni dovute ad un eccesso di “vis polemica”, bensì di valutazioni che corrispondono ad una argomentata analisi.
Infatti l’agire concreto del governo, dalle sue dichiarazioni programmatiche in poi, si caratterizza come una vera e propria strategia che richiama quel modello sociale con una coerenza di fondo leggibile al di là di incongruenze, contraddizioni o approssimazioni che a tratti segnano la quotidianeità del loro agire.
Si trova riscontro di ciò in tutti i principali ambiti in cui si esplica l’azione di governo; evidenti le pulsioni plebiscitarie introdotte nella dialettica democratica; non meno evidente la propensione al particolarismo, alimentata, sul piano istituzionale, dalla sciagurata ipotesi di “devolution”. Ma è soprattutto nel campo delle politiche economiche e sociali che le nostre analisi trovano conferma evidente.

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I nuovi contratti

Non è agevole fare comparazioni tra tipi di contratti utilizzati da paesi  diversi per storia e tradizioni anche sindacali. In questi casi occorre infatti tenere sempre presenti le specificità produttive, il sistema complessivo di welfare state, le tutele esistenti dentro e fuori le aziende. Tuttavia proveremo ad analizzare come funzionano all’estero alcuni istituti recentemente introdotti in Italia dalla legge di riforma del mercato del lavoro.

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Il part time in Italia e in Europa

Il contratto part-time è una tipologia di lavoro a orario ridotto, che si svolge con modi e tempi prefissati e che può essere instaurata sia nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato che determinato. In Italia è stato regolato a  partire dal 1984 e poi successivamente dai decreti legislativi n. 61/2000 e n. 100 del 2001. Esistono varie tipologie di contratto part-time: Il part-time orizzontale che consiste in un’ attività prestata in tutti i giorni lavorativi con orario ridotto; il part-time verticale che si svolge solo in alcuni giorni della settimana con orario pieno o ridotto; il part-time ciclico cioè un’ attività prestata solo in alcune settimane o in alcuni mesi dell'anno con orario pieno o ridotto (di solito questa forma di lavoro interessa lavoratori assunti in particolari settori con elevate punte di stagionalità come il settore alberghiero per il periodo estivo o invernale o settore alimentare durante la trasformazione dei prodotti agricoli).
Il contratto di lavoro part-time deve essere stipulato per iscritto e in esso devono essere indicate le mansioni e la distribuzione, anche giornaliera, dell'orario di lavoro. Essendo un contratto di tipo individuale, una copia va consegnata al lavoratore assunto, mentre un'altra deve essere inviata all'ispettorato del lavoro. La giurisprudenza ha più volte affermato che la forma scritta é un requisito obbligatorio, pena nullità del contratto stesso, in quanto deve essere sottesa una effettiva e consapevole disponibilità del lavoratore a un rapporto di lavoro che si discosta da quello socialmente tipico. Il part-time può essere ritenuto compatibile inoltre con il contratto di formazione e lavoro, il contratto a tempo determinato, l’ apprendistato. 

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Il nuovo collocamento

Con il decreto legislativo 297 del 2002, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 11 del 15 gennaio 2003, si compie un altro passo del processo di riforma del sistema del collocamento che, avviato oramai da qualche decennio, aveva subito una brusca accelerata circa 5 anni fa con la legge 196 del 1997, il cosiddetto «pacchetto Treu», dal nome dell’allora ministro del lavoro del governo di centrosinistra. Con la legge 196/97 è stata infatti regolamentata in Italia l’attività delle «agenzie di lavoro interinale», con le quali, per la prima volta si è permesso a dei soggetti privati di esercitare la funzione del collocamento, ossia di favorire, a scopo di lucro, l’incontro tra domanda (imprese) e offerta (lavoratori). Beninteso, non che prima della 196 i privati non svolgessero tale attività, ma lo facevano in modo non regolamentato. Oggi l’attività svolta dalle agenzie private può essere di «intermediazione» e di «interposizione» di manodopera. Tecnicamente tra i due termini c’è una differenza di un certo rilievo: nel primo caso l’intermediario si limita a favorire l’incontro tra l’offerta e la domanda (è il caso del collocamento puro e semplice). Nel secondo caso invece «l’interpositore» conserva la titolarità del rapporto di lavoro con il lavoratore, il quale viene inviato in missione presso l’impresa che ne ha fatto richiesta. E’ questo il caso, appunto, del lavoro interinale, detto anche lavoro temporaneo in prestito. Entrambe le attività erano vietate dalla normativa italiana, l’intermediazione dalla legge 264 del 1949, con la quale era stato istituito il collocamento pubblico; l’interposizione dalla legge 1369 del 1960 che regolava l’istituto dell’appalto, vietandolo quando questo si limitava nei fatti alla mera fornitura di manodopera. Nonostante questa diversità, che non è certo di poco conto, tra interposizione e intermediazione c’è una componente essenziale in comune, ossia l’attività di gestione delle informazioni relative all’offerta e alla domanda di lavoro in modo da favorirne l’incontro. In entrambi i casi si tratta di raccogliere curricula, gestire ed aggiornare banche dati, captare le richieste delle imprese ed eseguire le giuste «interrogazioni» sui software di gestione delle banche dati. E’ fuori dubbio che l’incremento di informazione è assolutamente necessario per far funzionare in modo accettabile l’incontro tra domanda e offerta in Italia. 

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Lavoratori atipici

Un manuale di sopravvivenza

Va bene flessibili, ma sprovveduti proprio no. E, soprattutto, mai e poi mai disinformati. Per non perdere la rotta nel grande mare del mercato del lavoro gli atipici devono dimostrarsi, per forza di cose, aggiornati e competenti sulle nuove e sulle vecchie regole, sui diritti che si possono rivendicare e su quelli che invece mancano all’appello. Per attrezzarsi ed essere all’altezza della situazione, può tornare utile un “Manuale di sopravvivenza” elaborato da Nidil, il sindacato Cgil delle Nuove identità di lavoro. Ne proponiamo alcuni estratti. Con la doverosa avvertenza che, riguardo a determinati temi (ad esempio i contributi previdenziali), il governo e il Parlamento devono ancora legiferare, e che quindi arriveranno altre novità. La versione integrale del manuale si può richiedere direttamente presso le sedi di Nidil.

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Quota cinque milioni

Sono ovunque, si consolidano, aumentano. I lavori flessibili, svolti dai cosiddetti "atipici",, connotano lo scenario del mercato del lavoro nostrano già adesso che gli interventi legislativi del centrodestra non sono ancora divenuti realtà. E chi sa cosa succederà tra pochi mesi, quando il governo emanerà i decreti attuativi della legge 848 e quando il Parlamento approverà la 848bis. Quando scenderanno in campo ulteriori tipologie contrattuali sotto il segno della flessibilità più spinta, come il lavoro a progetto o il lavoro a chiamata. Già adesso, ad ogni modo, gli atipici sfiorano i cinque milioni nel nostro Paese. Lo testimonia l'annuale Rapporto curato dall'Ires (l'Istituto di ricerca della Cgil) per Nidil Cgil (il sindacato delle nuove identità di lavoro). Il dato (valido per il 2002) si divide tra i circa 2 milioni e 400 mila collaboratori coordinati e continuativi (CoCoCo) e quasi 1 milione 580 mila lavoratori a termine.

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