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La riforma delle pensioni

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La spesa pensionistica 
nelle aree critiche d'invecchiamento

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Istat / Dal Rapporto annuale 2002

La spesa pensionistica 
nelle aree critiche d'invecchiamento

 

I fattori demografici sono tra le cause più importanti dell’evoluzione della spesa pensionistica cui si è assistito di recente, al punto tale che i provvedimenti adottati in campo previdenziale negli ultimi dieci anni sono stati orientati al contenimento degli effetti delle tendenze demografiche, sia riguardo ai requisiti di età e anzianità per l’accesso al pensionamento, sia riguardo alla revisione di calcolo degli importi delle prestazioni. La diminuzione della popolazione in età attiva determinata dal calo dei tassi di fecondità si riflette, a parità di condizioni, sulla riduzione del numero degli occupati, i cui contributi previdenziali finanziano le prestazioni erogate ai pensionati nel corso dello stesso anno. L’aumento della speranza di vita alle età anziane, inoltre, ha effetti di espansione sia sul numero sia sull’ammontare delle prestazioni. Dal momento che le regioni e le province italiane stanno tutte da diverso tempo sperimentando l’invecchiamento della propria popolazione, ma si trovano attualmente in punti diversi del percorso, assume rilevanza l’analisi territoriale della spesa pensionistica e, soprattutto, per quelle aree dove l’invecchiamento ha avuto un andamento più accelerato. 

Al 31 dicembre 2001 il numero di prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali, al netto delle pensioni erogate all’estero e di quelle non classificabili geograficamente (rispettivamente, 2,3 per cento e 0,8 per cento del totale), è stato pari a 21 milioni e mezzo, per un importo complessivo annuo di 178 mila milioni di euro ed un importo medio annuo di circa 8.300 euro. Nelle varie ripartizioni geografiche si rilevano sensibili differenze tra la percentuale del numero di prestazioni e la quota della correlata spesa pensionistica. Nelle regioni settentrionali si concentra la maggior parte delle prestazioni previdenziali (49 per cento) e della spesa erogata (51,8 per cento); nelle regioni del Mezzogiorno le pensioni erogate sono pari al 30,3 per cento del totale nazionale a fronte di una spesa che raggiunge il 26,7 per cento del valore complessivo; le regioni centrali, infine, detengono quote inferiori, pari al 20,7 per cento in termini di numero di trattamenti e al 21,5 per cento per ciò che concerne la spesa erogata. Anche per ciò che riguarda gli importi medi delle diverse tipologie di prestazione si rilevano sensibili differenze tra le aree geografiche. Le regioni settentrionali si caratterizzano per la presenza di importi medi più elevati e pari a 8.700 euro (105,6 per cento del valore medio nazionale), contro 8.600 euro (104,2 per cento della media nazionale) per le regioni centrali e 7.300 euro (88,1 per cento della media nazionale) per il Mezzogiorno.

Analizzando i dati per tipologia di pensione si osserva che le pensioni di tipo Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (IVS) e le pensioni indennitarie (rendite per infortunio sul lavoro) sono erogate nella maggior parte dei casi nel Nord (rispettivamente, 51,4 per cento e 44 per cento). Le pensioni assistenziali vengono erogate, invece, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno (42,2 per cento). Per quanto riguarda le pensioni indennitarie e IVS si osservano importi medi più elevati, rispettivamente, nelle regioni del Mezzogiorno e in quelle del Centro. In particolare, gli importi medi delle pensioni IVS delle regioni centrali (9.800 euro annui) sono superiori del 5,8 per cento rispetto alla media nazionale. Le pensioni assistenziali, infine, mostrano un profilo in linea con quello osservato per il totale delle tipologie, con importi medi più elevati nel Nord (2,6 per cento rispetto alla media nazionale). 

Esaminando i dati nel dettaglio regionale, si rileva che la regione con il numero più elevato di prestazioni erogate è la Lombardia con 3,4 milioni di pensioni (pari al 16,0 per cento del totale) e una spesa pari a 31,7 miliardi di euro (17,8 per cento del totale). Seguono l’Emilia-Romagna, a cui competono 1,9 milioni di pensioni (8,7 per cento del totale) e una spesa pari a 15,5 miliardi di euro (8,7 per cento del totale), e il Piemonte con l’8,6 per cento del numero di prestazioni e il 9,1 per cento della spesa erogata. Sempre riguardo al numero di prestazioni, quote altrettanto significative si rilevano nel Lazio (8,3 per cento), nel Veneto (7,7 per cento), in Campania (7,4 per cento), Toscana (7,3 per cento), Sicilia (7,3 per cento) e Puglia (5,8 per cento). Nel complesso, in queste otto regioni si concentra il 77,2 per cento del numero di pensioni e il 78,9 per cento dell’importo complessivo erogato. Con riferimento alle sole pensioni assistenziali, per le quali si rileva una maggiore concentrazione nel Mezzogiorno, la distribuzione sul territorio appare eterogenea. La regione con il numero più elevato di prestazioni erogate è la Sicilia con l’11,7 per cento del totale (11,3 per cento in termini di spesa), seguita dalla Campania a cui competono 314 mila prestazioni per una spesa pari all’11,4 per cento dell’importo complessivamente erogato. Tuttavia, una quota altrettanto significativa si rileva anche in Lombardia che con l’11,3 per cento di prestazioni detiene la maggiore quota in termini di spesa erogata (11,6 per cento del totale). In generale, la distribuzione territoriale della spesa è influenzata dal tipo di attività economica esercitata dai titolari delle pensioni al momento del pensionamento mentre la distribuzione del numero di prestazioni dipende dalla consistenza della popolazione residente nelle diverse regioni e dalla sua struttura per età. In particolare, il rapporto tra il numero delle pensioni e la popolazione residente fornisce una misura dell’incidenza del numero dei trattamenti nelle diverse regioni e delinea un quadro leggermente differente da quello osservato sulla base dei dati assoluti.

Ad esempio, la Lombardia, che risulta la prima regione in termini sia di numero di prestazioni sia di spesa erogata, ha un tasso di pensionamento in linea con quello medio nazionale (38,5 pensioni ogni cento residenti a fronte del valore calcolato a livello nazionale pari a 38,2 per cento). Per contro, l’Umbria e la Liguria, due regioni nelle quali si rileva un forte invecchiamento della popolazione, con l’1,9 per cento e il 3,7 per cento di prestazioni sul totale nazionale, hanno il più alto tasso di pensionamento in Italia (rispettivamente, 50,8 per cento e 50,7 per cento). Valori elevati dell’indicatore in questione si registrano anche per le Marche (46,4 per cento), il Friuli-Venezia Giulia (45,4 per cento), la Valle d’Aosta (43,4 per cento), l’Abruzzo (42,8 per cento) e il Molise (41 per cento), tutte regioni nelle quali si osservano scarsi pesi relativi che oscillano da un massimo del 3,2 per cento, nel caso delle Marche, ad un minimo dello 0,2 per cento, nel caso della Valle d’Aosta. L’Emilia-Romagna, la Toscana e il Piemonte rimangono, invece, tra le regioni che erogano il numero più elevato di pensioni anche in rapporto alla popolazione residente (rispettivamente, 47,5, 45,4 e 44,2 pensioni ogni cento abitanti). Ad un livello più dettagliato di analisi è stato possibile, mediante una cluster analysis, individuare 3 gruppi omogenei di province in ordine agli importi medi delle pensioni erogate e ai connessi tassi di pensionamento. 

Nel primo gruppo rientrano le province nelle quali, da un lato, gli importi medi delle prestazioni pensionistiche sono inferiori al valore calcolato a livello nazionale, e dall’altro, il numero di pensioni ogni cento abitanti è relativamente elevato. Si tratta per lo più di province localizzate nelle regioni centrali e settentrionali. All’interno di questo gruppo, le province in cui si rilevano le prestazioni con gli importi medi annui più bassi sono Macerata e Pesaro (rispettivamente, 79,9 per cento e 81,2 per cento della media nazionale e al 93,6 per cento e 95,2 per cento della media regionale). All’estremo opposto si situano le province di Vercelli, Biella, Savona e La Spezia per le quali si registrano pensioni con importi medi leggermente superiori alla media nazionale anche se al di sotto dei corrispettivi valori regionali. 

Il secondo gruppo è composto da province nelle quali gli importi medi delle pensioni erogate sono superiori alla media nazionale e i relativi coefficienti di pensionamento si muovono intorno al valore medio. Il gruppo, costituito per la quasi totalità da province settentrionali, presenta la caratteristica di raccogliere nel suo insieme una buona parte di province capoluogo di regione. Tra queste ultime alcune province (Aosta, Firenze, Bologna, Torino, Genova e Trieste) hanno valori elevati sia per i coefficienti di pensionamento sia per gli importi medi delle pensioni, con una correlazione positiva tra i due rapporti. Per le altre (Trento, Cagliari, Venezia, Milano e Roma), invece, a bassi valori dei coefficienti di pensionamento corrispondono elevati valori degli importi medi delle pensioni. Ciò è particolarmente vero per le province di Roma e Milano, nelle quali gli importi medi delle prestazioni erogate sono pari rispettivamente al 125,1 per cento e al 131,5 per cento della media nazionale.

Infine, il terzo gruppo è costituito da province con coefficienti di pensionamento relativamente bassi e con pensioni aventi importi medi inferiori ai valori medi nazionali. In esso rientrano 37 province, di cui 32 localizzate nelle regioni del Mezzogiorno. In generale, in questo gruppo di province, gli importi medi delle pensioni sono tendenzialmente più alti in corrispondenza di bassi valori dei coefficienti di pensionamento. Ad esempio, nella provincia di Napoli in cui si registra in assoluto il più basso valore del coefficiente di pensionamento, le prestazioni erogate hanno importi medi in linea con quelli calcolati a livello nazionale. Per contro, nella provincia di Isernia, nella quale si rileva un coefficiente di pensionamento elevato (43,4 per cento), le pensioni erogate hanno gli importi medi più bassi d’Italia (-27,3 punti percentuali rispetto al valore medio nazionale).

(maggio 2003)

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