SPECIALE

La riforma delle pensioni

PRIMA

 

Analisi

La controriforma

a cura di Ottavio Di Loreto e Guido Girolami
Dipartimento previdenza Spi Cgil

Le riforme degli anni 90 hanno consentito una sostanziale stabilità 
nel rapporto tra spesa e Pil.
Ma al governo non interessa: bisogna ridurre, in un sol colpo, 
sia i contributi che le opportunità di andare in pensione.
Una follia. Che ha il solo scopo di spingere i redditi medio bassi verso l'assistenza, quelli medio alti verso il mercato assicurativo. 

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Dopo lo sciopero generale

Cgil, Cisl e Uil: nessun negoziato 
su quell'emendamento

Cgil, Cisl e Uil per il momento non siedono a nessun tavolo sulle pensioni. Lo faranno solo se il governo ritirerà l'emendamento alla legge delega sulla previdenza, presentato ieri in Senato, e accetterà un negoziato sulla base della delega originaria. Le tre confederazioni hanno inoltre fissato le prossime tappe della mobilitazione contro la politica economica e sociale del governo, e non escludono di ricorrere a un nuovo sciopero generale. Le iniziative a breve termine comprendono una manifestazione per il Mezzogiorno il 15 novembre a Reggio Calabria, una manifestazione nazionale sulla scuola a Roma il 29 novembre, una manifestazione sullo sviluppo sempre a Roma il 6 dicembre e, infine, un'iniziativa sull'immigrazione il 18 dicembre. "Cgil, Cisl e Uil - si legge nella nota unitaria dei sindacati - valutano molto positivamente la riuscita dello sciopero generale di quattro ore del 24 ottobre. Oltre dieci milioni di lavoratrici, lavoratori, giovani e pensionati hanno aderito all’invito delle Confederazioni sindacali ed hanno scioperato e manifestato contro la legge Finanziaria del governo e la 'controriforma' delle pensioni".

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L'intervento del governo sul sistema previdenziale

Dal 2008 saranno necessari 
40 anni di contributi

Dal 2008 saranno necessari 40 anni di contributi per accedere alla pensione di anzianità, contro i 35 attuali. In alternativa, la soglia dell'età anagrafica necessaria per il pensionamento sarà di 65 anni per gli uomini e di 60 anni per le donne. Inoltre, chi pur avendo i requisiti per la pensione di anzianità decide di restare al lavoro (per almeno due anni) avrà in busta paga la totalità dei contributi previdenziali (32,7 per cento). Come previsto, sono queste le principali novità della proposta sulla riforma del sistema previdenziale che il governo ha presentato alle parti sociali. Tra le altre misure si prevede l'introduzione di un contributo di solidarietà del 2%, per i prossimi tre anni, sulle pensioni d'oro, una stretta su quelle di invalidità con maggiori controlli su questi trattamenti. Il governo ha comunicato che gli incentivi saranno inseriti nella Finanziaria, così da essere operativi già a partire dal gennaio 2004.

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Il documento di Cgil, Cisl e Uil

Le bugie del governo

Cgil Cisl e Uil dicono no alla controriforma delle pensioni proposta dal governo Berlusconi perché ritengono tale riforma inutile, dannosa, iniqua e fondata su evidenti falsità.
Cgil Cisl e Uil ribadiscono che non c’è nessuna emergenza previdenziale perché il sistema, che si è consolidato nell’arco degli anni 90, con tre riforme di carattere strutturale, ha determinato un valido equilibrio del sistema nel tempo rendendolo così tra i più sostenibili in Europa.
Le drammatizzazioni dei problemi del nostro sistema previdenziale e le scelte inaccettabili che si vogliono far pagare a lavoratrici e lavoratori nascono, invece, dalla necessità di coprire la incapacità del governo stesso nel determinare una corretta politica di sviluppo e occupazione e di controllo della finanza pubblica, scaricando interamente sulle pensioni l’onere di ridurre il deficit pubblico, nella misura di un punto di Pil, socialmente insostenibile.
La scarsa natalità e l’invecchiamento della popolazione, che raggiunge nel nostro paese risultati tra i migliori del mondo, vanno affrontati con una politica generale di welfare e non con tagli alle pensioni.

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(Speciale a cura di Davide Orecchio)

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