SPECIALE

Il referendum sull'articolo 18

PRIMA

 

L'affluenza alle urne registra il minimo storico

Niente quorum

I due referendum (su articolo 18 ed elettrodotti) non superano lo sbarramento del quorum. Secondo i dati del Viminale il 25,7 per cento degli italiani si è recato alle urne per esprimere il proprio voto sul referendum relativo all'estensione dell'Art.18 dello Statuto dei lavoratori e il 25.7% sulla servitù coattiva di elettrodotto. Un dato anticipato nella sua tendenza già alla chiusura dei seggi ieri alle 22.00, quando aveva votato il 17,5% degli aventi diritto. 
Il primo a trarre le conclusioni di questo risultato è Fausto Bertinotti. 'Abbiamo perso. Resterà nel paese un'ingiustizia profonda che divide i lavoratori'. Questo il primo commento  rilasciato dal Segretario del Prc. 'Non possiamo prendercela - spiega Bertinotti - col destino, né possiamo spiegare la sconfitta con le colpe, che pure esistono, di quelle forze che all'opposizione del governo Berlusconi, hanno scelto di boicottare il referendum. Abbiamo perso, in primo luogo, perché non siamo riusciti a fare di una battaglia giusta un grande fatto di opinione pubblica, non siamo riusciti a costruire un senso comune. Ha prevalso così l'autonomia della politica'. Ma per Bertinotti 'proprio nella sfera della politica emerge un dato. L'equivalente di due terzi di tutti coloro che nelle ultime elezioni hanno votato centrosinistra e Rifondazione hanno detto sì al Referendum. Da questa domanda politica non potrà prescindere il confronto tra Centrosinistra, Rifondazione e movimenti né sulle caratteristiche che dovrà assumere fin d'ora l'opposizione al governo Berlusconi né sul futuro dell'alternativa ad esso. Per questo, nel momento della sconfitta, non deve essere trascurato o disperso lo straordinario patrimonio di partecipazione e di cultura egalitaria che si è costruito in questa difficile campagna referendaria'.

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Cgil / La decisione del Direttivo

Sì per le riforme e i diritti

Due giorni di dibattito serio e appassionato e poi, alla fine, il voto, con una grande maggioranza di consensi alla proposta di Guglielmo Epifani (127 sono stati i sì, 1 voto ha avuto l’altro documento presentato, mentre 11 sono state le dichiarazioni di “non voto”). Così la Cgil  ha deciso per il sì al referendum del 15 giugno sull’articolo 18. “Un sì – ha spiegato il segretario generale della Cgil – strettamente correlato ai contenuti e al merito del nostro impianto di riforme. Un sì per la riforme e per i diritti”.
Un sì non facile ma convinto, anche se nessuno, tanto meno Epifani, si è nascosto i problemi che questa consultazione porta con sé, fin dal momento del suo “concepimento”.  Un sì che, per dirla con un vecchio proverbio orientale, guarda “alla luna” – e cioè a ciò su cui si vota e agli scenari possibili del “dopo” ai fini della strategia generale della Cgil – più che “al dito” – le intenzioni dei proponenti o di chi comunque nell’opinione pubblica è l’“azionista di riferimento” di questa iniziativa referendaria (leggi: Bertinotti).
E del resto, anche se l’attenzione dei media era tutta centrata, abbastanza ovviamente, sul sì o meno al referendum, questo tema non esauriva certo i contenuti della relazione di Guglielmo Epifani. La proposta su cosa fare il 15 giugno era infatti preceduta da un’analisi assai preoccupata sullo stato della situazione politica, istituzionale, economica e sociale del paese: dagli attacchi del primo ministro alla magistratura ai crescenti problemi di ordine industriale e produttivo, dall’assenza di trasparenza e di informazioni certe sullo stato reale dei conti pubblici alla difficile situazione dei rinnovi contrattuali, quello dei metalmeccanici “in primis”.

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La relazione di Epifani al Direttivo

Dobbiamo votare sì

"L'attesa più grande per i lavori del nostro Comitato Direttivo concerne il tema del referendum. Anche se in parte attesa, è però singolare che polemiche, interventi e critiche si siano appuntati su percorsi che di formale non avevano niente, con descrizioni di fatti e di indiscrezioni talvolta, per me, incomprensibili. 
Per questo e per rispetto dei poteri del Comitato Direttivo, dopo avere in segreteria nazionale esposto il punto di vista che ritenevo più coerente e giusto per le scelte della Cgil, non ho voluto né commentare né esporre quello che, invece, ho il dovere di sottoporre alla vostra discussione e al vostro voto. Aggiungo anche che lo faccio a titolo personale, stante i diversi orientamenti presenti in segreteria, in tutto legittimi ed espressi, in quella sede, con modalità e toni di un confronto del tutto corretto e trasparente. L'orientamento che propongo al Direttivo di assumere è basato su tre premesse politiche e una scelta, tutta ispirata - o almeno questa è la mia intenzione - alla proposizione di un nostro punto di vista autonomo, a una coerenza sostanziale con le impostazioni tradizionali della Cgil in materia referendaria, e alla ricerca della maggiore unità possibile, nella coerenza, della nostra Confederazione."....

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L'appello per l'astensione di Carniti e Lettieri

Un referendum sbagliato

Il referendum per decidere se abolire o no la “soglia” di 15 dipendenti nell’applicazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è idoneo a risolvere alcun problema e rischia, anzi, di crearne di nuovi. Se, infatti, la risposta al quesito referendario fosse “Si”, si determinerebbe un quadro normativo sostanzialmente inapplicabile. La situazione organizzativa, i rapporti interpersonali e psicologici nelle aziende piccole e piccolissime sono oggettivamente diversi rispetto a quelli che caratterizzano le aziende maggiori. E anche gli strumenti di tutela debbono tenere conto di questo diverso contesto. Peraltro, contrariamente a una diffusa ma non corretta interpretazione, nemmeno nelle aziende fino a 15 dipendenti è oggi possibile licenziare senza giusta causa o giustificato motivo. Infatti, la legge 108 - varata nel 1990 con la pressione ed il sostegno unanime del movimento sindacale - lo vieta. Ma proprio per tener conto della specificità delle piccole e piccolissime imprese, sono previste una disciplina e una procedura diverse rispetto a quelle delle aziende maggiori. E’ ovvio che tutte le norme sono il prodotto della storia e possono perciò cambiare con il mutare del contesto. Eventuali aggiustamenti o correttivi, per essere davvero efficaci, dovrebbero tuttavia essere attivati con iniziative, strumenti e soluzioni appropriate. 

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LINK

Promotori 
e sostenitori

La giusta causa

Rifondazione, 1

Rifondazione, 2

Fiom, area 18

Cgil

Per il no

Confartigianato

Confcommercio

Per l'astensione

Eguaglianza e libertà. Il sito di Carniti e Lettieri

Cisl

Uil

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