SPECIALE

La riforma dell'istruzione

PRIMA

 

La scuola 
della Moratti

 

La legge punto per punto

 

Il parere 
degli esperti

Devolution 
e istruzione

Questa legge 
non ha futuro

No alla scuola tecnocratica

 

Le nostre inchieste

La sperimenta-
zione della
Moratti

 

Un bilancio negativo 
(e costoso)

Alternanza scuola-lavoro

 

Questa è quella che funziona

Indice

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La scuola della Moratti

La legge punto per punto

Quest’anno compie 40 anni la scuola media unica, gratuita e obbligatoria varata dal primo governo di centro-sinistra nel 1963. Finiva l’avviamento professionale. Finiva un sistema duale che, già a dieci anni, incanalava i ragazzi in due percorsi  incomunicabili: uno dei quali, l’avviamento appunto, non consentiva l’accesso ai licei e all’università ed era fatalmente riservato alle classi svantaggiate.
Un compleanno caduto male: proprio quest’anno il governo ha licenziato una legge delega di riforma del sistema dell’istruzione che, al di là delle dichiarazione roboanti di Berlusconi (“dopo 34 tentativi falliti in passato siamo riusciti a riformare la scuola”), ripropone un impianto ideologico antecedente alla riforma del ‘63. E cioè: rigida separazione tra un sistema “alto” dell’istruzione, quello dei licei, e un altro “basso”, residuale, dell’istruzione e della formazione professionale; la scelta molto precoce, anche a tredici anni, tra i due canali e, a 15 anni, addirittura la possibilità di un canale di serie C, la cosiddetta alternanza scuola-lavoro, “grazie” alla quale gli studenti potranno espletare integralmente la loro formazione fino a 18 anni in azienda. Un’azienda che, praticamente, sostituisce la scuola. 

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Il parere degli esperti

Devolution e istruzione

di Andrea Morrone
Ordinario di diritto regionale

Non è facile comprendere il progetto di devolution che all’art. 117 della Costituzione aggiunge il testo seguente: “Le Regioni attivano la competenza legislativa esclusiva per le seguenti materie: a) assistenza e organizzazione sanitaria; b) organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione; c) definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; d) polizia locale”.

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Questa legge non ha futuro

di Dario Missaglia 

Cgil, Sindacato scuola e Federazione formazione e ricerca hanno svolto un ruolo importante nell’opposizione intransigente alla legge Moratti. La parola “controriforma”, che oramai correntemente definisce quella legge, appare persino troppo nobile e impegnativa rispetto al testo varato. Quella approvata è una “legge-contro” più che una controriforma. Nasce, infatti, contro la riforma Berlinguer, contro l’idea di innalzamento dell’obbligo scolastico, contro la cultura dell’integrazione tra istruzione e formazione e, come ebbe a dire il titolare di Viale Trastevere, il “monopolio della scuola di stato”. Ora è tempo di riflettere. Non perché lo scontro possa dirsi concluso, anzi. Restano aperte tutte le questioni di dubbia costituzionalità del provvedimento, i lunghi e complessi 24 mesi entro i quali il governo dovrà varare i numerosi decreti attuativi. E non sarà, per il governo, una impresa semplice. Non c’è infatti solo la Cgil sul cammino della Moratti.

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No a una scuola tecnocratica

intervista a Enzo Morgagni 

“Non è corretto parlare di “Riforma Moratti”, perché non ci sono delle vere modifiche dell’ordinamento. Le uniche novità riguardano l’anticipo nell’iscrizione dei bambini alla scuola materna ed elementare, scelta lasciata alla esclusiva volontà della famiglia, e la riduzione dell’obbligo scolastico, un vero primato storico in negativo per il nostro paese”. Enzo Morgagni, ordinario di Sociologia dell’educazione alla facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Bologna, dà un giudizio molto negativo sulla nuova scuola targata centro-destra. “Sono del parere che si voglia impoverire, depotenziandola, la scuola pubblica; si propone come alternativa la scuola privata e il modello del bonus.  La formazione viene cristallizzata su due uniche linee: il liceo e gli istituti professionali. Non si investe in ricerca, sul corpo docente e sull’Università. Viene poi presentato con enfasi l’obbligo formativo che era già presente nel progetto Berlinguer. Ecco, l’obbligo formativo è stata la vera grande riforma di allora, ma è stata capita poco”.

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Le nostre inchieste

La sperimentazione della Moratti

Un bilancio negativo (e costoso)

C’è qualcuno che la riforma Moratti già la conosce: e non gli piace. In cinque Regioni, e nella provincia autonoma di Trento, il ministero ha tentato di sperimentare a inizio anno scolastico (e dunque a riforma non ancora approvata), un capitolo importante della delega: la possibilità di assolvere l’obbligo scolastico, tra i 14 e i 15 anni, nella formazione professionale. Violando una norma allora ancora in vigore (la legge 9/99) e senza raggiungere risultati significativi. In Lombardia e Piemonte, le uniche regioni in cui la sperimentazione è partita concretamente, i risultati sono disastrosi: poche le scuole, pochi gli studenti, poco significativi i corsi di formazione progettati. In compenso, sono stati spesi molti, troppi, soldi, in un momento in cui invece la scure di governo e Regioni si abbatte pesantemente sul funzionamento “ordinario” della scuola pubblica: in Lombardia per il 2003-2004 la Regione investirà 10 milioni di euro per mille destinatari previsti nella sperimentazione; spende, invece, solo 13 milioni di euro per i 10.500 ragazzi attesi in apprendistato e obbligo formativo e per l’universo senza nome dei 15.000 adolescenti che, nell’area più ricca del paese, non frequentano né la scuola né la formazione professionale. 

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Alternanza scuola-lavoro

Questa è quella che funziona

Stage soprattutto estivi, progetti comuni con le aziende, assistenza tutoriale da parte di docenti e di personale esperto dei luoghi di lavoro: questa è l’alternanza scuola-lavoro che funziona e che ha poco a che vedere con il progetto Moratti. Sono esperienze che risalgono addirittura agli anni Settanta e coinvolgono gli studenti delle ultime classi delle superiori, in particolare istituti tecnici e professionali. “Consistono – spiega Antonio Valentino dal Centro nazionale Cgil scuola – nello svolgimento di attività lavorative presso le imprese, sulla base di progetti definiti dalla scuola e dai tutor aziendali. Fanno parte, quindi, del Piano dell’offerta formativa dei singoli istituti. Queste attività nell’ultimo decennio hanno visto un notevole sviluppo e una costante diffusione a livello nazionale, oltre che una regolamentazione attraverso specifiche direttive ministeriali”. Le pratiche di alternanza hanno avuto e continuano ad avere un buon successo, anzitutto perché creano nelle scuole una diffusa cultura del lavoro: “E siccome corrispondono a progetti individualizzati – aggiunge il sindacalista –, sono rispettose della crescita dei ragazzi, della loro evoluzione e formazione personale. Esse, inoltre, posizionano la verifica delle scelte del percorso professionale da parte dello studente in un’età giusta” L’alternanza scuola-lavoro prevista dalla legge delega del ministro Moratti è, come detto, tutt’altra cosa: una sorta di “terza via alla formazione” – dopo quelle liceale e di formazione professionale – attraverso cui realizzare l’obbligo formativo degli studenti. Praticamente, un percorso di serie C per chi non va bene a scuola...

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