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Il caldo rovente di agosto sta uccidendo gli anziani.
Molto più degli anni scorsi, a leggere i dati delle grandi città. Mille
e cinquanta persone sono morte a Roma nei primi 15 giorni di agosto
(l'anno scorso erano 1.002). A Milano nello stesso periodo ne sono morte
461. A Torino 476 (nel 2002 furono 341). Nel complesso 2000 decessi - 400
e oltre in più rispetto allo scorso anno - l'82% dei quali tra gli
ultrasessantacinquenni.
Non è la strage che ha colpito la Francia (dove ormai si parla di circa 5
mila morti), ma è comunque una situazione allarmante, a fronte della
quale sono scoppiate polemiche altrettanto infuocate. Nei giorni scorsi il
ministro della Sanità aveva criticato le amministrazioni comunali per la
gestione dell'emergenza estiva. Ieri, poi, Sirchia ha avanzato ai Comuni
una proposta distensiva: "Propongo per settembre un incontro con i
rappresentanti dell'Associazione nazionale dei Comuni, per mettere a punto
un piano d'azione che ci permetta d'intervenire concretamente
nell'assistenza agli anziani. C'è stata una minimizzazione del fenomeno -
ha detto il ministro -, smentita clamorosamente ancora ieri. Ora ci deve
essere una presa di coscienza collettiva e occorre prepararsi per il
prossimo anno. Non possiamo presentarci con questa impreparazione, non
saremmo perdonati. Nessuna sottovalutazione per non essere brutalmente
smentiti dai numeri".
Sindaci e assessori assicurano la propria disponibilità a sedersi al
tavolo convocato da Sirchia, ma polemizzano duramente col governo: è
assurdo - spiegano - che un esponente dell'esecutivo critichi le
amministrazioni locali addebitando mancanze nell'affrontare le emergenze
sociali quando la politica del governo in materia di welfare è quella dei
tagli alle risorse. E poi chiedono: dove è finito il fondo nazionale per
i non autosufficienti?
"Non prendiamoci in giro: senza risorse non si fa nessuna politica di
welfare", ha dichiarato il sindaco di Ancona, Fabio Sturani. Toni
analoghi nel commento di Alberto Ghio, vice sindaco di Genova,
secondo il quaòe la vera questione legata all'assistenza agli anziani è
l'insufficiente quota di trasferimenti dallo Stato centrale ai Comuni.
Stefano Lepri, assessore torinese ai servizi sociali, invita il ministro
Sirchia "a conoscere le esperienze di comuni, come Torino, che
possono insegnare molto anche al ministro e al ministero". "Non
possiamo che essere d'accordo sull'iniziativa del ministro - precisa Lepri
- ma resta forte lo sconcerto quando sentiamo Sirchia insistere nel dire
che i Comuni sono totalmente impreparati ad assistere gli anziani.
Piuttosto - aggiunge l'assessore torinese - Sirchia dovrebbe impegnarsi
affinché si realizzi, finalmente, quel fondo nazionale per i non
autosufficienti, che promette da due anni".
Duro con Sirchia anche l'assessore alle Politiche sociali del Comune di
Napoli, Raffaele Tecce: "Il ministro si documenti prima di parlare:
si legga il Libro
bianco del suo collega Maroni e si documenti sui tagli allo
Stato sociale fatti da questo governo". "Vorrei ricordare al
ministro - prosegue Tecce - che c'é una legge, la 328, che obbliga lo
Stato, le Regioni e i Comuni ad un coordinamento socio-sanitario. Ma forse
Sirchia dimentica che il suo collega Maroni ha lavorato in questi mesi con
il suo Libro bianco per tagliare i trasferimenti alle
amministrazioni comunali. Gli unici fondi che abbiamo a disposizione sono
appunto di competenza del Fondo nazionale politiche sociali e non di
quello del ministero della Salute. Insomma il ministro parla di cose che
non conosce". Secondo l'assessore "Sirchia offende e scarica le
sue responsabilità prima ancora di aver capito bene le cose".
"I Comuni - continua Tecce - come quello di Napoli, hanno tutti
definito i Piani sociali di Zona al cui interno la nostra amministrazione
ha previsto efficaci reti di protezione per gli anziani non
autosufficienti: ma, ripeto, basterebbe raddoppiare i fondi per
l'assistenza domiciliare, circa 15 miliardi di vecchie lire all'anno, per
risolvere la situazione. La frontiera positiva è proprio nel
coordinamento tra le politiche sanitarie e quelle sociali. Ma la
condizione per operare bene è potenziare il sistema sanitario nazionale
oltre che il welfare municipale e non tentare di privatizzare tutto come
da mesi fanno Sirchia e Maroni".
L'emergenza anziani suona dunque un campanello d'allarme sulle politiche
sociali del centro-destra. Che sono letali per il sistema del welfare
italiano. Ne è convinto Sandro Del Fattore,
Coordinatore del dipartimento Welfare e Nuovi diritti Cgil, secondo il
quale "il governo sta portando al collasso finanziario il sistema
socio sanitario del nostro paese. Al cronico sottofinanziamento delle
prestazioni si aggiungono consistenti problemi di costante sofferenza di
cassa". Del Fattore sottolinea "il costante sottofinanziamento
delle prestazioni socio sanitarie e il persistente ritardo dei
trasferimenti alle Regioni delle risorse dovute. Ciò produce tagli alle
prestazioni e abbassamento della loro qualità. L’obiettivo è semplice:
impoverire il sistema socio sanitario per diminuire il consenso dei
cittadini intorno ad esso. Infatti, proprio a causa di un meccanismo
perverso di erogazione delle risorse, alle Regioni sono stati dati (tra il
2001 e il 2002) 7,8 miliardi di euro in meno del dovuto".
Per il sindacalista gli obiettivi principali per arginare la situazione
dovrebbero essere "la piena attuazione della legge 328, a partire
dalla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e la
costituzione - appunto - di un fondo nazionale per la non autosufficienza,
alimentato sulla base di princìpi di universalità e di solidarietà, e,
quindi, riferito alla fiscalità generale, capace di rispondere a una vera
e propria emergenza per milioni di persone, soprattutto anziani, e per
milioni di famiglie"
(18 agosto 2003)
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