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In Italia la
previdenza integrativa è in crescita. Gli iscritti ai fondi pensione sono
1 milione 360 mila, con una crescita del 6,8 per cento rispetto alla fine
del 2001. L’attivo è di 4,5 miliardi di euro, con un incremento
nel corso dell’anno che supera il 40 per cento. I fondi di nuova
istituzione raggiungono la cifra di 139, di cui 44 di tipo negoziale e 95
di tipo aperto. Sono i dati che emergono dalla relazione per il 2002 curata dalla Covip,
la commissione di controllo sui fondi pensione.
“Per i fondi pensione, il 2002 può essere considerato un anno di
consolidamento, in attesa che si concretizzino le premesse per un più
deciso sviluppo", ha dichiarato il presidente della Covip Lucio
Francario presentando i dati. "Il settore, infatti,- prosegue
Francario - pur in un contesto difficile
per lo sfavorevole andamento dei mercati finanziari, registra una
progressiva maturazione e conferma una solidità di fondo, che risulta di
buon auspicio per prevedere un equilibrato e sostenuto sviluppo nel
momento in cui si verifichi una più favorevole congiuntura dei
mercati”.
Sempre in base ai dati forniti dalla Covip, i fondi preesistenti hanno
raggiunto i 680 mila iscritti, compresi quelli relativi alle forme pensionistiche interne a banche e a compagnie di assicurazione;
mentre le risorse destinate alle prestazioni si avvicinano ai 30 miliardi di euro. Complessivamente l’intero settore dei fondi pensione complementari supera di poco i due milioni di iscritti, mentre le risorse complessivamente destinate alle prestazioni si attestano intorno ai 34 miliardi di euro.
I fondi pensione negoziali superano il milione di iscritti, registrando un tasso di crescita delle adesioni di circa il 3,7 % su base annua. Quasi tutti i fondi pensione di carattere negoziale hanno ormai raggiunto la fase operativa; molti hanno avviato l’attività di investimento conferendo le risorse finanziare ai gestori prescelti; molti altri sono attivamente impegnati nella definizione delle politiche di gestione delle risorse e nella scelta dei
gestori. Si va ormai diffondendo la struttura multicomparto, che consente ai lavoratori, sui quali grava il rischio degli investimenti, la scelta di un profilo di rischio adeguato alle proprie propensioni e condizioni personali.
Per i fondi pensione di tipo aperto, l’anno trascorso è stato contraddistinto da una stasi e dall’avvio di un consolidamento. Nonostante complessivamente il numero dei fondi autorizzati sia sceso dai 102 dell'anno precedente a 95 nel 2002, è da notare che tutti i principali operatori finanziari nazionali e molti di quelli esteri restano presenti nel settore: il comparto mantiene elevate potenzialità di crescita, che per realizzarsi attendono una più chiara definizione delle regole operative.
Nel 2002 è inoltre cresciuta la diffusione delle polizze di assicurazione sulla vita con contenuto previdenziale, che superano ormai il numero degli iscritti ai fondi aperti in termini di contratti stipulati (sono state già 390.000 a partire dal 2001, anno di avvio dell’operatività).
Tfr: no a meccanismi obbligatori
Nel presentare la Relazione Covip Francario ha anche sottolineato come
sia "inopportuno e problematico sotto il profilo giuridico"
insistere sull'obbligatorietà del conferimento del tfr (trattamento di
fine rapporto) alla previdenza complementare. Dunque il presidente della
Commissione boccia uno dei punti principali della delega previdenziale del
governo. Secondo Francario, infatti, un "imperativo ineludibile delle
politiche previdenziali è quello di prefigurare la previdenza
complementare come un luogo di scelta consapevole per il cittadino anche
perché ancora non sono presenti le condizioni di mercato idonee a
preservare il cittadino da rischi impropri".
"Il tfr - sottolinea il Presidente della Covip - già oggi svolge una missione mista retributivo-previdenziale, a fronte della quale, la legge riconosce un tasso di rivalutazione che per il 2002 ha portato ad una valorizzazione di circa il 3,4%. L’effetto integrativo che esso contribuirebbe a realizzare nell’ambito della previdenza complementare, oltre ad essere apprezzabile seriamente solo nel lungo periodo, dovrebbe essere preso in considerazione solo per la parte residuale, eccedente la valorizzazione oggi riconosciuta per legge. Se, per ipotesi, il conferimento del
tfr a previdenza complementare fosse stato obbligatorio già nel corso di quest’anno, sarebbe risultato molto difficile giustificare agli occhi degli “aderenti obbligati” risultati di gestione assolutamente insoddisfacenti. Insistere sulla ”obbligatorietà” dunque, oltre a contrastare con i principi fondanti del nostro sistema di previdenza complementare è - per il prof Francario - inopportuno, considerati i rischi conflittuali indotti da misure
imperative che potrebbero determinare eventuali e possibili peggioramenti per le risorse di risparmio previdenziale di cui
dispongono i lavoratori”.
Francario avanza invece un proposta con l'obiettivo di salvaguardare il
potere d'acquisto del tfr: "sull'esempio dell'esperienza del
ministero del Tesoro francese potrebbe essere avviato anche in Italia un
programma di emissioni di titoli indicizzati all'inflazione".
(27
maggio 2003)
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