|
I ministeri del Welfare e dell'Economia stanno
lavorando a un super-bonus che ritardi il pensionamento. La misura,
secondo quanto anticipato oggi dal Sole 24 Ore, sarebbe
contenuta in un emendamento alla delega previdenziale ferma in
Parlamento da più di un anno. Il correttivo, che secondo il quotidiano economico non e'
ancora definitivo, punterebbe sul rafforzamento degli incentivi gia' previsti con il ricorso a nuovi ''sconti'' fiscali e contributivi per
alzare del 30% la retribuzione di chi decidera' di restare volontariamente al lavoro.
Prima di essere presentata in Parlamento la proposta -secondo quanto scrive il Sole 24 Ore- sara' illustrata, entro la fine di
gennaio, alle parti sociali. Sull'estensione del metodo contributivo e sul l'eventuale utilizzazione di disincentivi la parola resta al
Parlamento.
Ad ogni modo l'apertura di un dialogo tra governo e sindacati resta
vincolata all'esclusione di qualsiasi manovra che preveda appunto
disincentivi al pensionamento. Mentre su forme di incentivazione si
registrano maggiori disponibilità da parte delle organizzazioni
sindacali.
"Siamo disponibili a ragionare di incentivi ma si tratta di capire come vengono modulati
all'interno di una proposta complessiva. Dunque il ministro Maroni ci chiami presto con una proposta complessiva sulle
pensioni". Cosi' Morena Piccinini, segretaria confederale della
Cgil, ha commentato la proposta di super-bonus contributivo e fiscale per alzare del
30% il reddito di chi resta al lavoro e ritardare cosi'
l'entrata in pensione. "Siamo contrari a qualsiasi forma di disincentivo
- aggiunge la sindacalista - e respingiamo l'idea che mi sembra prefiguri la proposta di Maroni di
innalzare a 65 anni la soglia dell'eta' pensionabile per le donne".
Una cauta apertura anche dalla Uil. "La proposta di Maroni sul super-bonus
per ritardare la pensione e' accettabile ma bisogna vedere in quale contesto verra' inserita". Il commento e' del segretario
generale aggiunto della Uil, Adriano Musi, secondo il quale "c'e' da capire se e' stata abbandonata qualsiasi strada sui
disincentivi e se questa volonta' del lavoratore sia effettivamente una volonta' libera, non vincolata dalla volonta'
del datore di lavoro. Inoltre sul decontributivo restiamo totalmente in disaccordo".
Un appello ad aprire un tavolo di discussione sulle pensioni è venuto
dal relatore alla delega Luigi Maninetti, secondo il quale, se il governo
incontrasse subito le parti sociali, entro il 23 gennaio l'iter della delega previdenziale in commissione potrebbe gia' essere concluso.
Maninetti sollecita l'esecutivo ad affrontare ''al piu' presto con le organizzazioni
sindacali i 'nodi' sul tappeto per evitare che la Commissione Lavoro di
Montecitorio studi correttivi che le parti sociali potrebbero bocciare'', allungando cosi' i tempi dell'esame del
dd che dovrebbe sbarcare in Aula nella prima settimana di febbraio. Quanto al bonus, Maninetti esprime
il suo totale accordo. ''Se l'obiettivo -spiega- e' mantenere al lavoro la gente, e' senza dubbio condivisibile la scelta di alzare
del 30% la retribuzione di chi decidera' di restare volontariamente al lavoro. Io, comunque -annuncia Maninetti- sollecitero' un
emendamento del governo in questa direzione perche' venga presentato il prima possible''.
La "delega-Maroni" sulle pensioni è ferma da più di un anno
in commissione Lavoro alla Camera. La versione attuale del testo
prevede incentivi per incoraggiare la permanenza al lavoro con
l'assenso obbligatorio dei datori, la destinazione del Tfr maturando
alla previdenza integrativa, la liberalizzazione dell'età
pensionabile, la certificazione dei diritti acquisiti, la
decontribuzione di 3-5 punti per i neo-assunti a tempo indeterminato.
Una misura, quest'ultima, che per i sindacati dev'essere stralciata (è
una condizione per la riapertura del dialogo), poiché rischia di
aprire "una voragine nei conti Inps - denuncia la Cgil - con il
rischio di un taglio delle pensioni non solo future, ma anche
presenti".
(7 gennaio 2003)
|