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Sono molti i disabili che vorrebbero lavorare ma che non possono farlo a causa di politiche sociali fallimentari. E’quanto afferma un recente rapporto dell'Ocse,
L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo che raccoglie i
maggiori paesi industrializzati del pianeta. Gli autori del rapporto propongono una serie di riforme volte a creare efficaci programmi per l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro. Si tratta cioè di spingere i soggetti interessati
ad avvicinarsi al mondo del lavoro e, conseguentemente, a reintegrarsi nel corpo sociale.
Non è una questione puramente lavorativa, quanto piuttosto un processo più ampio volto al reinserimento del disabile all'interno di una società che fa del lavoro lo strumento primario di socializzazione. Per questo diventa di fondamentale importanza la messa a punto di adeguati strumenti per facilitare i disabili nella ricerca di una prima occupazione.
Cosa hanno fatto finora i governi dei paesi membri dell'Ocse? Non molto, secondo quanto si legge nel rapporto: ogni anno, infatti, soltanto l'1 per cento dei disabili che godono dei sussidi riesce a trovare un lavoro.
Il confronto tra le politiche sociali messe in atto dai vari paesi, del resto, non aiuta certo a fare il punto della situazione, dal momento che i sistemi di sostegno variano notevolmente da paese a paese, a seconda che siano gestiti direttamente a livello governativo o piuttosto amministrati da agenzie nazionali a cui lo Stato delega il compito di farlo.
L'unico dato certo è che su venti paesi membri dell'Ocse presi in considerazione dal rapporto, solo nove hanno successo nelle politiche sociali a favore dei disabili. Inoltre, e forse questo è il dato più interessante, nonostante siano molti i paesi che offrono programmi speciali di impiego, la loro incidenza sul tasso di persone disabili occupate è decisamente scarsa. La permanenza di una condizione di esclusione innanzitutto lavorativa, oltre che sociale, resta il dato più sconcertante.
Per questo gli autori del rapporto si preoccupano di specificare alcune raccomandazioni di cui ogni governo dovrebbe tener conto per ridurre in maniera drastica la distanza che separa ancora i disabili dal mondo del lavoro: una serie di misure innovative che puntano alla definizione di politiche sociali in grado di sollecitare un'integrazione economica e al contempo sociale. Tra le linee guida della riforma, la definizione di pacchetti individuali di sussidio - molto più articolati di quelli attualmente previsti dai vari governi - che includano, oltre ai consueti sostegni economici già previsti dalle politiche sociali nazionali, «percorsi di formazione finalizzati al reinserimento socio-lavorativo».
(28 febbraio 2003)
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