STATO SOCIALE

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Libro bianco  
sul Welfare

Inizia il confronto, si salvi chi può

L'ideologia 
del documento

Tra liberismo 
e familismo

I temi

Una sintesi ragionata

Chiara Saraceno

"E' un documento che non apporta nulla di nuovo"

Il testo 
del Libro bianco

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Libro bianco sul Welfare

Inizia il confronto, si salvi chi può

Oggi è iniziato il confronto tra governo e parti sociali sul Libro bianco sul Welfare, il documento col quale il ministro Maroni vuole ridisegnare lo Stato sociale del nostro Paese. Nell'incontro, cui hanno partecipato le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, il Forum del terzo settore e il Forum delle associazioni familiari, è stato stabilito il metodo della trattativa. Decisa anche l'apertura di tre tavoli tecnici. Il primo sui lea (livelli minimi di assistenza), il secondo sul piano per le non autosufficienze, il terzo sul controllo della spesa. E' stata anche avanzata l'ipotesi di un quarto tavolo tecnico, che dovrebbe riguardare il reddito di ultima istanza, il nuovo strumento col quale il centrodestra vuole sostituire il Reddito minimo d'inserimento per il sostegno alla povertà. Il primo giro di consultazioni si concluderà il 5 marzo con il confronto con le regioni. Il 6 marzo torneranno a incontrarsi governo e parti sociali per un altro giro di consultazioni.

Sull'argomento proponiamo un'intervista ad Achille Passoni, segretario confederale Cgil, pubblicata da
Rassegna Sindacale, e un corredo di schede per approfondire i contenuti del Libro bianco. 

di Giovanni Rispoli

Parole vuote? La prima considerazione che viene in mente, scorrendo il Libro bianco sul welfare, non può essere diversa. Senza impegni reali in materia di risorse da spendere per i servizi, pieno di genericità, carico di ideologia – si pensi al modo in cui viene trattato il tema della famiglia –, la reazione immediata è quella di chiudere il testo e passare ad altro. «Ma sarebbe un errore – osserva Achille Passoni, segretario nazionale Cgil – perché dietro le cose non dette o dietro la maniera fin troppo ideologica di dirle c’è un progetto preciso, che abbiamo il dovere di contrastare». In cosa questo progetto consista, quali pericoli nasconde, quali iniziative realizzare per impedirne l’attuazione, è appunto il tema della conversazione che segue.

Dunque il Libro bianco non è una scatola vuota.

Passoni  Direi proprio di no, sottovalutarlo sarebbe davvero un errore. Il testo è in perfetta sintonia con i princìpi che ispirano la politica di questo governo, s’inquadra senza nessuna sbavatura all’interno del suo programma. È vero, è pieno di ideologia, e dice anche cose molto generiche. Ma, questo è il punto, ha dentro di sé un’idea precisa della società che la destra vorrebbe costruire.

In concreto?

Passoni  Una società in cui la libertà si traduce nella più completa solitudine. Solo – solo di fronte al mercato e all’impresa – è il lavoratore che esce fuori dalla 848, dalla delega sul mercato del lavoro; sola – sola con i propri bisogni, e con i propri drammi – è la famiglia disegnata nel Libro bianco di Maroni. La famiglia è infatti il luogo in cui dovrebbero risolversi, essere soddisfatti, tutti i bisogni, tutte le domande di aiuto che nella società insorgono. Immaginata come l’attore principale del progetto che la destra mette in campo, la famiglia, quella realmente esistente, nella sue molteplici forme, con le sue variegate necessità, di quel progetto finisce per essere vittima.

Soprattutto perché il ruolo del pubblico, così com’era stato disegnato dalla 328, la legge quadro di riforma dell’assistenza varata dal centrosinistra, viene completamente cancellato.

Passoni  Sì, è il primo concreto effetto delle cose che nel Libro bianco si dicono. Il che, evidentemente, svuota di significato, finisce per annullare la 328 nella sua interezza. Nel progetto del governo lo Stato, nelle sue diverse articolazioni, si ritrae, si tira indietro. Il pubblico che rileva i bisogni, programma i servizi, ne valuta l’efficacia – in una rete in cui lavorano solidalmente famiglie, organizzazioni sindacali, soggetti del terzo settore – non esiste più. C’è solo la famiglia: le si dà qualche soldo, le si dice: arrangiati. E arrangiarsi significa poi rivolgersi a un mercato esterno in cui si muovono associazioni – è facile immaginare – che non aspettano altro.

In ogni caso quella del Libro bianco è una famiglia per la quale arrangiarsi potrebbe non essere un compito proibitivo. Tante chiacchiere sulla famiglia si fanno pensando in realtà a un modello ben preciso.

Passoni  Certo, perché la famiglia del Libro bianco non ha niente a che fare con la complessa realtà della famiglia italiana di oggi. È una famiglia fatta di coppie legate dal vincolo formale del matrimonio – a queste coppie si destinano gli aiuti per la prima casa –; è una famiglia di razza rigorosamente bianca – nulla infatti si prevede per le famiglie degli immigrati –; è una famiglia del Nord che sicuramente dispone di qualche risorsa economica – perché il meccanismo delle agevolazioni fiscali evocato per usufruire del sostegno pubblico è inapplicabile per le famiglie povere, com’è noto in maggioranza meridionali –.

Qualche commentatore è stato colpito dallo spazio che il Libro bianco dà  al tema della transizione demografica.

Passoni  Una vera ipocrisia. Se le coppie non fanno figli è innanzitutto perché la prospettiva che viene loro offerta è quella della più assoluta precarietà. Questo da un lato. Dall’altro si vorrebbe che i figli arrivassero pensando però a quel modello di famiglia cui accennavo prima: terrorizzati dall’idea che la nostra possa divenire una società pienamente multirazziale.

Cosa propone la Cgil?

Passoni  Noi diciamo innanzitutto che a quest’idea liberista che, ripeto, lascia individui e famiglie completamente soli, è necessario contrapporre un’altra idea di libertà, che metta al centro la persona. Quanto alle proposte, il direttivo confederale del 13-14 gennaio ha elaborato una precisa piattaforma programmatica...

...che il nostro giornale ha ampiamente illustrato. Ma varrebbe la pena ripetere, seppure per titoli, le questioni centrali.

Passoni  Sono la difesa dei princìpi della legge 328, la definizione, al più presto possibile, dei Livelli essenziali di assistenza – i Lea –; la rivendicazione del fondo per la non autosufficienza; politiche nuove per l’immigrazione; uno strumento che permetta di sostenere i soggetti svantaggiati senza cadere nell’assistenzialismo – stavamo sperimentando il reddito minimo d’inserimento, il governo l’ha cancellato e ora ci parla di un fantomatico reddito di ultima istanza –; e infine la definizione e l’ampliamento delle risorse; risorse che l’esecutivo, con la Finanziaria, ha ampiamente decurtato e si riprometteva di ridurre ulteriormente, arrivando a tagliare il 52 per cento del Fondo sociale. Un proposito che per ora le Regioni sembrano aver bloccato.

Credi che sarà possibile una battaglia comune con Cisl e Uil?

Passoni  Non vedo perché dovrebbe accadere il contrario. Quella per la 328 è una battaglia che abbiamo fatto insieme. Sui temi che prima ho elencato penso che un impegno unitario sia concretamente praticabile.

(20 febbraio 2003)

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