STATO SOCIALE

PRIMA

 

Previdenza

La Camera approva 
la delega 
di Maroni

Cgil

"La delega non deve passare"

Il rapporto Brambilla

Nessun allarme sulla spesa

Indice

Indietro

Previdenza

La Camera approva la delega di Maroni

La Camera ha approvato la legge delega sulle pensioni, che ora passa in seconda lettura all'esame del Senato. Il voto è maturato dopo un primo stop dovuto alla mancanza del numero legale determinata dall'opposizione, stop che aveva fatto ipotizzare uno slittamento dell'approvazione alla prossima settimana. E' un provvedimento criticato duramente, e unitariamente, dai sindacati oltre che dall'opposizione, in particolare nei punti che prevedono la decontribuzione per i nuovi assunti e l'obbligatorietà del versamento dei Tfr nei fondi pensione integrativi. Ma una modifica apportata in Commissione Bilancio al testo della legge ha attirato anche le proteste di Confindustria. Riguarda proprio la decontribuzione, che avrebbe dovuto essere garantita per un minimo del 3% fino al 5%, ma che dopo il passaggio parlamentare non prevede più tetti minimi. Le critiche degli industriali sono state giudicate 'sorprendenti e frettolose' dal ministro del lavoro Roberto Maroni, il quale ha assicurato che nulla vieta al governo, in fase di decreto attuativo, di reintrodurre la norma sui tetti minimi.

Quando (e se) la legge sarà approvata definitivamente dal Parlamento, il governo sarà delegato a modificare il sistema previdenziale entro un anno. La delega consta di 8 articoli i cui princìpi base sono la liberalizzazione dell'età pensionabile, il superamento del divieto di cumulo lavoro-pensione e un'articolazione di incentivi per restare al lavoro. 

Per i sindacati non si tratta solo di una legge inutile, dal momento che il sistema previdenziale è in buona salute, ma anche dannosa, che potrebbe scardinare il sistema mediante il meccanismo della decontribuzione. La Cgil ha tenuto un'iniziativa pubblica sulla delega ieri a Roma, chiedendo a Cisl e Uil di muoversi unitariamente per avversare la legge (come accadde anche nel '94, ai tempi del primo esecutivo Berlusconi)". Sollecitazione cui è venuta una prima risposta positiva dalla Uil. “Abbiamo ricevuto una lettera del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, in cui si suggerisce di mettere in campo un’iniziativa unitaria sulla riforma delle pensioni”, ha dichiarato oggi Guglielmo Epifani.

Le prime risposte dalla Cisl verranno invece all'inizio della prossima settimana. Lunedì si riunirà la segreteria del sindacato e "deciderà lunedì quali azioni mettere in campo per fare cambiare idea al governo sulla decontribuzione'. Sono parole di Savino Pezzotta, il quale ha aggiunto che "quella delle pensioni è la questione che più preoccupa i lavoratori".

La decontribuzione è stata definita una "pazzia contabile" dal diessino Alfiero Grandi. In una nota io deputato dell'opposizione lancia l'allarme su quella che si può trasformare in una vera e propria "bomba finanziaria a tempo sotto il sistema previdenziale". E' una norma "gravissima", afferma Grandi, "perché creerà uno squilibrio finanziario nel sistema pensionistico, equilibrio faticosamente costruito con la riforma del 1995 e quella successiva". Infatti, spiega Grandi citando i dati di Bankitalia, "alla fine del 2001 i lavoratori dipendenti erano 15.650.000 e il turn over il 33,6%. Ogni anno un terzo dei lavoratori cambia lavoro ed è riassunto e quindi entra nella norma che taglia i contributi del 5%. Si tratta di 4-5 milioni di lavoratori l'anno. Per i lavoratori dipendenti nel 2001 sono stati versati 150,500 miliardi di euro di contributi. Quindi, se la norma venisse attuata, la decontribuzione sarebbe di 7,5 milioni di euro in 3 anni, pari a tutta la manovra sui condoni della finanziaria 2003. Oppure - prosegue Grandi - dovrebbe esserci una crescita di almeno 250.000 occupati in più delle previsioni".

Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil, a proposito del voto odierno sulla delega della previdenza, ha dichiarato: 'Appena tre giorni di dibattito alla Camera per approvare la controriforma previdenziale. Ancora una volta la maggioranza ha portato in Parlamento un provvedimento blindato, mai discusso con le parti sociali, ed ha contingentato i tempi in modo tale da impedire ogni seria discussione nel merito. E' l'ennesimo regalo a Confindustria garantito dal Governo che quotidianamente la rassicura sul mantenimento delle promesse fatte, anche a scapito del ruolo autonomo del Parlamento.' Piccinini conclude: 'Nel confermare la mobilitazione della Cgil contro la delega, ci auguriamo che nel passaggio del provvedimento al Senato siano adottate modalità della discussione più rispettose del ruolo del Parlamento e che la delega venga profondamente cambiata per evitare la distruzione del sistema previdenziale pubblico e l'esproprio del TFR dei lavoratori.' Piccinini ha anche espresso 'forte sconcerto per le tante assenze tra i Parlamentari dei gruppi dell'opposizione alla Camera dei Deputati', assenze che 'hanno permesso l'approvazione di provvedimenti che giudichiamo inaccettabili e che si configurano come una vera e propria controriforma previdenziale.' Piccinini prosegue: 'Le assenze che, in particolare, hanno consentito l'approvazione dell'articolo 8 (quello che affida al Governo la redazione di un testo unico ) non possono trovare alcuna motivazione, se non la sottovalutazione della pericolosità di un tale strumento attribuito al Governo che attraverso il testo unico potrebbe ulteriormente destrutturare l'attuale normativa previdenziale'.

(27 febbraio 2003)

LINK

Ministero
del Lavoro