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Piero Fassino si dichiara disponibile a discutere
col centro-destra di riforma delle pensioni. E non suscita l'entusiasmo
dei sindacati. In un'intervista all'Espresso il leader dei Ds si
sofferma su un tema, quello delle pensioni, che il suo partito vuole
"affrontare" con l'obiettivo di "allungare il tempo
dell’età pensionabile". Sarebbe una riforma, per Fassino,
"che avrebbe un beneficio sulla gestione della spesa
previdenziale". L'immagine dei Ds e dell'Ulivo che collaborano con
maggioranza e governo per riformare la previdenza però non convince
affatto la Cgil. Il responsabile economico dell'organizzazione,
Beniamino Lapadula, commentando l'intervista usa toni netti e
raccomanda a Fassino di non trattare con Berlusconi sulle pensioni,
perché "sarebbe un tragico errore". ''Una disponibilita'
dell'opposizione a trattare questo tema - sostiene Lapadula -
rappresenterebbe una sorta di soccorso rosso nei confronti della
fallimentare politica economica del governo che ha bisogno soltanto di
far cassa ancora una volta sulla pelle dei lavoratori''.
Secondo Lapadula, inoltre, "il problema dell'aumento del tasso di
attivita' degli anziani e' cosa ben diversa dall'aumento dell'eta'
legale di pensionamento come dimostrato dal fatto che in Europa, a
fronte di eta' legali anche molto differenziate, si registra un dato
convergente di eta' di uscita effettiva dal mercato del lavoro.
L'aumento del tasso di attivita' degli anziani, dunque, e' certamente
una necessita' per l'Italia e il resto dell'Europa. Questo, pero',
richiede misure che riguardano essenzialmente le imprese che tendono ad
espellere sistematicamente i lavoratori piu' anziani dai posti di
lavoro. Si tratta quindi di una vera opera di riprogettazione sociale
che non ha nulla a che vedere con le sgangherate proposte di questo
governo che meritano soltanto un no netto e chiaro''.
Ancora più sferzante il giudizio di Gianpaolo Patta, segretario
confederale della Cgil. ''Uno dei pochi punti che unisce in questo
momento le tre confederazioni sindacali e' di non ritenere necessario
un ulteriore intervento sul sistema previdenziale - spiega Patta -.
Sorprende che un dirigente politico cui sta a cuore l'unita' e
l'autonomia sindacale si proponga, scavalcando i sindacati, di
introdurre elementi peggiorativi. Non credo che dirigenti, che si
sentono delegittimati, possono pensare di delegittimare senza gravi
conseguenze le principali organizzazioni sindacali''.
Fassino: il passaggio dell'intervista
"Vogliamo affrontare il tema delle pensioni: dobbiamo allungare il
tempo dell’età pensionabile, conseguenza delle maggiori attese di
vita". Questo il passaggio dell'intervista di Fassino all'Espresso
in cui il segretario dei Ds parla di previdenza. "C’è un pezzo
di società ancora vitale - prosegue Fassino -: dobbiamo incentivare
chi lo desidera a restare in attività, una riforma che avrebbe un
beneficio sulla gestione della spesa previdenziale. E rafforzare il
sostegno ai fondi pensioni e alla previdenza complementare senza
smantellare la previdenza pubblica". "I cittadini vogliono
che si dicano tutti i no necessari, e noi ne abbiamo detti tanti, ma
anche che si dicano dei sì per evitare difficoltà che si scaricano
sulla vita quotidiana. Non siamo mai stati un’opposizione
massimalista, che dice no a qualsiasi cosa venga dal governo
indipendentemente dal contenuto".
Critico sulle affermazioni di Fassino anche il presidente dei deputati
dei Comunisti italiani, Marco Rizzo, secondo il quale "e' giusto che
l'Ulivo debba elaborare una posizione su tutti i temi in campo", ma non su
quello delle pensioni. Rizzo sottolinea che i conti Inps sono "piu' che in
ordine" e "in attivo", e aggiunge: "il sistema pensionistico italiano ha gia' avuto una riforma strutturale con
il governo Dini ed alcuni successivi aggiustamenti". Quindi - prosegue il dirigente dei comunisti
italiani - "non vi e' motivo per cui l'Ulivo debba aprire il terreno di discussione per
un'ulteriore riforma delle pensioni", soprattutto "quando contestualmente vi e' una pesante ripresa dell'evasione fiscale
e previdenziale, incentivata dall'azione di questo governo".
Superbonus, Cisl e Uil: discutiamone
Per quanto riguarda l'ipotesi, al vaglio del governo, di un
superbonus che incentivi al prolungamento dell'attività lavorativa
aumentando il reddito del 30% e sgravando la spesa previdenziale, Cisl
e Uil fanno sapere di essere disponibili a discuterne, pur ribadendo il
no a qualsiasi forma di disincentivo. Il segretario generale della Cisl,
Savino Pezzotta, ha dichiarato all'agenzia Ansa che l'idea del bonus
contributivo va approfondita ''per capire le sue implicazioni e i soggetti a cui e' riferita''.
''Noi siamo sempre stati favorevoli - ha ricordato Pezzotta - a forme incentivanti per chi ha maturato il diritto ad andare in
pensione e vuole volontariamente permanere al lavoro vorremmo capire meglio questa proposta per comprendere le sue
implicazioni e i soggetti a cui e' riferita. Oggi mi sembra solo un'indicazione di massima da valutare con attenzione''.
Per quanto riguarda, invece, l'ipotesi di disincentivi, Pezzotta ha detto: ''li abbiamo sempre esclusi perche' non
servono''. Ad ogni modo, secondo Pezzotta, 'il vero problema oggi sulle pensioni riguarda la previdenza
integrativa. Se si vuole parlare di pensioni - ha osservato - bisogna discutere della previdenza integrativa e di come usare
il trattamento di fine rapporto per fare la seconda gamba della previdenza. Ci sono migliaia di persone, infatti, che in questo
momento rischiano di avere un futuro previdenziale incerto. E' a loro che bisogna pensare''.
Il segretario generale della Cisl ha anche ribadito la contrarieta' del sindacato rispetto alla decontribuzione per i
neo assunti prevista nella delega all'esame del parlamento.
Più o meno sulla stessa lunghezza d'onda il leader della Uil, Luigi
Angeletti, che in un'intervista al Sole 24 Ore dice di si' al super-bonus per posticipare la pensione "a condizione che
l'incentivo sia davvero conveniente, che la scelta di rimanere a lavorare sia presa dal lavoratore liberamente,
senza che l'ultima parola spetti alle aziende che, contrariamente a quanto dicono quando chiedono la riforma,
finirebbero col mandar via i dipendenti". Il segretario generale della Uil giudica, invece,
"tecnicamente poco realizzabile" la cosiddetta "eta' di equilibrio" e boccia senza appello i disincentivi: "Non
servono a niente. Se c'e' l'incentivo, il disincentivo e' superfluo". Angeletti e' poi "del tutto in disaccordo" con
l'estensione del contributivo: "E parlo del 'pro rata' - spiega - perche' il contributivo tout court sarebbe
illegittimo perche' taglia un diritto acquisito". Il leader della Uil ribatte a chi periodicamente torna a
chiedere la riforma delle pensioni adducendo futuri oneri per il sistema, che "tra 20 anni avremo il problema opposto:
quello delle pensioni troppo basse, per l'introduzione del contributivo per tutti".
Non scuote Angeletti neppure il recentissimo monito della Ue. "Il nostro sistema previdenziale - ribatte - e' meno
oneroso di quello tedesco e francese, quindi la Ue parla 'pro domo sua'". In che senso? "E' chiaro.
L'economia va male, il deficit di Germania e Francia ha sforato il Patto
di Stabilita' e siccome Germania e Francia sono molto influenti in Europa, ecco che la Ue viene loro in soccorso
fornendo un alibi, una sponda che quei Paesi possono spendersi sul fronte interno".
(9 gennaio 2003)
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