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ROMA. Uniti nel preparare la manifestazione che si
annuncia davvero grande per sabato prossimo, sei dicembre. Uniti nel
giudizio sui contenuti della controriforma delle pensioni voluta dal
governo di centrodestra. Sostanzialmente uniti sulle linee guida di
quello che bisognerebbe cambiare nel welfare italiano, anche alla luce
delle più recenti trasformazioni e dall'emergere di fasce di pressante
disagio tra gli anziani da una parte e i giovani dall'altra. Con
opinioni diverse, invece, sulle scelte tattiche da compiere
all’indomani del sei dicembre. Questa ci sembra la fotografia dello
stato dei rapporti sindacali dopo il convegno al Cnel organizzato da
“Eguaglianza e Libertà", la rivista on line di Antonio Lettieri
e Pierre Carniti, sul tema "Il futuro delle pensioni”. Era
l'occasione, nelle intenzioni dei promotori, per mettere a confronto
esponenti sindacali, studiosi, ed esponenti politici come Pierluigi
Bersani dei Diesse ed Enrico Letta della Margherita. E, invece,
l’attenzione, soprattutto dei cronisti, si è appuntata sulle
differenze di giudizi tra la Cgil da una parte e Cisl e Uil dall'altra.
La parola chiave è quella usata da Enrico Letta:
“pertugio”. La coalizione di centrodestra, secondo un’analisi
condivisa da quasi tutti, avrebbe sulle pensioni presentato una
controriforma, non solo assai difficile da applicare, ma anche
inefficace e nociva. Ed ora teme di ripetere l’esperienza fatta con
l’articolo diciotto. E non vedrebbe l’ora di potersene liberare.
Anche perché il ministro Tremonti sentirebbe meno, dopo le ultime
vicende europee, l’assillo del “patto di stabilità” e il bisogno
di far cassa con qualche risparmio a danno dei pensionati passati e
futuri. Ecco perché avrebbe rinviato le decisioni su tale scottante
materia, dopo aver parlato di una scadenza irrimediabile, in altre
parole fine dicembre, al prossimo gennaio 2004. Non saprebbe come
venirne fuori, sarebbe in difficoltà per i diversi umori alberganti
nel centrodestra. anche a proposito di pensioni. Il “pertugio”
nascerebbe da questa analisi sommaria. Un pertugio in cui i sindacati
potrebbero infilarsi scrivendo nero su bianco una propria proposta,
come base di trattativa. Savino Pezzotta, segretario generale della
Cisl, è di quest’idea. Anche lui, naturalmente, considera un
“obbrobrio” la proposta del governo. E però la maggioranza, con i
suoi numeri, è in grado di farla approvare dal Parlamento, prima o
poi, cambiando il sistema previdenziale. Ecco perché lui pensa che sia
necessario presentare in tempi brevissimi una proposta alternativa,
sfidando Governo e Parlamento. Se la presentiamo, spiega,
possiamo giocare sulle contraddizioni del centrodestra. E in ogni caso
per lui è preferibile una modesta vittoria piuttosto che una gloriosa
sconfitta.
L’alternativa sindacale non dovrebbe essere un
progetto complessivo sul welfare (come suggerisce la Cgil) ma dovrebbe
avere ambizioni più modeste, più negoziabili: scelte all’interno
della riforma Dini, con, ad esempio, la riduzione delle differenze
contributive, la separazione tra previdenza e assistenza. Con elementi
che assicurino sia la tutela, sia la stabilizzazione del sistema
previdenziale.
Ma è proprio questo necessario binomio tra equità
e stabilizzazione che suggerisce a Guglielmo Epifani, segretario
generale della Cgil, la necessità non di respingere l’idea di una
proposta sindacale, ma di lavorare per costruire una proposta dal
profilo alto, strategico, sull’intero welfare, non dando vita ad una
mera opzione tattica. Perché tutto si lega. E se parli di
stabilizzazione del sistema previdenziale devi parlare anche di risorse
e quindi di politica fiscale. Idem se parli d’equità e non parli di
Co.Co.Co. da tutelare e anziani non autosufficienti da difendere.
Il fatto è che anche la Cgil vede il famoso “pertugio” ma pensa
che il governo cerchi solo il modo per prendere tempo, a causa delle
sue difficoltà interne, dando vita ad un ennesimo balletto di tavoli
inconcludenti, strumentalizzando una possibile disponibilità
propositiva dei sindacati. E’ un governo che nei suoi rapporti
con gli interlocutori sociali, non ha dato prove di credibilità,
d’affidabilità, sostenendo un giorno una cosa e facendone un’altra
il giorno dopo. Il sindacato, ha affermato Epifani, “ha il
dovere di mettere la proposta a confronto con tutti, anche col Governo
di centrodestra ma non con un Governo che fa finta di dialogare con il
sindacato e poi fa il contrario. La proposta se l'é fatta il Governo,
se la veda il Governo. Quello su cui stiamo ragionando è altro”.
Nemmeno i politici presenti, del resto, hanno
testimoniato un grande entusiasmo circa la possibilità di
“snidare” la maggioranza su questo terreno. Anche perché temi come
quelli rappresentati dalla “bomba sociale” - così è stato
definito da Enrico Letta il diffondersi dei nuovi lavori senza
protezione - non richiedono interventi palliativi. Pierluigi Bersani,
dal canto suo, ha insistito sul fatto che, “proposta o non
proposta”, dovrebbe essere il governo a recuperare il dialogo con i
sindacati, presentando come punto di partenza la vecchia riforma Dini.
E una nota ottimistica è stata introdotta da Luigi Angeletti,
segretario generale Uil: "Stiamo lavorando”, ha detto,
“ad una proposta su come riformare lo stato sociale e le pensioni.
Sarà molto diversa da quella del governo, pensiamo che debba essere
coerente e sostenibile dal punto di vista finanziario. Il tempo non è
né positivo né negativo: la proposta arriverà nei tempi che ci
servono".
(2 dicembre 2003)
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