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Il 24 anche i pensionati 
in piazza contro il governo

di Betty Leone
Segretaria generale Spi  Cgil

L’assemblea nazionale dei quadri e dei delegati dello Spi Cgil è stata un’occasione importante per coinvolgere tutto il nostro quadro dirigente dei pensionati nella valutazione della legge finanziaria e per preparare la mobilitazione necessaria a contrastare una politica governativa che si rivela sempre più incapace di affrontare la crisi economica e di dare risposte ai bisogni delle persone. Per tre giorni circa mille delegati e 200 invitati hanno discusso nei gruppi di lavoro e in plenaria di pensioni, welfare, non autosufficienza, per definire una nostra proposta e un nostro progetto sociale sulla base del quale scegliere le priorità per la nostra azione negoziale sia centrale che periferica.

Siamo consapevoli che in gioco c’è la politica economica di questo governo e siamo convinti che per rilanciare la competitività del nostro paese è necessario cambiare le scelte politiche e indirizzare diversamente le risorse disponibili.

Per lo Spi Cgil, la nuova direzione deve procedere lungo tre assi:

1. rilanciare e qualificare il nostro tessuto produttivo partendo innanzi tutto dalla valorizzazione del lavoro, cioè dalle donne e gli uomini che con la loro fatica creano la ricchezza. Per fare questo è necessario non solo investire su scuola e formazione, ma anche riconoscere il valore del sapere e dell’esperienza dei lavoratori italiani, il loro diritto ad organizzarsi. È necessario riconoscere la fecondità della dialettica tra imprese e lavoratori. Bisogna ancora investire in infrastrutture, ricerca, innovazione di prodotto. Bisogna sostenere le piccole imprese perché aumentino la qualità dei loro prodotti e contemporaneamente i diritti dei loro lavoratori;

2. sostenere la domanda aumentando il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. È per noi una questione vitale che non può essere rinviata e che ci ha portato alla costruzione di una piattaforma unitaria con Fnp Cisl e Uilp Uil, basata su un insieme di strumenti che vanno dall’applicazione dell’articolo 11 della legge n.503 alla riconsiderazione del “paniere” sulla base del quale si determina l’indice del costo della vita. A me preme sottolineare che lo Spi Cgil pensa che questa operazione debba essere accompagnata da misure fiscali specifiche e da una contrattazione territoriale attenta al costo dei servizi, alle tariffe, agli affitti;

3. costruire coesione attraverso politiche di Stato sociale che non solo servano a garantire i diritti di tutti i cittadini, ma anche a dare sostanza all’idea che l’economia debba guardare non all’accumulazione delle ricchezze, ma alla vita e al benessere delle persone. La coesione sociale è un fattore di stabilità non trascurabile per l’economia e allo stesso tempo muove risorse materiali e immateriali, crea solidarietà, ma anche occupazione, redistribuzione della ricchezza, valori etici e civili attraverso il principio della cittadinanza attiva che contribuiscono all’identità e all’autorità di un paese. 

La cosiddetta riforma delle pensioni del governo non risponde a nessuno di questi obiettivi, snatura la riforma Dini che ha realizzato l’equilibrio economico del sistema previdenziale, rende più pesante il problema degli ultracinquantacinquenni espulsi dal mercato del lavoro che non saranno più né lavoratori né pensionati, non risolve il vero problema che è quello di rafforzare le pensioni dei lavoratori discontinui, vecchi e nuovi, in prevalenza donne.

Per questo noi saremo in piazza il 24 ottobre insieme con le lavoratrici e i lavoratori che sciopereranno contro la proposta del governo sulle pensioni e contro la legge finanziaria.

Ma non solo. Le pensionate e i pensionati saranno in piazza anche per sostenere le loro priorità: recuperare il potere d’acquisto delle pensioni senza far aumentare la spesa previdenziale e agendo sulla leva fiscale per ristabilire l’equiparazione tra reddito da pensione e reddito da lavoro dipendente, eliminando la differenza di 500 euro di deduzioni a danno dei pensionati; ristabilire l’ulteriore detrazione per i pensionati abrogata nella passata finanziaria; reintrodurre il bonus per gli incapienti; recuperare il fiscal drag, da diversi anni soppresso.

In questo modo aumenterebbe per i pensionati il reddito disponibile, anche se rimarrebbero da rivendicare le misure previste dalla piattaforma unitaria. Inoltre avanziamo la richiesta di finanziare l’attivazione dei livelli essenziali di assistenza domiciliare in tutto il territorio nazionale. Sarebbe questo un primo passo per dare risposte ai bisogni primari delle persone non autosufficienti, in attesa della legge licenziata dalla commissione parlamentare. Così come è indispensabile il ritiro dei provvedimenti con i quali questo governo, già nella scorsa manovra di bilancio, ha tagliato i trasferimenti economici agli enti locali. Una scelta che, qualora venisse confermata con altre misure in questa legge finanziaria, si tradurrebbe inevitabilmente in una drastica riduzione di prestazioni sanitarie e dei servizi sociali.

Si tratta di tre obiettivi simbolici per segnare le nostre tre richieste fondamentali: un reddito dignitoso per gli anziani, l’attivazione del welfare locale, il riconoscimento del diritto di cittadinanza ai non autosufficienti. Tre richieste che noi abbiamo scelto di rendere ancora più visibili, mettendole come slogan alla nostra assemblea dei quadri e dei delegati: più valore alle pensioni; più qualità ai servizi; più risorse al benessere sociale.

Dunque, abbiamo di fronte un periodo denso di lavoro e d’impegno su più versanti. Non potremmo affrontarlo senza la consapevolezza di aver costruito in questi anni una organizzazione forte, capillarmente  diffusa sul territorio, la cui rappresentatività non può essere messa in dubbio. La recente indagine sulle Leghe ci ha permesso di avere un’idea più precisa del nostro insediamento territoriale. Sono state censite 1.713 leghe, 720 sub-leghe, 474 presìdi e 1.416 sono altri punti di riferimento organizzati. In media abbiamo un iscritto ogni 453 anziani residenti. Siamo quasi il 36 per cento di tutti i pensionati sindacalizzati.

(Rassegna sindacale, n. 38, 16-22 ottobre 2003)

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