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L’assemblea nazionale dei quadri e dei delegati
dello Spi Cgil è stata un’occasione importante per coinvolgere tutto
il nostro quadro dirigente dei pensionati nella valutazione della legge
finanziaria e per preparare la mobilitazione necessaria a contrastare
una politica governativa che si rivela sempre più incapace di
affrontare la crisi economica e di dare risposte ai bisogni delle
persone.
Per tre giorni circa mille delegati e 200 invitati hanno discusso nei
gruppi di lavoro e in plenaria di pensioni, welfare, non
autosufficienza, per definire una nostra proposta e un nostro progetto
sociale sulla base del quale scegliere le priorità per la nostra
azione negoziale sia centrale che periferica.
Siamo consapevoli che in gioco c’è la politica
economica di questo governo e siamo convinti che per rilanciare la
competitività del nostro paese è necessario cambiare le scelte
politiche e indirizzare diversamente le risorse disponibili.
Per lo Spi Cgil, la nuova direzione deve procedere
lungo tre assi:
1. rilanciare e qualificare il nostro tessuto
produttivo partendo innanzi tutto dalla valorizzazione del lavoro, cioè
dalle donne e gli uomini che con la loro fatica creano la ricchezza.
Per fare questo è necessario non solo investire su scuola e
formazione, ma anche riconoscere il valore del sapere e
dell’esperienza dei lavoratori italiani, il loro diritto ad
organizzarsi. È necessario riconoscere la fecondità della dialettica
tra imprese e lavoratori. Bisogna ancora investire in infrastrutture,
ricerca, innovazione di prodotto. Bisogna sostenere le piccole imprese
perché aumentino la qualità dei loro prodotti e contemporaneamente i
diritti dei loro lavoratori;
2. sostenere la domanda aumentando il potere
d’acquisto dei salari e delle pensioni. È per noi una questione
vitale che non può essere rinviata e che ci ha portato alla
costruzione di una piattaforma unitaria con Fnp Cisl e Uilp Uil, basata
su un insieme di strumenti che vanno dall’applicazione
dell’articolo 11 della legge n.503 alla riconsiderazione del
“paniere” sulla base del quale si determina l’indice del costo
della vita. A me preme sottolineare che lo Spi Cgil pensa che questa
operazione debba essere accompagnata da misure fiscali specifiche e da
una contrattazione territoriale attenta al costo dei servizi, alle
tariffe, agli affitti;
3. costruire coesione attraverso politiche di Stato
sociale che non solo servano a garantire i diritti di tutti i
cittadini, ma anche a dare sostanza all’idea che l’economia debba
guardare non all’accumulazione delle ricchezze, ma alla vita e al
benessere delle persone. La coesione sociale è un fattore di stabilità
non trascurabile per l’economia e allo stesso tempo muove risorse
materiali e immateriali, crea solidarietà, ma anche occupazione,
redistribuzione della ricchezza, valori etici e civili attraverso il
principio della cittadinanza attiva che contribuiscono all’identità
e all’autorità di un paese.
La cosiddetta riforma delle pensioni del governo
non risponde a nessuno di questi obiettivi, snatura la riforma Dini che
ha realizzato l’equilibrio economico del sistema previdenziale, rende
più pesante il problema degli ultracinquantacinquenni espulsi dal
mercato del lavoro che non saranno più né lavoratori né pensionati,
non risolve il vero problema che è quello di rafforzare le pensioni
dei lavoratori discontinui, vecchi e nuovi, in prevalenza donne.
Per questo noi saremo in piazza il 24 ottobre
insieme con le lavoratrici e i lavoratori che sciopereranno contro la
proposta del governo sulle pensioni e contro la legge finanziaria.
Ma non solo. Le pensionate e i pensionati saranno
in piazza anche per sostenere le loro priorità: recuperare il potere
d’acquisto delle pensioni senza far aumentare la spesa previdenziale
e agendo sulla leva fiscale per ristabilire l’equiparazione tra
reddito da pensione e reddito da lavoro dipendente, eliminando la
differenza di 500 euro di deduzioni a danno dei pensionati; ristabilire
l’ulteriore detrazione per i pensionati abrogata nella passata
finanziaria; reintrodurre il bonus per gli incapienti; recuperare il
fiscal drag, da diversi anni soppresso.
In questo modo aumenterebbe per i pensionati il
reddito disponibile, anche se rimarrebbero da rivendicare le misure
previste dalla piattaforma unitaria. Inoltre avanziamo la richiesta di
finanziare l’attivazione dei livelli essenziali di assistenza
domiciliare in tutto il territorio nazionale. Sarebbe questo un primo
passo per dare risposte ai bisogni primari delle persone non
autosufficienti, in attesa della legge licenziata dalla commissione
parlamentare. Così come è indispensabile il ritiro dei provvedimenti
con i quali questo governo, già nella scorsa manovra di bilancio, ha
tagliato i trasferimenti economici agli enti locali. Una scelta che,
qualora venisse confermata con altre misure in questa legge
finanziaria, si tradurrebbe inevitabilmente in una drastica riduzione
di prestazioni sanitarie e dei servizi sociali.
Si tratta di tre obiettivi simbolici per segnare le
nostre tre richieste fondamentali: un reddito dignitoso per gli
anziani, l’attivazione del welfare locale, il riconoscimento del
diritto di cittadinanza ai non autosufficienti. Tre richieste che noi
abbiamo scelto di rendere ancora più visibili, mettendole come slogan
alla nostra assemblea dei quadri e dei delegati: più valore alle
pensioni; più qualità ai servizi; più risorse al benessere sociale.
Dunque, abbiamo di fronte un periodo denso di
lavoro e d’impegno su più versanti. Non potremmo affrontarlo senza
la consapevolezza di aver costruito in questi anni una organizzazione
forte, capillarmente diffusa sul territorio, la cui
rappresentatività non può essere messa in dubbio. La recente indagine
sulle Leghe ci ha permesso di avere un’idea più precisa del nostro
insediamento territoriale. Sono state censite 1.713 leghe, 720
sub-leghe, 474 presìdi e 1.416 sono altri punti di riferimento
organizzati. In media abbiamo un iscritto ogni 453 anziani residenti.
Siamo quasi il 36 per cento di tutti i pensionati sindacalizzati.
(Rassegna sindacale, n. 38, 16-22 ottobre 2003)
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