STATO SOCIALE

PRIMA

 
 

Povertà
ed esclusione sociale

 

Il "piano"
del governo:
la carità

Istat

Diminuiscono 
i poveri, ma sono più poveri

 

Isae

Un italiano su due si ritiene povero

 

Inpdap

Tre milioni
di poveri nel 2002

Indice

Indietro

Povertà ed esclusione sociale

Il "piano" del governo: la carità

 

di Sandro Del Fattore*

 

Il governo ha presentato a fine luglio il Piano nazionale contro la povertà e l’esclusione sociale. Un pessimo documento, che “non compie scelte strategiche finalizzate positivamente all’inclusione sociale, non indica soluzioni a breve in grado di affrontare i drammatici problemi di moltissime persone e famiglie, non contiene traccia delle risorse necessarie”. È questo il giudizio, radicalmente negativo, espresso unitariamente da Cgil, Cisl,Uil.

Il Piano infatti, riflette pienamente gli orientamenti che l’esecutivo ha fin qui assunto su tutto il sistema delle politiche sociali: si mantiene il congelamento della legge 328/2000 di riforma dell’assistenza a partire dalla mancata definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali; si cancellano esperienze importanti come quella del Reddito minimo di inserimento; si riduce il sistema delle prestazioni sociali a una condizione di costante sottofinanziamento. La spesa sociale nel mostro paese, è infatti già molto al di sotto della media europea. Inoltre, il Fondo nazionale per le politiche sociali, già molto sottostimato, risulta vincolato in gran parte dai diritti soggettivi (trattamenti di invalidità, assegni di maternità) e da provvedimenti vincolati centralmente (nidi aziendali, acquisto della prima casa per le giovani coppie) che assorbono una parte del Fondo stesso.

Così tutto il campo dei servizi gestiti dalle autonomie locali viene a trovarsi in un situazione di strutturale difficoltà che può diventare, di fatto, irreversibile. In questo modo si assesta un duro colpo alla esigibilità dei diritti, si approfondiscono gli squilibri e le diseguaglianze territoriali, si creano le condizioni di una rottura verticale del patto di coesione sociale.
Stiamo ai fatti. Il governo, oramai molti mesi fa, in occasione del confronto sul Libro bianco del welfare aveva assunto l’impegno di definire i livelli essenziali delle prestazioni sociali, di operare per la costituzione del fondo nazionale per la non autosufficienza, di definire misure di contrasto della povertà e dell’esclusione sociale.

Niente di tutto ciò è stato fatto. Non un documento, un foglio di carta, un appunto è stato prodotto. Al di là di enunciazioni verbali c’è un’unica certezza: le famiglie, in particolare nel Mezzogiorno, che usufruivano del Reddito minimo di inserimento e che, attraverso quella misura, avevano visto la possibilità di uscire progressivamente da una condizione di povertà ed emarginazione, oggi non hanno nulla. Il governo ha colpevolmente posto fine a quell’esperienza senza predisporre nuovi provvedimenti.

Nel Piano nazionale contro la povertà e l’esclusione sociale, come già nel Libro bianco sul welfare il governo assegna un ruolo centrale alla famiglia. E allora, cosa ha da dire il governo alle molte famiglie della Campania alle quali l’esperienza del Reddito minimo di inserimento aveva consentito di far proseguire l’obbligo scolastico a tanti ragazzi togliendoli dal ricatto del lavoro minorile? Ecco le responsabilità gravi che ha questo governo proprio nella lotta contro l’esclusione e la povertà. In realtà la famiglia descritta nel Piano e nel Libro bianco non è un soggetto attorno a cui ruotano servizi e risorse, bensì un’entità separata e sola, destinataria di qualche trasferimento monetario, abbandonata alle dinamiche del mercato.

Non a caso come misura di sostegno il governo pensa agli 800 euro per la nascita di un figlio: una misura una tantum, erogata in modo indifferenziato, inutile e inefficace. La condizione di disagio, infatti, in cui si trovano molte famiglie italiane è il frutto di una situazione economica grave e di una perdurante crisi industriale. Ed è grave che il governo, incapace di mettere in campo scelte politiche in grado di arrestare il declino economico del paese, pensi di affrontare la situazione di difficoltà di molte famiglie con misure una tantum.

Ecco quindi il quadro che si presenta: il governo opera per colpire il welfare pubblico e universale e aprire varchi consistenti alla privatizzazione dei servizi. Così ai servizi di qualità, gestiti dal privato, accederà chi ha le possibilità economiche; gli altri dovranno accontentarsi dell’assistenza “caritatevole” dello Stato. A tutto ciò si aggiunge un Dpef che si presenta oggi come un involucro vuoto ma che preannuncia, in occasione della definizione della prossima legge finanziaria, interventi pesanti proprio sulle politiche sociali, sulla sanità, sulla previdenza.
I danni che le politiche del centro-destra stanno producendo sul sistema del welfare del nostro paese sono enormi. Per questo occorre aprire una grande offensiva capace di affermare i diritti di uguaglianza, cittadinanza, solidarietà. L’impegno della Cgil, a partire dalle iniziative unitarie che sui temi del welfare si si sono registrate con Cisl e Uil, è quello di costruire un forte movimento di massa capace di legare la battaglia per i diritti di cittadinanza a quella sui diritti per il lavoro.

*Coordinatore dipartimento Cgil Welfare e Nuovi diritti

(Rassegna sindacale n.31 agosto 2003)

LINK

Il piano nazionale contro la povertà (Formato Pdf)