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Un italiano su due si guarda nelle tasche e pensa di
essere povero. O comunque di non guadagnare abbastanza. Alla domanda
"ritiene che il suo stipendio sia sufficiente per vivere senza lussi ma senza privarsi del necessario?",
il 51,4% dei nostri connazionali risponde "no". E' quanto emerge
dalle rilevazioni dell'Isae (l'Istituto di studi e analisi economica),
realizzate su un campione di 24 mila famiglie su base annua (2 mila intervistati
ogni mese). Attenzione: quel 50 e passa per cento di persone che si
dichiarano povere non lo sono oggettivamente, non rientrano negli standard
di povertà "assoluta" e "relativa" fissati
dall'Istat, ma questo non impedisce loro di percepirsi come tali.
E' il fenomeno della cosiddetta "povertà soggettiva", cui
l'Istituto dedica la sua nota mensile di luglio.
L'Isae sottolinea come l'indagine non miri a "individuare una fascia di indigenza, o un gruppo di soggetti che versa in una
condizione economica significativamente peggiore della media della
popolazione", ma come faccia emergere, al contrario, "il grado di insoddisfazione
rispetto ai propri livelli di reddito". Insoddisfazione che risulta
in crescita: dal 50,1% dell'anno scorso al più recente 51,4%. Il disagio
maggiore è percepito al Sud e nelle isole (con tassi intorno al 57%); al Centro
la povertà soggettiva si attesta al 52% circa, mentre al Nord non supera
il 47%.
Dall'analisi emergono diversi scaglioni di reddito minimo percepito in
base all'ampiezza del nucleo familiare. Per un single ("famiglia
monocomponente"), ad esempio, la soglia necessaria per condurre una
vita dignitosa è un introito di 1.040 euro (con un aumento del 7%
rispetto a un anno fa). Che per le coppie salgono a 1.360 euro, per i
nuclei di tre persone a 1.650 euro (+4%) e per la famiglie più numerose a
oltre 1.800 euro (+7%). Tutti valori, sottolinea l'Isae, che riflettono la
percezione tra gli intervistati di un costo della vita in crescita ben
più vorticosa (+5,4%) rispetto al tasso di inflazione.
L'incidenza della povertà soggettiva è più elevata tra le casalinghe, i
pensionati e gli invalidi, tra i disoccupati del centro e del sud, tra gli
operai e coloro che non dispongono di alcun titolo di studio o hanno la licenza elementare o media,
e più in generale tra i single.
All'indagine dell'Isae se ne accompagna poi un'altra condotta da Eurostat su un campione di circa
60.000 unità in 14 paesi della Ue, e riferita al 1999, secondo la quale
nel nostro Paese la percentuale di famiglie che percepiscono il disagio
economico arriva addirittura al 71,4%. Dallo studio dell'Eurostat emerge
in particolare che la povertà soggettiva è più diffusa nei paesi
dell'area mediterranea. In Grecia e in Portogallo tocca rispettivamente l'80 e
il 79,7% delle famiglie. In Spagna il 59,4%. Mentre in Olanda, Danimarca e
Finlandia supera di poco il 10%. Uno scarto così marcato tra i diversi
paesi - spiegano gli esperti dell'Isae - si può motivare solo tenendo
conto di molteplici variabili sociali e statistiche nazionali. E anche del
livello di copertura assicurato alla popolazione da ciascun sistema di
welfare.
(11 luglio 2003)
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