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La più importante tappa dell’allargamento
dell’Ue verrà formalizzata il 1 maggio 2004, quando dieci paesi
dell’Europa centrale, orientale e meridionale diverranno membri a
pieno titolo dell’Unione. Soddisfatta l’integrazione politica, si
tratterrà di assicurare anche quella sociale. E su questo piano
non mancano le preoccupazioni per una futura Europa a “due velocità”.
Dei dieci paesi promossi e dei due “rimandati” al 2007 (Bulgaria e
Romania) non si avevano finora neppure informazioni precise in materia
di protezione del lavoro. Le stesse inchieste Eurostat sulla
forza-lavoro, infatti, forniscono solo dati sui grandi aggregati
occupazionali, trascurando la dimensione qualitativa e le condizioni
di lavoro.
Colma oggi il vuoto l’Indagine sulle condizioni
di lavoro nei paesi dell’adesione e candidati (Pac) appena
pubblicata dalla Fondazione europea di Dublino. Redatta sulla base
delle consimili indagini campionarie condotte per i paesi dell’Ue,
la nuova inchiesta offre uno spaccato di sistemi economici e
occupazionali dove vecchio (forte incidenza dell’agricoltura,
industria spesso tradizionale anche nell’organizzazione del lavoro)
e nuovo (impetuoso sviluppo di contratti “atipici”) si saldano in
un mix sociale certo non rassicurante. Al di là delle notevoli
differenze tra paesi, è interessante constatare che non tutto nei Pac
è al ribasso rispetto alla media Ue.
Natura del lavoro. L’uso delle nuove tecnologie
è in notevole arretrato sulla media Ue, e i divari tra paesi –
Romania al punto più basso, Slovenia a quello più alto – vanno da
1 a 3. Solo il 12 per cento in media dei lavoratori dei Pac usa
normalmente il personal computer, contro il 31 per cento nell’Ue. Inoltre
vanno tenuti nel debito conto i diversi livelli di informatizzazione
settoriali e professionali. Il telelavoro è poco sviluppato (5
per cento) e presenta tassi omogenei a quelli della media Ue. Più
elevato del corrispettivo Ue risulta invece il lavoro a domicilio,
tanto in forma stabile (5 per cento) che in forma occasionale (11).
Ambiente fisico del lavoro. È stato rilevato un
livello di esposizione permanente più elevato rispetto all’Ue
quanto a vibrazioni (12 per cento), rumori (15), calore (10), vapori e
fumi (12) e posizioni dolorose (21). Risulta per contro
nettamente migliore l’utilizzo degli equipaggiamenti individuali di
protezione (28 per cento contro il 21 dell’Ue) e l’informazione
sui rischi. Più che tra paesi sono evidenti i divari tra settori
professionali (esposizioni maggiori in agricoltura, costruzioni e
industria mineraria) e per dimensioni d’impresa (maggiori sono le
esposizioni permanenti nelle grandi aziende, più obsolete).
Organizzazione del lavoro. Nella generalità dei
Pac l’organizzazione del lavoro è relativamente più industriale e
meno commerciale di quella Ue, meno aperta all’esterno e più
gerarchizzata, con minore autonomia e responsabilità dei lavoratori.
È insomma meno qualificante e meno suscettibile di sviluppare le
competenze. Quanto a gesti ripetitivi e monotonia i risultati non sono
dissimili da quelli della media Ue. Minore è il livello di autonomia
e controllo delle mansioni (negativo nel 40 per cento dei casi),
mentre più alta risulta l’intensità dei ritmi (il 62 per cento) .
Anche le possibilità di formazione in azienda (24) sono più basse di
quelle dell’Ue (31), pur distinguendosi casi notevoli come quello
ceco (48).
Tempi di lavoro. La durata media settimana dei
lavoratori Pac è di 44,4 ore (38,2 nell’Ue). Il 38 per cento dei
lavoratori Pac, contro il 21 dell’Ue, dichiara addirittura di
lavorare più di 45 ore. Come sempre i lavoratori indipendenti
dichiarano gli orari di lavoro più lunghi (fino a 60 ore la
settimana), anche se più del 20 per cento dei salariati, con
contratto sia a durata indeterminata che determinata, dichiara tra le
45 e le 59 ore.
Gli orari più lunghi di lavoro sono concentrati
nei settori agricolo, alberghiero e commerciale. Importanti sono anche
le differenze nazionali (dalle 39,8 ore della Slovenia alle 45,9 della
Romania) che si riducono considerando i soli salariati: dalle 39,3 ore
a Malta alle 44,3 della Romania. Più elevato che nell’Ue è anche
l’orario medio dei lavoratori part-time (31,2 ore); alta è
addirittura la frequenza di part-time dichiarati con oltre 40 ore
lavorate a settimana.
Quanto agli orari “atipici”, il 60 per cento
dei lavoratori Pac lavora di sabato, oltre 1/3 di domenica e il 20 per
cento di notte. Superiore all’Ue è anche il lavoro a turni, specie
nelle aziende di maggiori dimensioni.
Partecipazione e discriminazioni. In materia di
informazione e consultazione dei lavoratori e in materia di
discriminazioni sul lavoro, specie a danno dei giovani, donne e
precari, non risultano differenze molto significative tra Ue e Pac.
Redditi e sistemi di pagamento. È difficile un
confronto diretto salari/potere d’acquisto tra Pac e Ue.
L’inchiesta indica tuttavia una più grande proporzione di
lavoratori dei Pac tra i “redditi bassi” rispetto all’Ue. Più
equilibrata appare nei Pac la distribuzione reddituale donne-uomini.
Quanto ai sistemi di pagamento, la differenza maggiore riguarda i
salari “a rendimento”, che arrivano al 18 per cento nei Pac contro
il 7 dell’Ue. I settori meglio pagati sono quello minerario (49), i
trasporti (29) e le costruzioni (27). Quelli a più basso reddito
l’alberghiero-ristorazione (29), l’agricoltura (27) e il commercio
(24).
(Rassegna sindacale, n. 42, 13-19 novembre 2003)
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