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Paesi dell'adesione e candidati / Indagine della Fondazione di Dublino

Così lavorano i nuovi arrivati in Europa

 

di Antonio Giacche'

 

La più importante tappa dell’allargamento dell’Ue verrà formalizzata il 1 maggio 2004, quando dieci paesi dell’Europa centrale, orientale e meridionale diverranno membri a pieno titolo dell’Unione. Soddisfatta l’integrazione politica, si tratterrà di assicurare anche quella sociale. E su questo piano non mancano le preoccupazioni per una futura Europa a “due velocità”. Dei dieci paesi promossi e dei due “rimandati” al 2007 (Bulgaria e Romania) non si avevano finora neppure informazioni precise in materia di protezione del lavoro. Le stesse inchieste Eurostat sulla forza-lavoro, infatti, forniscono solo dati sui grandi aggregati occupazionali, trascurando la dimensione qualitativa e le condizioni di lavoro.

Colma oggi il vuoto l’Indagine sulle condizioni di lavoro nei paesi dell’adesione e candidati (Pac) appena pubblicata dalla Fondazione europea di Dublino. Redatta sulla base delle consimili indagini campionarie condotte per i paesi dell’Ue, la nuova inchiesta offre uno spaccato di sistemi economici e occupazionali dove vecchio (forte incidenza dell’agricoltura, industria spesso tradizionale anche nell’organizzazione del lavoro) e nuovo (impetuoso sviluppo di contratti “atipici”) si saldano in un mix sociale certo non rassicurante. Al di là delle notevoli differenze tra paesi, è interessante constatare che non tutto nei Pac è al ribasso rispetto alla media Ue.

Natura del lavoro. L’uso delle nuove tecnologie è in notevole arretrato sulla media Ue, e i divari tra paesi – Romania al punto più basso, Slovenia a quello più alto – vanno da 1 a 3. Solo il 12 per cento in media dei lavoratori dei Pac usa normalmente il personal computer, contro il 31 per cento nell’Ue. Inoltre vanno tenuti nel debito conto i diversi livelli di informatizzazione settoriali  e professionali. Il telelavoro è poco sviluppato (5 per cento) e presenta tassi omogenei a quelli della media Ue. Più elevato del corrispettivo Ue risulta invece il lavoro a domicilio, tanto in forma stabile (5 per cento) che in forma occasionale (11).

Ambiente fisico del lavoro. È stato rilevato un livello di esposizione permanente più elevato rispetto all’Ue quanto a vibrazioni (12 per cento), rumori (15), calore (10), vapori e fumi (12) e posizioni  dolorose (21). Risulta per contro nettamente migliore l’utilizzo degli equipaggiamenti individuali di protezione (28 per cento contro il 21 dell’Ue) e l’informazione sui rischi. Più che tra paesi sono evidenti i divari tra settori professionali (esposizioni maggiori in agricoltura, costruzioni e industria mineraria) e per dimensioni d’impresa (maggiori sono le esposizioni permanenti nelle grandi aziende, più obsolete).

Organizzazione del lavoro. Nella generalità dei Pac l’organizzazione del lavoro è relativamente più industriale e meno commerciale di quella Ue, meno aperta all’esterno e più gerarchizzata, con minore autonomia e responsabilità dei lavoratori. È insomma meno qualificante e meno suscettibile di sviluppare le competenze. Quanto a gesti ripetitivi e monotonia i risultati non sono dissimili da quelli della media Ue. Minore è il livello di autonomia e controllo delle mansioni (negativo nel 40 per cento dei casi), mentre più alta risulta l’intensità dei ritmi (il 62 per cento) . Anche le possibilità di formazione in azienda (24) sono più basse di quelle dell’Ue (31), pur distinguendosi casi notevoli come quello ceco (48).

Tempi di lavoro. La durata media settimana dei lavoratori Pac è di 44,4 ore (38,2 nell’Ue). Il 38 per cento dei lavoratori Pac, contro il 21 dell’Ue, dichiara addirittura di lavorare più di 45 ore. Come sempre i lavoratori indipendenti dichiarano gli orari di lavoro più lunghi (fino a 60 ore la settimana), anche se più del 20 per cento dei salariati, con contratto sia a durata indeterminata che determinata, dichiara tra le 45 e le 59 ore.

Gli orari più lunghi di lavoro sono concentrati nei settori agricolo, alberghiero e commerciale. Importanti sono anche le differenze nazionali (dalle 39,8 ore della Slovenia alle 45,9 della Romania) che si riducono considerando i soli salariati: dalle 39,3 ore a Malta alle 44,3 della Romania. Più elevato che nell’Ue è anche l’orario medio dei lavoratori part-time (31,2 ore); alta è addirittura la frequenza di part-time dichiarati con oltre 40 ore lavorate a settimana.

Quanto agli orari “atipici”, il 60 per cento dei lavoratori Pac lavora di sabato, oltre 1/3 di domenica e il 20 per cento di notte. Superiore all’Ue è anche il lavoro a turni, specie nelle aziende di maggiori dimensioni.

Partecipazione e discriminazioni. In materia di informazione e consultazione dei lavoratori e in materia di discriminazioni sul lavoro, specie a danno dei giovani, donne e precari, non risultano differenze molto significative tra Ue e Pac.

Redditi e sistemi di pagamento. È difficile un confronto diretto salari/potere d’acquisto tra Pac e Ue. L’inchiesta indica tuttavia una più grande proporzione di lavoratori dei Pac tra i “redditi bassi” rispetto all’Ue. Più equilibrata appare nei Pac la distribuzione reddituale donne-uomini. Quanto ai sistemi di pagamento, la differenza maggiore riguarda i salari “a rendimento”, che arrivano al 18 per cento nei Pac contro il 7 dell’Ue. I settori meglio pagati sono quello minerario (49), i trasporti (29) e le costruzioni (27). Quelli a più basso reddito l’alberghiero-ristorazione (29), l’agricoltura (27) e il commercio (24).

(Rassegna sindacale, n. 42, 13-19 novembre 2003)

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