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Contro la guerra e il terrorismo 
La manifestazione del 20 marzo

Il popolo della pace in piazza. Aggrediti i Ds

15 febbraio 2003

Tre milioni 
per la pace

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Contro la guerra e il terrorismo / La manifestazione del 20 marzo

Il popolo della pace in piazza. Aggrediti i Ds

 

di Emanuele Di Nicola

 

Due milioni di persone (250 mila per la Questura). Questa la cifra fornita a caldo dagli organizzatori, per quantificare la massa umana che ha invaso oggi le strade del centro di Roma; un lungo serpentone pacifista convocato ormai da molto tempo, in occasione dell’anniversario dell’attacco americano all’Iraq. Due giorni dopo la manifestazione dei partiti, disertata dal grande pubblico, si è presentata l’occasione per ribadire l’impegno dei movimenti per i valori della pace, costituendo un’alternativa alle politiche globali finora prevalenti (ma nel movimento c’è chi già esulta per la vittoria spagnola di Zapatero).

Il pomeriggio romano inizia intorno alle 14:00; a quell'ora Piazza della Repubblica questa è già gremita, tanto che la testa del corteo è costretta a partire in largo anticipo per permettere a tutti i gruppi di radunarsi gradualmente ed accodarsi alla moltitudine. In particolare, uno striscione riassume efficacemente le drammatiche conseguenze dei conflitti: "Prima di dire sì alla guerra, pensa di veder morire tuo figlio". Come di consueto, nell’immaginario dei manifestanti Berlusconi è ritratto nelle vesti di Mussolini, e da un lato capeggia il celebre slogan "No alla guerra senza se e senza ma" che ricopre ormai uno spiccato valore simbolico. Diversi gruppi si mescolano all’interno del corteo: dai Disobbedienti fino all’Arci, passando per la massiccia adesione di Cgil e Cobas. Grandi assenti: i partiti. Con alcune eccezioni: Rifondazione e Comunisti italiani hanno sfilato in maniera abbastanza rumorosa, scaldando l’ambiente con i cori e gli slogan contro Bush, Berlusconi, Blair. "Siamo parecchi di tutte le età, con una maggioranza di giovani. Siamo anche di più di Rifondazione", confessa un giovane iscritto ai Comunisti Italiani. 

L'aggressione ai Ds
E poi i Ds: sono entrati nel corteo all’altezza di via Cavour, prestandosi come bersaglio di una durissima contestazione. Il segretario Piero Fassino, accolto dal grido di "assassino" oppure "Ds SS", è stato costretto dopo pochi passi ad uscire dal corteo e farsi da parte; è questa una delle "novità" del movimento. L’ostilità verso i Ds, del resto, era stata già annunciata da giorni da alcune frange del movimento ("Se Fassino si presenta, lo riempiremo di schiaffi umanitari", avevano fatto sapere i Disobbedienti), nel ricordo dei bombardamenti di Belgrado e di una politica accusata di cerchiobottismo. Da queste premesse è scoppiata quella che il segretario romano della Quercia, Nicola Zingaretti, definisce una "selvaggia aggressione contro donne, anziani e studenti", sferrata "senza alcun motivo da un gruppo di esponenti, immaginiamo, di alcuni centri sociali di Roma". "Hanno lanciato bottiglie, aste di legno e lattine ad altezza uomo - aggiunge Zingaretti - con il chiaro intento di colpire e ferire partecipanti al corteo, una aggressione di stampo fascista che non turberà minimamente la nostra ferma volontà di continuare a batterci per la pace". 

Ma c’è chi accantona la contestazione scegliendo una strada fantasiosa per la protesta; i ragazzi del centro sociale Macchia Rossa si presentano con le loro biciclette, sulle quali si legge la scritta: "No Oil". "Vogliamo portare il nostro punto di vista", dice uno di loro "Il petrolio è la causa di tutte queste guerre, noi proponiamo di boicottare l’automobile". La loro opposizione al conflitto è particolare fino in fondo: verso la fine del corteo i ragazzi hanno creato la scritta "NO" fatta di biciclette incrociate tra di loro. Come promesso sfilano i giornalisti de Il Manifesto, riconoscibili dagli adesivi sulla schiena e gli ambientalisti di Greenpeace, che hanno costruito una parodia della pubblicità elettorale di Berlusconi: qui il premier è ritratto sorridente con un elmetto sulla testa, accompagnato dallo slogan: "Un impegno concreto: Guerra". In questo spezzone si intravede Gino Strada, che si ferma spesso a salutare e chiacchierare con la folla.

I manifestanti provengono da diverse zone della penisola: sfila il gruppo di Bassano e quello della Maremma, particolarmente cospicuo e colorato. Non mancano gli studenti, che si erano radunati in precedenza in una piazza circostante, fornendo un appuntamento comune per molti licei di Roma: "Abbiamo fatto un’assemblea nella nostra scuola", dice una ragazza "per discutere se sia giusto il rinnovo del mandato in Iraq. Questi stimoli ci hanno portato oggi alla manifestazione". Il corteo trova la naturale conclusione sul prato del Circo Massimo: qui è difficile muoversi per la folla umana, tra cui i membri di un’orchestra che scandiscono cori contro Berlusconi a ritmo di musica, provocando un’ondata di danza generale (un signore di mezza età urla: "Fateci Bandiera Rossa!"). Dalla parte opposta i componenti di un circo improvvisano una spassosa coreografia, catturando gli sguardi degli astanti; il cielo non si arrende alla pioggia, anche se in mattinata lo aveva lasciato intuire. La maggior parte dei manifestanti finisce seduta sul prato, mentre qualche insetto spunta in processione dal terreno. Una signora lancia un’occhiata ma non si scompone: "Che sarà mai, abbiamo tanti vermi al governo".

 

(20 marzo 2004)

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