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Due milioni di persone (250 mila per la Questura).
Questa la cifra fornita a caldo dagli organizzatori, per quantificare
la massa umana che ha invaso oggi le strade del centro di Roma; un
lungo serpentone pacifista convocato ormai da molto tempo, in
occasione dell’anniversario dell’attacco americano all’Iraq. Due
giorni dopo la manifestazione dei partiti, disertata dal grande
pubblico, si è presentata l’occasione per ribadire l’impegno dei
movimenti per i valori della pace, costituendo un’alternativa alle
politiche globali finora prevalenti (ma nel movimento c’è chi già
esulta per la vittoria spagnola di Zapatero).
Il pomeriggio romano inizia intorno alle 14:00; a
quell'ora Piazza della Repubblica questa è già gremita, tanto che la
testa del corteo è costretta a partire in largo anticipo per
permettere a tutti i gruppi di radunarsi gradualmente ed accodarsi
alla moltitudine. In particolare, uno striscione riassume
efficacemente le drammatiche conseguenze dei conflitti: "Prima di
dire sì alla guerra, pensa di veder morire tuo figlio". Come di
consueto, nell’immaginario dei manifestanti Berlusconi è ritratto
nelle vesti di Mussolini, e da un lato capeggia il celebre slogan
"No alla guerra senza se e senza ma" che ricopre ormai uno
spiccato valore simbolico. Diversi gruppi si mescolano all’interno
del corteo: dai Disobbedienti fino all’Arci, passando per la
massiccia adesione di Cgil e Cobas. Grandi assenti: i partiti. Con
alcune eccezioni: Rifondazione e Comunisti italiani hanno sfilato in
maniera abbastanza rumorosa, scaldando l’ambiente con i cori e gli
slogan contro Bush, Berlusconi, Blair. "Siamo parecchi di tutte
le età, con una maggioranza di giovani. Siamo anche di più di
Rifondazione", confessa un giovane iscritto ai Comunisti
Italiani.
L'aggressione ai Ds
E poi i Ds: sono entrati nel corteo all’altezza di via Cavour,
prestandosi come bersaglio di una durissima contestazione. Il
segretario Piero Fassino, accolto dal grido di "assassino"
oppure "Ds SS", è stato costretto dopo pochi passi ad
uscire dal corteo e farsi da parte; è questa una delle "novità"
del movimento. L’ostilità verso i Ds, del resto, era stata già
annunciata da giorni da alcune frange del movimento ("Se Fassino
si presenta, lo riempiremo di schiaffi umanitari", avevano fatto
sapere i Disobbedienti), nel ricordo dei bombardamenti di Belgrado e
di una politica accusata di cerchiobottismo. Da queste premesse è
scoppiata quella che il segretario romano della Quercia, Nicola Zingaretti,
definisce una "selvaggia aggressione contro donne, anziani e studenti", sferrata "senza alcun motivo da un gruppo di esponenti, immaginiamo, di alcuni centri sociali di Roma".
"Hanno lanciato bottiglie, aste di legno e lattine ad altezza uomo - aggiunge Zingaretti - con il chiaro intento di colpire e ferire partecipanti al corteo, una aggressione di stampo fascista che non turberà minimamente la nostra ferma volontà di continuare a batterci per la pace".
Ma c’è chi accantona la contestazione scegliendo una strada
fantasiosa per la protesta; i ragazzi del centro sociale Macchia Rossa
si presentano con le loro biciclette, sulle quali si legge la scritta:
"No Oil". "Vogliamo portare il nostro punto di
vista", dice uno di loro "Il petrolio è la causa di tutte
queste guerre, noi proponiamo di boicottare l’automobile". La
loro opposizione al conflitto è particolare fino in fondo: verso la
fine del corteo i ragazzi hanno creato la scritta "NO" fatta
di biciclette incrociate tra di loro. Come promesso sfilano i
giornalisti de Il Manifesto, riconoscibili dagli adesivi sulla schiena
e gli ambientalisti di Greenpeace, che hanno costruito una parodia
della pubblicità elettorale di Berlusconi: qui il premier è ritratto
sorridente con un elmetto sulla testa, accompagnato dallo slogan:
"Un impegno concreto: Guerra". In questo spezzone si
intravede Gino Strada, che si ferma spesso a salutare e chiacchierare
con la folla.
I manifestanti provengono da diverse zone della
penisola: sfila il gruppo di Bassano e quello della Maremma,
particolarmente cospicuo e colorato. Non mancano gli studenti, che si
erano radunati in precedenza in una piazza circostante, fornendo un
appuntamento comune per molti licei di Roma: "Abbiamo fatto un’assemblea
nella nostra scuola", dice una ragazza "per discutere se sia
giusto il rinnovo del mandato in Iraq. Questi stimoli ci hanno portato
oggi alla manifestazione". Il corteo trova la naturale
conclusione sul prato del Circo Massimo: qui è difficile muoversi per
la folla umana, tra cui i membri di un’orchestra che scandiscono
cori contro Berlusconi a ritmo di musica, provocando un’ondata di
danza generale (un signore di mezza età urla: "Fateci Bandiera
Rossa!"). Dalla parte opposta i componenti di un circo
improvvisano una spassosa coreografia, catturando gli sguardi degli
astanti; il cielo non si arrende alla pioggia, anche se in mattinata
lo aveva lasciato intuire. La maggior parte dei manifestanti finisce
seduta sul prato, mentre qualche insetto spunta in processione dal
terreno. Una signora lancia un’occhiata ma non si scompone:
"Che sarà mai, abbiamo tanti vermi al governo".
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